ecco le pareti vegetali per contrastarlo
ASCOLI La città si trasforma in un laboratorio di ricerca sul clima e sulla salute. E lo fa grazie a uno studio, guidato dalla professoressa Roberta Cocci Grifoni, fisica e ricercatrice della Scuola di Architettura dell’ Università di Camerino, nell’ambito del Pinqua. L’obiettivo condiviso tra università e Arengo consiste nella creazione di un gemello digitale dinamico della città.

Il modello virtuale
Questo modello virtuale permetterà di simulare in anticipo l’impatto di ogni azione prevista sul territorio urbano, garantendo una pianificazione consapevole e mirata, al fine di ottimizzare l’impiego delle risorse e massimizzando i benefici. L’indagine scientifica parte da una certezza: il surriscaldamento urbano coinvolge anche le città di piccole dimensioni che presentano fragilità specifiche.
Ascoli ha un impianto medievale compatto, materiali lapidei come il travertino e una struttura che favorisce l’accumulo di calore. Questo avviene perché le superfici costruite assorbono una grande quantità di radiazione solare durante il giorno e la rilasciano sotto forma di calore durante la notte. Questo effetto è accentuato dalla geometria del tessuto urbano compatto, dove gli edifici ravvicinati e le strade strette intrappolano il calore, riducendo la dispersione termica. Le conseguenze sono molteplici: temperature più elevate provocano ondate di calore più frequenti e intense, con effetti diretti sulla salute della popolazione (soprattutto anziani e persone vulnerabili) e aumentano la domanda di climatizzazione artificiale, amplificando le emissioni di carbonio.
Il surriscaldamento
Per gestire il surriscaldamento, il gruppo di ricerca di progettazione ambientale e pianificazione urbana ha adottato un sistema internazionale di classificazione denominato Local Climate Zones (Lcz). Si tratta di una mappa climatica che divide la città in zone omogenee per caratteristiche fisiche che determinano il comportamento termico. Ad Ascoli, il progetto ha mappato il centro storico, con una risoluzione di 30×30 metri. Ma il valore innovativo del progetto di ricerca sta nel superare la sola analisi climatica per costruire una mappa di vulnerabilità multidimensionale, che integra dati di stress termico, densità di popolazione vulnerabile (bambini sotto i 5 anni e anziani oltre i 64 anni), permeabilità delle superfici e lo stato della vegetazione, e il rischio climatico locale: combinando quindi l’esposizione al calore con la fragilità della popolazione.
E il centro storico, con le zone di piazza Arringo e piazza del Popolo, risulta tra i più vulnerabili: elevata concentrazione di popolazione anziana, bassa copertura arborea in molte zone, e scarsa permeabilità delle superfici. Il progetto propone in generale soluzioni di adattamento climatico basate sulla natura, concepite come reversibili, implementate gradualmente, monitorate, e adattate nel tempo in funzione dei risultati ottenuti.
Le strategie
Per il centro storico di Ascoli, dove il tessuto è compatto e vincolato, le strategie più adatte sono rigenerazione di microambienti pubblici (cortili, piazzette) con pavimentazioni permeabili e ombreggiamento naturale; connessione di spazi verdi in rete per generare corridoi ecologici che mitigano l’isola di calore a scala di quartiere; piccoli dispositivi verdi (Nbs, tetti verdi, pareti vegetali, orti urbani, oasi di biodiversità) reversibili e temporanei che opportunamente dislocati modulano il microclima migliorando il comfort ed innalzando la qualità della vita; materiali a elevato albedo per tetti e facciate, specie in zone ad altissimo rischio termico. È quella che viene chiamata “agopuntura ambientale”.




