Marche

«È la prima notte che dormo bene»


ANCONA Il 1° ottobre la sua vita è cambiata in pochi istanti. Nicolò Bucciarelli, 26 anni, di Varano, stava lavorando quando in sella alla sua vespa è finito contro un camion, sulla statale 16, all’altezza del Cargopier. È stato ricoverato all’ospedale di Torrette, in Rianimazione in condizioni gravissime. A Ferragosto il regalo più bello: per due giorni è potuto tornare a casa dai genitori.

 L’incidente

Quella mattina Nicolò era partito dalla sua officina, la Officina Bucciarelli di via Fiorini, nel quartiere del Piano, che gestisce insieme alla famiglia e dove è conosciuto e stimato da tanti clienti. La sera prima un cliente lo aveva chiamato: il suo scooter si era fermato a Osimo Stazione. Nicolò era andato controllarlo. La madre, Michela Gioia, non vedendolo tornare si era preoccupata. Una telefonata, ricevuta poco dopo, l’aveva informata che il figlio aveva avuto un incidente brutto. Solo una volta arrivata a Torrette aveva saputo che suo figlio era in coma. Sono cominciati così mesi lunghissimi, fatti di paura, speranza e lacrime. Poi sono arrivati i primi piccoli segnali. A metà ottobre Nicolò ha stretto la mano della madre, facendole capire che la sentiva. A novembre i primi passi verso il risveglio dal coma e il trasferimento al Santo Stefano di Porto Potenza Picena nell’unità di Risveglio Intensivo. La ripresa di coscienza piena è tornata il 20 aprile. Molti ricordi, però, sono ancora da recuperare. Il lavoro, che per lui ha sempre rappresentato una parte importante della vita, continua a essere uno stimolo. Il padre lo coinvolge al telefono e gli chiede consigli sui lavori dell’officina, così da mantenerlo legato a quella quotidianità.

La svolta

Dopo 10 mesi di ricovero, Nicolò ha ottenuto un permesso di due giorni per tornare a casa. «È stato contentissimo – racconta mamma Michela – Per la prima volta, dopo tutti questi mesi, ha fatto un bel sonno. Mi ha detto mamma, è la prima notte che dormo bene, senza rumori che suonano». A casa lo hanno raggiunto in tanti, amici e parenti. «Non è stato ancora possibile uscire da casa – spiega Michela – ci manca l’ascensore ma abbiamo fatto le pratiche con l’Inail per poterlo installare». Arriveranno altri permessi per tornare a casa «sono utili per dargli nuovi stimoli». Nicolò è più sereno ed è lui che dà coraggio ai genitori. «Ci dice – continua Michela – pensate se invece di avermi così dovevate portarmi i fiori al cimitero». Parole dure, ma anche una consapevolezza che aiuta la famiglia a guardare avanti. «Sappiamo che non tornerà come prima – ammette la madre – ma può vivere bene lo stesso. Impareremo cose nuove e faremo di tutto per fargli riacquistare la mobilità della parte sinistra, che l’incidente ha penalizzato”.




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