Donald è più strano dopo il viaggio in Cina. Questo non è da lui
George Guido Lombardi è un businessman americano. Anzi: italiano. Però vive in America, e lavora, e fa affari, e si occupa di politica americana dal 1970. Aveva 20 anni quando è sbarcato a New York. Oggi ne ha 75. Abita nella Trump Tower ed è considerato uno degli uomini di fiducia del presidente. Si è occupato della sua campagna elettorale nel 2016 e in passato è stato lui a mediare incontri e appuntamenti di diversi leader europei e asiatici con il capo della Casa Bianca. Tra gli amici di Trump ha questa caratteristica: non ha soggezione. Parla liberamente. Anche con un po’ di ironia. Stima molto Trump, lo considera un grande, ma lo divertono pure i suoi tic. Riesco a trovarlo al telefono mentre sta in treno da New York a Washington. Sorride.
George, che aria tira?
“Tranquilla, è tutto sotto controllo”.
Non le sembra che il presidente degli Stati Uniti negli ultimi tempi sia cambiato?
“Lo penso anch’io. È più strano del solito”.
Più del solito?
“Sì, Sì. Certo lui è sempre strano, lo sa. Ma da qualche settimana, da quando è tornato dal viaggio in Cina, lo vedo diverso”.
È il viaggio in Cina che gli ha fatto cambiare umore?
“Forse”.
In che senso?
“Non so, mi accorgo che è meno controllato, dice molte parolacce, fa molte esternazioni”.
Non è da lui?
“No, non è da lui”.
E sta rischiando?
“Oh, no. Questo no. Comunque lui ha un istinto pazzesco. Anche se sul momento può sembrare che stia facendo una cazzata poi torna tutto”.
Torna, cioè?
“Gira a suo favore. È sicuro”.
Anche questa uscita contro Giorgia Meloni?
“Sì, vedrà: anche questa sua uscita che ora sembra un terremoto finirà per aiutarlo”.
Dicono che danneggi l’Italia.
“Lei crede? Ma no. Anzi la favorisce. Nella comunità italiana negli Stati Uniti le cose stanno andando benissimo”.
Gli italiani all’estero non sono preoccupati dell’urto tra Italia e Stati Uniti?
“Ma no! Al contrario. La vedono benissimo”.
Perché?
“Loro sanno che alla fine la politica italiana resta a destra. Non c’è Vannacci che tenga. E quindi non c’è problema sulla politica estera. Questo gli interessa. Per il resto lo scontro porta solo pubblicità a Trump e anche a Meloni”.
Ma poi si farà la pace?
“Sì, certamente. Non è uno scontro profondo tramato, fatto magari per motivi elettorali”.
E che cos’è?
“Uno scambio polemico improvvisato”.
Tutto tornerà a posto?
“Non tornerà niente a posto perché tutto è già a posto”.
Trump non è infastidito dalle risposte della Meloni?
“Più si parla di Trump più per lui è meglio. Lui dice sempre: non mi importa cosa dicono di me. Se vogliono parlare male di me nessun problema. Purché si parli di me almeno due volte al giorno”.
In Italia, per lei, non ci saranno problemi per la Meloni?
“No, scherza? Le fa comodo, comodissimo. Perché dovrebbe danneggiarla? Quelli che sono trumpiani restano trumpiani, quelli che sono meloniani restano meloniani”.
Non vede niente di negativo?
“Proprio niente”.
Non si è creata nessuna spaccatura?
“No, nessuna spaccatura”.
Nemmeno nel rapporto di amicizia tra Trump e Meloni?
“Amicizia?”.
Avevano un rapporto amichevole, sembra che si sia rotto.
“Lui non ha amicizie. Per lui è tutto o politica o business. Per questo è un grande”.
Ma ora ce l’ha con l’Italia?
“Non in modo particolare. Lui non ce l’ha con Giorgia Meloni, ce l’ha con l’Europa per molte ragioni”.
Quali?
“Innanzitutto perché non gli sono state concesse le basi per attaccare l’Iran. Poi per il ruolo della Nato. E poi anche per l’Ucraina”.
Per l’Ucraina?
“Sì, lui pensa che l’Europa sia troppo schierata con Zelensky”.
Vede una rottura politica tra Italia e Usa?
“Assolutamente no. Né politica né economica. I rapporti tra Italia e Usa sono molto saldi”.
Ma allora
perché ha fatto quell’uscita contro Meloni?
“Non so. So che lui è molto arrabbiato e lo sarà anche tra dieci anni. Non si dimenticherà mai che l’Europa non lo ha aiutato contro l’Iran. Dall’Italia non se l’aspettava”.
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