Dubai è alle spalle, l’incubo a lieto fine della famiglia lametina: “Grazie al Consolato”
«Siamo stati all’inferno e siamo tornati». La voce di Pasqualino Raso trema mentre pronuncia queste parole: la terribile esperienza vissuta a Dubai è un’odissea non facile da raccontare, un incubo che sembrava senza fine o che decisamente poteva finire molto peggio.
Raso, dipendente Sacal, e la moglie Giuseppina Villella, docente all’Istituto comprensivo di Sant’Eufemia Lamezia, insieme ai loro tre figli avevano deciso di concedersi qualche giorno di relax a Dubai, una breve e serena parentesi da ricordare che invece, per la famiglia lametina, si è trasformata in un’avventura sotto le bombe in una delle capitali del turismo internazionale.
Raso racconta che i primi due giorni di permanenza nel residence scelto per la vacanza sono trascorsi tranquilli, senza alcun problema. Sabato scorso è poi iniziato il terrore, con i missili americani e israeliani che attraversavano il cielo di Dubai. I titolari del residence hanno attrezzato uno scantinato dove far dormire gli ospiti in modo da tenerli lontani da possibili attacchi che avrebbero mandato in frantumi i vetri di cui sono fatti la maggior parte dei palazzi di Dubai.
Il passare dei giorni è sembrato un tempo infinito, un tunnel senza uscita perché non arrivava la possibilità di ripartire. La preoccupazione dei coniugi Raso era concentrata in primis sulla sicurezza dei tre figli, tra cui una ragazza speciale che ha vissuto la situazione di pericolo con grande sofferenza e disagio, vista la sua fragilità emotiva.
«In uno dei giorni d’inferno che abbiamo vissuto – rammenta Raso – ci hanno anche proposto di andare in Oman; ma avremmo dovuto fare prima dieci ore di viaggio senza la sicurezza di poterci poi imbarcare per rientrare in patria».
Il dipendente Sacal plaude all’interessamento delle istituzioni degli Emirati Arabi che hanno mostrato grande vicinanza ai turisti stranieri rimasti bloccati per l’attacco aereo di Usa e Israele. «Grande collaborazione – aggiunge ancora Raso – abbiamo ricevuto anche dal Consolato italiano a Dubai. Tuttavia, mi ha rammaricato l’indifferenza e il silenzio di tanti rappresentanti istituzionali regionali e lametini che sapevano della nostra disavventura ma che non se ne sono interessati».
Dopo diversi giorni di panico, sconforto e disperazione è arrivata finalmente la certezza della ripartenza con un aereo militare che giovedì ha riportato la famiglia lametina in Italia, vista la priorità per la presenza di un soggetto fragile nel nucleo familiare. «Insieme a noi c’erano tanti altri italiani – spiega Raso – il volo ci è costato 3.200 euro, ma dopo aver rischiato di morire l’importante è essere tornati a casa vivi!».
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