Emilia Romagna

Dimensionamento scolastico, protesta a Bologna: Lepore attacca il governo



“In questo Paese o ti inginocchi a Fratelli d’Italia o subisci delle ritorsioni”. Dal palco della manifestazione contro il dimensionamento scolastico, il sindaco di Bologna Matteo Lepore attacca frontalmente il governo e accusa l’esecutivo di usare i finanziamenti come strumento di pressione politica sui territori che non si allineano.

Le parole del primo cittadino risuonano in una piazza affollata nonostante la pioggia, dove sindacati, amministratori locali e Regione Emilia-Romagna si sono ritrovati per dire no agli accorpamenti e al commissariamento deciso dal Ministero.

“Anche le forze dell’ordine meritano rispetto, anche loro non hanno la tessera di Fratelli d’Italia – ha aggiunto Lepore –. Sul trasporto pubblico rischiamo lo stesso trattamento: vedremo quali città non saranno finanziate dal governo”.

Registrati alla sezione Dossier BolognaToday

“Con i metal detector nelle scuole seguiamo la deriva Usa”

“Se non vogliamo diventare come gli Stati Uniti, che hanno i metal detector in alcune scuole di serie B e C, se non vogliamo seguire la deriva di Trump, dobbiamo sostenere il personale scolastico con stipendi adeguati e, scuola per scuola, riflettere sulle esigenze per mettere in sicurezza il plesso scolastico”, ha aggiunto il primo cittadino bolognese. 

Secondo il sindaco, “i ragazzi girano armati perché hanno paura, e noi dobbiamo essere al loro fianco e non stigmatizzarli dicendogli che sono loro il problema del Paese. La violenza giovanile è una questione, ma non la si affronta mettendo i ragazzi in una gabbia” ha aggiunto, esprimendo la sua opinione sulla volontà del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di velocizzare l’introduzione dei metal detector nelle scuole, con l’arrivo imminente di una circolare. Contrarie, su questo, si sono espresse anche le sigle sindacali presenti alla manifestazione: “intervenire sulle scuole, selezionandole in base alla necessità dei metal detector, destabilizza le famiglie. Chi manda i propri figli nelle scuole che già sono individuate come pericolose?” ha detto Monica Ottaviani, della Flc-Cgil regionale. Questo provvedimento, ha concluso, “è grave: la scuola è specchio della società e il problema della fragilità giovanile va affrontato in altro modo. Il problema è che il Governo sulla scuola pubblica taglia”.

Sassone (FdI): “Lepore parla come un bambino viziato”

Non si è fatta attendere la replica di FdI. “Le parole del sindaco Lepore sulle immaginarie ritorsioni del tipo “se non ti inginocchi a FdI”, sono frasi tipiche di un bambino viziato, abituato a fare quello che gli pare, avendo lui sì tutti asserviti. Tanto che, in città, appena si alza una voce diversa dal suo pensiero unico, arriva subito il soccorso rosso”, ha detto il coordinatore di FdI a Bologna, Francesco Sassone. Lepore deve abituarsi al fatto che in città c’è un’opposizione che sa fare bene il proprio dovere, come dimostrano le ultime sentenze e i rilievi dell’Anac, e che a livello nazionale c’è un Governo che sta facendo esattamente ciò per cui è stato scelto dagli italiani con il voto. Capiamo che Lepore e il Pd non sappiano cosa vuol dire governare il Paese vincendo le elezioni – conclude – ma qui siamo arrivati a livelli di deliri persecutori di un bambino capriccioso”. 

