Puglia

Due sparatorie “per il controllo dello spaccio” a Carrassi

Un tentativo di spaccio subito arginato e come risposta due gambizzazioni. Si spiegano così le sparatorie del 9 e 14 aprile scorsi, a Bari, in viale della Repubblica e via Dante, nei quali furono feriti il 20enne Alessandro Sinibaldi e il 22enne Gabriele Muserra. La ricostruzione di quanto avvenuto tra la gente (il primo fra i giovanissimi che affollavano la sala giochi Play Games) è nell’ordinanza di custodia cautelare che questa mattina ha portato in carcere altri due giovani, ritenuti dalla Dda di Bari affiliati al clan Strisciuglio, così come le vittime. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra mobile di Bari coordinati dal pm Marco D’Agostino, si è trattato di uno scontro interno al clan Strisciuglio, nel quale con le operazioni di polizia, si è creato un vuoto di potere.

Uno “scontro interno tra la frangia del rione San Paolo e quella del rione Libertà – come ha spiegato il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda Giuseppe Gatti – ha messo in crisi il modello che finora ha salvaguardato gli equilibri del clan, un modello arcipelago, consorzio, una federazione policentrica con ambiti che si riconoscevano e rispettavano reciprocamente. Si registra il tentativo dei giovani di verticalizzare e creare una dimensione piramidale”. Nei mesi scorsi, allora, c’era stato da parte degli affiliati attivi sul Libertà un tentativo di spacciare, prontamente bloccato da quelli del San Paolo, e di conseguenza una ritorsione armata da parte del Libertà nei confronti di Alessandro Sinibaldi, davanti al Play Games. Il secondo episodio, il ferimento di Muserra, sarebbe servito a rimarcare il concetto intimidatorio. Ma non solo, nelle settimane precedenti sui social ancora una volta avevano pubblicato minacce facendo riferimento all’imminente festa patronale: “Non arrivi a San Nicola”.

Durante le indagini è emerso forte il muro di omertà da parte delle stesse vittime che, dal letto d’ospedale, non avrebbero esitato a dire agli inquirenti: “A voi non dico nulla ma come esco dall’ospedale li ammazzo”. Di contro, invece, gli inquirenti hanno registrato il tentativo da parte della mamma di una delle vittime di convincerlo a cambiare vita, allontanandosi da quei contesti malavitosi: “Cercano di salvare i propri figli non favorendone il percorso criminale, li invitano a mettersi in discussione e rivedere le proprie scelte di vita – ha detto ancora Gatti – e lo fanno presente in maniera pubblica, rivolgendo appello alle forze dell’ordine, cercano nello Stato una interlocuzione autorevole per salvare il futuro dei propri ragazzi”.




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