Disimpegno americano nella Nato: l’Europa costretta ad armarsi
La minaccia prima e la promessa poi erano sul tavolo già da tempo ma ora è in arrivo anche la ratifica ufficiale: gli Stati Uniti sono pronti a ridurre in maniera molto significativa il loro contributo militare nella Nato con un taglio importante di uomini e mezzi che, come conseguenza diretta, finirebbe in carico all’Europa, più volte nel mirino della Casa Bianca negli ultimi mesi. Secondo il tedesco Spiegel che ha riportato la notizia, il taglio riguarderebbe bombardieri strategici e caccia bombardieri con gli Usa che non forniranno più i sottomarini e i droni da ricognizione. Rimane immutata, invece, la deterrenza nucleare in Europa.
A informare Bruxelles del cambio di rotta americano è stato l’inviato del capo del Pentagono Pete Hegseth che ha confermato la difesa “convenzionale” del continente sarà a breve a carico dell’Europa stessa rompendo, di fatto, una parte di quell’alleanza strategica che va avanti dalla seconda guerra mondiale. Non si tratta esattamente di un fulmine a ciel sereno perché è cosa nota da tempo che Washington chieda e voglia una ridistribuzione degli oneri militari nell’ambito dell’Alleanza pretendendo un maggior impegno dell’Europa ma una riduzione si queste proporzioni probabilmente non era attesa. Anche perché fino a questo momento gli stati Uniti sono stati l’azionista di maggioranza della Nato, fornendo circa la metà delle capacità militari dell’Alleanza ma adesso la musica cambia. Radicalmente. Anzi, l’inviato USa Velez-Green ha fatto sapere che gli alleati devono al più presto colmare le lacune create dal distacco americano. Secondo quanto riportato, già nei prossimi giorni, in occasione della “Force Sourcing Conference”, gli Usa contano di avere risposte concrete su quali Paesi saranno in campo, in quali settori, con quanti mezzi e anche in quanto tempo.
Una mossa dettata non solo dalla volontà di risparmiare, dopo il picco di spese fatto registrare per il conflitto in Medioriente, ma anche e forse soprattutto perché l’intenzione americana è quella di presidiare molto di più il settore Indo-Pacifico, là dove non si vuole lasciare il controllo assoluto alla Cina che rimane il vero pericolo da scongiurare. E nella visione militare messa in campo da Trump, la deterrenza avviene anche mostrando i muscoli, che non si sa mai.
Una decisione, per quanto attesa, che secondo fonti diplomatiche mette “forte pressione” sull’Europa che attende la lista dettagliata del disimpegno Usa ma intanto ha già iniziato a muoversi. Oltre al progetto “rearm Europe” con l’aumento delle spese per la difesa, non è un caso che la Germania abbia nei giorni scorsi fatto sapere di essere pronta ad assumere un ruolo di leadership all’interno dell’Alleanza. “Berlino è una potenza economica di rilievo nell’ambito dell’Alleanza e rivendica un ruolo commisurato nell’ambito del ribilanciamento delle responsabilità nella Nato”, conferma il comandante il presidente del Comitato militare della Nato ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. Ma secondo l’ammiraglio, “non bisogna parlare di uno sganciamento progressivo dagli Stati Uniti dalla Nato ma piuttosto di una distribuzione più equa, un bilanciamento di cui avevamo bisogno”, perché, spiega, “la Nato adesso verrà rivista e ci sarà una presa di maggiore responsabilità da parte degli alleati europei”.
L’intento chiaro anche se non dichiarato, è quello di trasformare una potenziale batosta in un’opportunità. Passare da comprimari a protagonisti è il target dell’Europa chiamata, una volta per tutte, a crescere. Militarmente ma soprattutto politicamente.
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