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Dl sicurezza, caos alla Camera: il governo pone la fiducia. Salvini critica il Colle

Alle 16 di domani il via alle dichiarazioni di voto sulla fiducia al dl sicurezza alla Camera. A stabilirlo la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. A seguire, poi, il voto sulla fiducia e l’esame sui 145 odg presentati.

Al termine della conferenza, la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, spiega che la modifica al decreto Sicurezza allo studio del governo “elimina il riferimento alla rappresentanza legale, estende il contributo ad altri rappresentanti, come mediatori e associazioni, e lo riconosce a prescindere dall’esito del procedimento” sul rimpatrio. Alla domanda su quando arriverà in Cdm il decreto correttivo, Siracusano ha risposto: “Secondo me ci si inizia a lavorare da domani ma non possiamo approvarlo prima della conversione in legge di questo decreto” il cui voto finale alla Camera è atteso “venerdì”, giorno entro cui “presumo” ci sarà il Cdm.

Camere penali: “Modifiche non cambiano nulla”

Rimane negativo il giudizio dell’Unione delle Camere penali, con il presidente Francesco Petrelli che commenta: “Nonostante le annunciate modifiche attraverso un nuovo provvedimento, la nostra posizione critica rispetto alla norma non cambia: avevamo chiesto che venisse cancellata e invece nella sostanza nulla è cambiato”. E aggiunge: “La norma va soppressa o al contrario si dovrà ripristinare l’automatismo per l’accesso al gratuito patrocinio, per le categorie di soggetti deboli e vulnerabili. Solo così si possono ripristinare le condizioni minime che uno stato di diritto deve tenere ferme in questa materia”.

Le polemiche in aula

Nel primo pomeriggio, prima della riunione dei capigruppo, in aula a Montecitorio è scoppiato il caos: i deputati delle opposizioni hanno occupato i banchi del governo dopo il voto delle questioni pregiudiziali sul decreto sicurezza. I parlamentari hanno circondato i banchi dove in genere siedono i ministri. Il dem Arturo Scotto si è seduto sui banchi ed è stato prima richiamato all’ordine e poi espulso dall’aula dal presidente di turno Fabio Rampelli che ha invitato i parlamentari a consentire la ripresa dei lavori. La seduta è poi stata sospesa.

Piantedosi: la norma sarà corretta

“Abbiamo preso atto di alcune sensibilità che sono state espresse su un punto specifico della norma e ci predisponiamo ad una sua correzione”, dice il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi presente alla Camera rivolgendo un invito “chiaro e deciso” all’aula ad approvare il provvedimento. “Il governo andrà avanti con determinazione perché siamo convinti di essere sulla strada giusta”, conclude. Per poi precisare che i rimpatri volontari assistiti non rappresentano “certo un’invenzione di questo governo. Sono previsti nel nostro ordinamento da oltre 10 anni in attuazione di norme europee e nazionali. Sono un’alternativa a rimpatri forzosi che si effettuano dopo un previo trattenimento nei Cpr”.

L’ipotesi di cambiare la norma “remigrazione”, com’è stata ribattezzata, alla Camera e poi riportare il provvedimento al Senato entro sabato, ultima data utile per non farlo scadere, era stata preferita ieri dopo il colloquio al Colle tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Senza una modifica a quel testo il capo dello Stato potrebbe anche non apporre la sua firma al decreto.

Salvini sulle osservazioni del Quirinale: “Non mi stupisco più di nulla”

“Non mi stupisco più di nulla”, commenta il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, riferendosi alle osservazioni del Quirinale. “A me interessano i risultati, quindi che sia a norma di legge la stretta contro i ‘maranza’, contro chi porta in giro dei coltelli, che vengano velocizzate le espulsioni, i rimpatri e ridotto il numero di quelli che entrano”, ha sottolineato a proposito del decreto aggiuntivo cui sta lavorando il governo.

Ma la ragioneria dello Stato ha bocciato, per mancanza di coperture, la soluzione che la maggioranza aveva ipotizzato per riscrivere la controversa norma. E in queste ore sembra prevalere l’idea di approvare il decreto così com’è, esponendosi al rischio di una bocciatura del Colle: “Poi vedremo se ci sono aggiustamenti tecnici” possibili, ma “non in questo provvedimento”, spiega il deputato e responsabile organizzativo di FdI Giovanni Donzelli.

Non è affatto la soluzione finale, insomma. Anche perché intanto sul decreto sicurezza emergono altri pesanti problemi. Altre norme del provvedimento non avrebbero le necessarie coperture, viene rilevato in commissione Bilancio della Camera.

