Marche

è la prima volta». Jesi, appello e polemica della negoziante superstite Sabrina Montesi


JESI – Natale a metà, l’amarezza di San Giuseppe: «Siamo rimasti in sette, quest’anno per la prima volta niente luminarie». In città compaiono i primi addobbi luminosi, le vie del centro iniziano a vestirsi a festa in vista delle imminenti festività, ma non ovunque la luce arriverà allo stesso modo. Nel quartiere di San Giuseppe, la porta d’ingresso al centro storico, il Natale quest’anno sarà affidato quasi esclusivamente alla buona volontà dei singoli.

La posizione

A lanciare l’allarme è Sabrina Montesi, titolare della storica bottega di pasta fresca Primo Piatto di via dei Merciai, attività aperta dal 1988 e punto di riferimento del quadrilatero compreso tra via San Giuseppe, via del Setificio, via Garibaldi e via della Granita. «Qui siamo rimaste sette attività gestite da italiani», racconta. In quel quadrilatero, spiega, le attività storiche sono ormai una minoranza. Il quartiere, il più multietnico di Jesi, ha cambiato volto negli ultimi anni e oggi ospita in prevalenza bazar, kebab, macellerie etniche e piccoli negozi gestiti da cittadini di origine straniera. Una trasformazione che ha conseguenze concrete anche sulle tradizioni. Negli anni passati, ricorda Montesi, le luminarie di San Giuseppe erano acquistate direttamente dai commercianti. «Eravamo molti di più, la spesa per le luci e per la corrente si divideva e non pesava più di tanto. Era il nostro benvenuto a chi arrivava in città». Oggi la matematica non torna più. Dividere l’intero costo di addobbi e allacci tra sette negozi, in un momento già difficile per il commercio di vicinato, diventa insostenibile. Impensabile, aggiunge, chiedere una compartecipazione a chi ha attività con altre tradizioni o è arrivato da poco e non ha mai partecipato a questa spesa collettiva. «Per non rinunciare alla tradizione, ognuno abbellirà la propria vetrina e le pertinenze del proprio negozio come può, nella maniera che ritiene più opportuna», dice Montesi. Resta però l’amarezza. «Sono amareggiata. Sarebbe bello che il Comune si facesse carico, almeno in parte, delle luminarie da installare anche in questa zona, vista la situazione attuale». Un disagio che non è rimasto confinato al bancone. Sabrina Montesi ha affidato il suo sfogo anche alla pagina Facebook della sua attività, e ha inviato un post analogo direttamente al sindaco.

Il post

Un appello, spiega, che non è solo suo, ma di chi vive il quartiere e trova nelle luci di Natale un segno di identità, di continuità e di accoglienza. «Visto che il Comune aiuta tutti questi extracomunitari – si legge nel post – e visto che li stanno piazzando tutti quaggiù, direi che almeno l’illuminazione di via Garibaldi potevano metterla loro».




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »