Trentino Alto Adige/Suedtirol

Francesca Tosolini: «Io, al vertice di Federcasa. Lì, idee e risorse per l’Ipes» – Cronaca



BOLZANO. Ottocentomila alloggi, due milioni di persone che ci vivono, seimila che ci lavorano intorno per inventarseli e gestirli, 84 enti che da più di un secolo si sono messi a tenere insieme l’edilizia residenziale pubblica. Agevolata del tutto o no, sostenuta, aperta ai bisogni, anche uno degli snodi della tenuta sociale di un Paese. Sta dentro questa rete diffusa Francesca Tosolini. E la ragione è che la presidente dell’ Ipes, il quale è uno dei componenti strategici per identità specifiche e caratteristiche di una simile “squadra” è da un po’ anche vicepresidente nazionale di Federcasa. Si chiama così questo insieme di istituzioni, patrimoni immobiliari, tavoli di lavoro che tengono dentro il senso dell’abitare anche con l’assistenza a chi, spesso, una casa con le sue sole forze non ce la fa neanche a immaginarsela.

Che accade a Federcasa, al suo vertice? «Una delle questioni decisive legata al fatto di trovarmi lì è la connessione diretta con le politiche nazionali ma, sopratutto – dice Tosolini – con le commissioni europee».

E lì che accade?

Che sono i luoghi della discussione intorno alle contribuzioni, per dirne solo una. Nell’ultimo vertice si è ragionato, mettendo nero su bianco, del piano Ue per la casa. Un grande disegno che ci porta in mezzo alle dinamiche della distribuzione delle risorse.

Ma lei è anche a capo dell’Ipes. E qui, ci sono leggi quadro provinciali come assi portanti di amministrazione dell’ente. Dunque?

Certo, ma Federcasa ha un senso anche per la nostra realtà autonoma: tiene un rapporto diretto con le istituzioni nazionali, pensiamo ai super bonus, alle agevolazioni, criteri che poi, filtrati dalle nostre norme, hanno possibilità di essere fatti piovere anche in Alto Adige”.

E poi l’Europa no?

Qui Federcasa gode di fili di connessione con le altre federazioni continentali che operano sul terreno dell’edilizia popolare pubblica. Nell’ultimo incontro sulla questione sono stata insieme ai rappresentanti dell’Anci, del Mit e della conferenza delle regioni a discutere con la task force della commissione Ue sul piano casa.

Meglio esserci che no, intende?

Ma certo. Si è messo in piedi un programma per l’edilizia abitativa pubblica e i suoi sostegni in un quadro più articolato. L’attenzione è soprattutto sulle risorse europee in campo, gli investimenti, la velocizzazione delle procedure.

Che è un suo tema anche qui?

Lo è, per entrare nei dettagli, sul tema degli appalti. Un nodo che anche in Alto Adige siamo chiamati a sciogliere perchè tante volte è qui che si arenano i progetti.

E anche sulle aree. Perché sul territorio ma in particolare a Bolzano non si trovano tutte le necessarie?

Non c’è un solo soggetto in campo. Noi chiediamo ai Comuni il loro fabbisogno, ce lo comunicano, noi calcoliamo spazi e dimensioni delle infrastrutture abitative ma poi spetta di nuovo ai Comuni attivarsi per reperire le aree.

E non sempre succede?

No. Dove invece accade, seppur lentamente, come a Bolzano che è il luogo dove si addensano le criticità, ci si attiva. È partito il cantiere per 65 alloggi e 100 posti auto ad Aslago e, altra novità, a metà di quest’anno si avvierà quello per la torre a Druso est. É qualcosa. Ma l’altro snodo strategico è la manutenzione. Con un patrimonio così esteso è un ambito che impegna tantissime risorse. Abbiamo messo in piedi da pochissimo una task force addetta alle manutenzioni. Non si tratta solo di velocità ma di qualità degli interventi. Il risanamento meritava un’unità tecnico logistica apposita e dedicata.

Obiettivo?

Arrivare a riqualificare 450 case l’anno in modo stabile. Ad oggi sono attivi 149 interventi e avviata la progettazione di altri 20. Ci sono 13 tecnici interni che seguono di media 45 alloggi contemporaneamente.

Budget impiegato?

Tra marzo e aprile di quest’anno sono stati banditi lavori per 9 milioni e a metà estate ne aggiungeremo altri sei.

Si dice che lei debba lasciare l’Ipes entro giugno.

Nessuno me l’ha detto, purtroppo. Ho solo letto e ho preso nota. In quel periodo presenteremo il bilancio, poi si vedrà. Io non faccio politica, me ne sto in disparte. Ma ho sentito che il progetto iniziale era di smantellare tutto il cda e dunque cancellare la presidenza. Poi, il no in Provincia, ha condotto a questo schema dove si dovrebbe privilegiare solo la direzione. Ma è un falso problema. Sono gli uffici che comunque gestiscono e analizzano progetti e pratiche. E un Cda con una presidenza di raccordo costituisce un quadro di riferimento strategico.

Tuttavia è la politica che si appresta a cambiare tutto. Valutazioni?

Ho le mie idee, me ne sono fatte molte in questi anni. E penso che un ente come Ipes abbia bisogno di tecnici preparati e persone, anche ai vertici, appassionate. Io lo sono stata. Spero che si guardi a questo e non solo alla politica.




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