De Pascale: “Chiediamo al governo di ripensarci”

“L’Emilia-Romagna difende la scuola pubblica: sul dimensionamento, continuiamo a chiedere al governo di ripensarci. L’Italia ha bisogno di più scuola, non di ridurre le autonomie, ma il Governo ha deciso di penalizzare l’Emilia-Romagna, con Lombardia e Veneto, perché c’è una sorta di accanimento contro il nord. E noi diciamo basta”, ha detto Michele de Pascale parlando dal palco allestito stamattina davanti alla prefettura per manifestare contro il commissariamento di Roma sulla scuola. “Il primo errore – prosegue – è ridurre le autonomie scolastiche. Poi c’è il fatto che, rispetto alla media che il governo chiede all’Italia, noi siamo ampiamente sopra, siamo la Regione con il parametro più alto: perché quindi dobbiamo essere penalizzati?”. Questa, ha aggiunto, “è un’ingiustizia intollerabile”. Oggi, ha concluso, “siamo di fronte non solo a un taglio per risparmiare qualche euro ma a qualcosa di più, perché se la comunità che educa la rendi eccessivamente grande perdi il legame col territorio”. Il commissariamento è “ingiusto” anche per l’assessora regionale Isabella Conti: “la nostra regione è quella che ha reso efficiente in modo migliore il sistema nel corso degli ultimi 20 anni e, secondo gli stessi criteri del ministro Valditara, ha diritto a 23 autonomie scolastiche in più, non in meno”.

Sindacati uniti: “È un taglio che colpisce personale e studenti”

Davanti alla Prefettura, tra bandiere e cartelli con gli slogan “soldi alla scuola, non alle armi” e “no ai tagli sul futuro”, si sono ritrovate tutte le principali sigle del settore: Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Gilda Unams, Snals Confsal e Anief.

“Per la prima volta siamo tutti insieme – spiega Serafino Veltri, segretario regionale Uil Scuola –. Questo non è un riordino amministrativo ma un vero e proprio taglio che danneggerà lavoratori, studenti e intere comunità. Incentiverà lo spopolamento nelle aree già fragili”.

Secondo i sindacati, entro pochi giorni il commissario ad acta Bruno Di Palma emanerà il provvedimento che porterà all’accorpamento di 17 istituti scolastici in Emilia-Romagna, una decisione che viene definita “immotivata” visto che la regione ha un numero di alunni superiore alla media nazionale.

Regione e Comuni contro il commissariamento

Accanto ai sindacati, anche le istituzioni. In piazza erano presenti il presidente della Regione Michele de Pascale, l’assessora regionale alla Scuola Isabella Conti e numerosi sindaci dei Comuni coinvolti.

Per Monica Ottaviani della Flc-Cgil regionale, la scelta del Governo è politica e non tecnica: “Chi sostiene il contrario mente. I conti della Regione sono in equilibrio e non siamo fuori parametro. Il commissariamento è una forzatura”.

La protesta diventa nazionale

La mobilitazione di Bologna si inserisce in una protesta più ampia che coinvolge anche altre Regioni commissariate, come Sardegna, Toscana e Umbria. In una diretta congiunta, gli assessori regionali hanno ribadito la loro contrarietà al metodo imposto dal Governo, basato su calcoli numerici che non tengono conto delle reali esigenze dei territori.

“Servono risorse per la scuola, non tagli ai servizi – ha detto l’assessora sarda Ilaria Portas –. Non possiamo accettare una logica di pura razionalizzazione che ignora le comunità”.

Anche l’assessore umbro Fabio Barcaioli ha attaccato l’esecutivo: “Le scelte decisive sono arrivate con il Governo Meloni. Serve investire davvero, ridurre il numero di alunni per classe e rafforzare il sistema pubblico”.

La sfida politica di Lepore

Dal palco bolognese, Lepore ha trasformato la protesta in una sfida aperta al governo: “Non accetteremo che le città vengano penalizzate perché non allineate. La scuola pubblica è un presidio di democrazia e non può essere commissariata come se fosse un problema da tagliare”.

La manifestazione si è poi trasformata in corteo verso l’Ufficio scolastico regionale, simbolo di una battaglia che, a Bologna come nel resto d’Italia, promette di non fermarsi.

Iscriviti al canale Whatsapp di BolognaToday


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »