Liguria

Dopo gli alpini a Genova, la suggestione: “E se si pedonalizzasse il centro?”

Genova. “Il centro senza macchine… non è bellissimo?”. È una delle frasi che, con varie declinazioni, si sono sentite o lette più volte, per la strada, al bar, sui mezzi pubblici o sui social, nella settimana dell’Adunata nazionale degli alpini che si appena conclusa.

Le ordinanze di viabilità che non pochi grattacapo hanno creato per chi si doveva spostare tra la Foce, Carignano, Albaro e il Quadrilatero, per impegni personali, per tornare a casa, per lavorare o effettuare consegne, e soprattutto per chi doveva spostare macchina o scooter e trovare una soluzione alternativa in una città cronicamente scarsa di aree per la sosta. Ebbene, quelle stesse ordinanze hanno trasformato il centro in una gigantesca isola pedonale.

Già il venerdì mattina, oltre agli alpini e ai turisti, erano moltissimi i genovesi che hanno iniziato a prendere gusto nel passeggiare in una via XX Settembre libera dalle auto, o nelle strade vicine, piazza Colombo, via Dante, e poi viale Brigate Partigiane, e a seguire tante altre vie. Domenica, oltre a tutta l’area tra via XXV Aprile, via Roma e De Ferrari anche parte di Carignano e della Foce erano diventate pedonali.

E allora quella domanda: “Non sarebbe bellissima una Genova senz’auto?” porta a interrogarsi, ancora una volta sul tema delle pedonalizzazioni. Croce e delizia per le amministrazioni e la politica, tema divisivo e che smuove animi e interessi.

A Genova, come altrove, per semplificare, è risaputo che soprattutto il commercio non vede di buon occhio la possibilità di chiudere le strade alle auto (di potenziali clienti). Ma le voci contro possono riguardare anche altre categorie. Così come quelle “pro isole pedonali” possono talvolta contagiare anche alcuni negozianti.

Robotti: “Adunata grande suggestione ma ci sono processi da costruire”

“Pedonalizzazione del centro, ci avete fatto un pensierino?”, abbiamo chiesto all’assessore alla Mobilità del Comune di Genova, Emilio Robotti. Che riflette: “Sicuramente vedere via XX Settembre invasa dalle persone ha avuto un potente effetto evocativo, ci ha fatto capire come sarebbe, però siamo consapevoli che eventi di questo calibro e con questi flussi accadono una volta ogni vent’anni”. Robotti è tra quegli amministratori convinti che le città del futuro siano da viversi a piedi ma invita alla cautela: “Intanto ci sono altri progetti di pedonalizzazione che stiamo sperimentando, e con i quali andremo avanti, a partire dalle domeniche a piedi nei vari quartieri, e poi gradualmente si potrà ipotizzare una diversa gestione dello spazio pubblico, non solo in centro ma anche nei quartieri periferici, sulla base di quelle che sono le linee guida della Città dei 15 minuti”.

Sull’ipotesi – per ora solo fantasiosa – di una grande isola pedonale in centro, osserva: “In ogni caso dovrebbe essere accompagnata da un servizio di trasporto pubblico molto più potenziato e dalla realizzazioni di strutture per la sosta, servirebbero risorse e tempo”.

L’assessore della giunta Salis ricorda anche: “Nell’occasione dell’adunata degli alpini sono state fatte delle scelte dettate anche da esigenze di protezione civile e di ordine pubblico, con poco margine di contrattazione con il territorio anche per via delle normative, ma in genere siamo convinti che qualsiasi strategia di mobilità vada condivisa con commercianti, residenti e in generale con gli stakeholder, è un processo molto più lungo e difficile ma è l’unico corretto”.

Cavo: “Nessuna preclusione ma attenzione agli errori del passato”

Da questo punto di vista, la lunghezza d’onda su cui si trova Alessandro Cavo, vicepresidente vicario della Camera di Commercio di Genova: “Nessuna preclusione pregiudiziale – afferma – ma le pedonalizzazioni vanno preparate con grande cura e ascolto di chi ha investito e continua a investire a ‘piano strada’, a Genova più che in altre città perché il mercato è poco”.