Le reazioni

Sul decereto sicurezza “è gravissimo anche il metodo. Strappi, forzature, regole piegate: il dibattito parlamentare è stato compresso prima al Senato e ora alla Camera. Il risultato? Una fibrillazione istituzionale senza precedenti, con uno scontro aperto tra governo e Quirinale su una norma che lo stesso governo arriva a definire incostituzionale, che mina il diritto alla difesa trasformando l’avvocatura in soggetto attuatore delle scelte del governo”. Lo scrive sui social la segretaria del Pd Elly Schlein. “E allora siamo al paradosso: la Camera chiamata a votare una norma incostituzionale, per poi correggerla dopo con un nuovo decreto. È una forzatura mai vista. Siamo davanti a un pasticcio istituzionale enorme. Continueremo a opporci come abbiamo fatto, uniti e senza sconti, nel solco del dettato costituzionale”.

Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera, afferma: “La relazione tecnica predisposta dalla commissione Bilancio della Camera solleva interrogativi seri e circostanziati sulle coperture finanziarie di diversi articoli del decreto sicurezza. A tali criticità il governo, nel corso dell’esame di oggi in Commissione, non è stato in grado di fornire risposte adeguate. Siamo di fronte a una situazione grave: il provvedimento rischia di approdare in Aula con questioni di legittimità costituzionale ancora aperte e, al tempo stesso, con coperture finanziarie incerte”.

“Una condizione che non è accettabile per un atto di tale rilevanza – prosegue Guerra -. Chiediamo al governo, di consentire al Parlamento di svolgere pienamente il proprio ruolo, permettendo un approfondimento serio e trasparente su quanto sta emergendo. Il quadro finanziario attuale è incerto e non garantisce un percorso in Aula ordinato e chiaro. Siamo di fronte a un decreto che presenta troppi aspetti critici e confusi, sul quale il governo sta tentando un’accelerazione ingiustificata, probabilmente per nascondere la sciatteria con cui il provvedimento è stato esaminato al Senato, per responsabilità del governo stesso”.

La seduta dell’aula della Camera si è aperta tra le polemiche delle opposizioni che hanno ripetutamente chiesto la convocazione di una conferenza dei capigruppo per capire come maggioranza e governo hanno intenzione di procedere sulla norma. “Lo scontro istituzionale” sul decreto sicurezza “non può essere banalizzato”, ha detto in apertura la capogruppo del Pd Chiara Braga. “Quello che è accaduto è di una gravità straordinaria”, ha detto il segretario di Più Europa, Riccardo Magi. “I rilievi del Colle sono stati molto chiari”, ha affermato Marco Grimaldi di Avs.

Dopo 9 interventi su 29, l’aula della Camera ha approvato la richiesta della chiusura della discussione generale sul dl sicurezza. A richiederla è stato deputato di FdI Gianluca Vinci che ha evidenziato come il decreto sia stato “già oggetto di ampia discussione”. Ad esprimersi contro l’interruzione è stato il deputato del M5S Alfonso Colucci: “Non abbiamo avuto modo in commissione di esaminare questo provvedimento e l’aula deve compensare, per dare una parvenza di dibattito parlamentare”. Subito dopo si è espresso a favore della chiusura il deputato di Iv Roberto Giachetti che, a sorpresa, si è scagliato contro il collega di opposizione Colucci. Nel rimpallo delle responsabilità, il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, nega lo zampino leghista: “Non è vero che la paternità dell’emendamento è nostra. Sapete come funziona, quando ci sono gli emendamenti del relatore li firmano tutti”.

Manifestazione di “No Kings” davanti alla Camera

Intanto, giovedì 23 aprile, quando è previsto il proseguio del voto di fiducia, il movimento “No Kings”, formato da decine di associazioni, comitati e centri sociali, ha convocato una mobilitazione a staffetta: un presidio alle 18 in piazza Capranica, a pochi passi da Montecitorio, e una fiaccolata alle 20.30. “Blocchiamo il dl sicurezza. Sfiduciamo il governo Meloni. Diciamo un’altra volta no”, si legge sul manifesto che annuncia: “Quest’anno il 25 aprile inizia prima”.

I precedenti

Esistono precedenti assimilabili, anche se bisognerà valutare nel caso specifico se la soluzione sia appropriata sul piano giuridico. Nel 2006, il governo Prodi intervenne d’urgenza con un decreto-legge “ad hoc” per abrogare il controverso “comma Fuda”. La norma, inserita in sede di conversione del decreto collegato alla Finanziaria, mirava a sanare retroattivamente l’ineleggibilità di alcuni parlamentari. Per spegnere le forti polemiche politiche, l’intervento correttivo neutralizzò immediatamente il “colpo di spugna” prima che producesse effetti definitivi. E il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firmò il decreto correttivo.


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