Lazio

dodici romani “ostaggi” nell’Oceano Indiano. Voli a 8mila euro per tornare

Dovevano essere giorni di mare turchese e spiagge da cartolina. Per tre famiglie romane, invece, la vacanza alle Seychelles si è trasformata in una lunga attesa carica di incertezza.

Dal 28 febbraio dodici persone – tra cui sei bambini e ragazzi – non riescono più a tornare in Italia. I voli di rientro sono saltati uno dopo l’altro e il gruppo è rimasto intrappolato in un complicato intreccio di cancellazioni, collegamenti sospesi e biglietti dai prezzi ormai proibitivi.

«Ci sentiamo bloccati, come se l’isola fosse diventata una gabbia dorata», racconta all’agenzia Adnkronos Claudia Marino, una delle turiste coinvolte nell’odissea.

Il rientro saltato

Il viaggio di ritorno era programmato con la compagnia Etihad Airways, con scalo ad Abu Dhabi e una tratta operata da Air Seychelles.

Ma la situazione geopolitica nelle ultime settimane ha stravolto il traffico aereo: la chiusura di alcune rotte sopra il Medio Oriente, collegata alle tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti, ha costretto diverse compagnie a modificare o sospendere i collegamenti.

Il volo su cui contavano le famiglie è stato cancellato e da quel momento la ricerca di un’alternativa è diventata una corsa contro il tempo.

Tra voli cancellati e prezzi alle stelle

Nel tentativo di tornare a casa, i turisti hanno cercato nuove soluzioni attraverso agenzie e piattaforme online. Ma i posti disponibili sono pochi e i prezzi sono saliti rapidamente.

«Siamo riusciti a trovare un volo con scalo in Etiopia per il 12 marzo, ma il costo è di 4.800 euro per quattro persone», racconta Marino. «Abbiamo visto anche biglietti che arrivavano a 8.000 euro».

Nel frattempo, un altro collegamento fissato per il 9 marzo è stato a sua volta sospeso, lasciando il gruppo di nuovo senza una data certa per il rientro.

L’aiuto delle istituzioni

Le famiglie hanno chiesto assistenza anche alla Farnesina e all’ambasciata italiana competente con sede a Nairobi.

Dal Ministero degli Esteri è arrivata una disponibilità a fornire supporto logistico e, se necessario, un prestito per coprire le spese impreviste di vitto e alloggio.

La gestione del rimborso dei biglietti o la ricerca di un nuovo volo, però, resta formalmente una questione da risolvere tra i passeggeri e le compagnie aeree.

La preoccupazione per i più piccoli

A rendere la situazione ancora più delicata è la presenza di sei minori, dai tre ai diciassette anni.

I giorni passano e con loro crescono le preoccupazioni legate alla scuola, al lavoro e ai costi del soggiorno prolungato.

«Sappiamo che nel mondo ci sono emergenze molto più gravi», conclude Claudia Marino. «Ma qui ci sono famiglie con bambini che devono tornare alla loro vita».

Per ora solo una delle tre famiglie ha trovato un possibile volo di rientro. Le altre continuano a cercare una soluzione che consenta di lasciare l’arcipelago senza affrontare spese fuori portata. Intanto, quella che doveva essere una parentesi di relax resta sospesa tra mare cristallino e un ritorno a casa ancora tutto da scrivere.

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