Cavo fa una riflessione orografica: “Dobbiamo ricordare che il centro fondamentalmente può contare solo sugli abitanti del municipio essendo la città lunga 30 chilometri e quindi policentrica, intervenire sugli aspetti urbanistici non è un tabù, ma bisogna farlo tenendo conto che è un tessuto vivente, occorre un approccio olistico e non meramente estetico o ideologico. Quindi mantenere e agevolare la facilità di raggiungimento e i flussi, non sottovalutare nulla, ricordare gli errori fatti in passato“.

A quali errori si riferisce, Cavo? “È bastato il sottopasso di Caricamento e la conseguente rottura delle linee bus per affossare il commercio sulla direttrice nord-sud del centro storico, e aver portato gli uffici comunali al Matitone ha devastato il commercio del centro. Bisogna tenere conto che la pedonalizzazione genera nel tempo un ricambio quasi integrale delle attività commerciali che virano sul cibo, vedi via Cesarea, o sul turismo con livello non eccelso, vedi via San Lorenzo”.

Per l’attuale massimo referente della Camera di Commercio di Genova, bisogna tenere conto di alcuni aspetti non negoziabili: “Confronto con i corpi intermedi, parcheggi a corona con una gratuità magari di un paio d’ore in caso di acquisti, politiche attrattive per nuovi uffici e residenze nel centro, nuovi attrattori turistici nel centro, come un museo delle collezioni, la valorizzare della collezione Carige, un Carlo Felice che oltre che generi incoming e magari illuminazione d’accento per De Ferrari e vie limitrofe”.

“Adunata straordinaria per il marketing ma il non food ha sofferto”

“Ho sentito usare il termine ‘sperimentale‘ per via XX e il centro chiusi al traffico, ecco, spero sia chiaro che questa cosa è stata molto positiva ma solo nella sua natura eccezionale e perché c’erano 100mila persone da fuori per strada”. A parlare è Manuela Carena, presidente del Civ Colombo e titolare di uno storico negozio di abbigliamento nella zona, una di quelle che a partire da giovedì sera hanno visto l’azzeramento di traffico e sosta.

I commercianti di via Colombo sono stati tra i più entusiasti per l’arrivo dell’Adunata, pagando di tasca loro le decorazioni della piazza – anche perché la cittadella degli alpini era proprio a due passi – ma il bicchiere è stato pieno solo per metà.

“L’Adunata nazionale degli alpini, un evento che a Genova mancava da 25 anni, è stata straordinaria, un’ottima azione di marketing territoriale e un modo per fare conoscere a moltissime persone la città come meta turistica, tuttavia le ricadute in termini economici hanno riguardato soprattutto chi metteva a disposizione alloggi o gli esercizi food & beverage, i negozi che non davano da mangiare e da bere, al contrario hanno sofferto perché hanno perso i clienti abituali”, continua Carena.

“Questo per ribadire che le pedonalizzazioni non necessariamente portano a un maggiore afflusso di persone e che qualsiasi attività deve essere studiata, ponderata e discussa con chi lavora e vive i quartieri – conclude – inoltre vorremmo che oltre a questi grandi eventi l’amministrazione pensasse anche ad attività più ridotte e capillari per favorire lo shopping di tutti i giorni e il commercio di vicinato”.

I flop, dalla “rambletta” in via XX a via Roma pedonale

In questi giorni, chi ha buona memoria, oltre all’Adunata degli alpini del 2001, è tornato a pensare anche al progetto “Rambla” di via XX Settembre. Anno 2011, in occasione di Euroflora. Si trattò di un intervento sperimentale ispirato al modello Barcellona e che prevedeva un camminamento centrale alberato per pedonalizzare parte dell’area e valorizzare i portici.

Vennero installati nel centro della carreggiata di via XX Settembre un prato all’inglese e aiuole. L’intento era allontanare il traffico privato e ampliare la zone pedonale di San Vincenzo, piazza Colombo con via Galata, migliorando la vivibilità della zona. La “rambletta”, come venne soprannominata, non venne mantenuta.

L’idea di un unico asse pedonale che partendo da Caricamento passasse per via San Lorenzo, piazza Matteotti, De Ferrari e via Roma fino a piazza Corvetto era quella alla base del progetto presentato nel 2024 dall’allora giunta comunale di centrodestra. Ma la proposta di estendere la Ztl a via Roma e via XXV Aprile, come noto, è stata osteggiata dai commercianti fino al suo ritiro definitivo.




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