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dialogo e protezionismo per affrontare la concorrenza della Cina

BRUXELLES – I Ventisette si sono accordati nella notte tra giovedì 18 e venerdì 19 giugno per perseguire una doppia politica con la Cina: di dialogo da un lato, ma nel caso rafforzando gli strumenti commerciali che potrebbero permettere di meglio combattere con armi protezionistiche la concorrenza sleale del paese asiatico. La scelta compromissoria potrebbe dispiacere chi sperava in un atteggiamento più combattivo, ma ha il merito di essere realistica e pragmatica in una fase politica molto incerta.

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«I leader hanno convenuto che gli attuali squilibri macroeconomici globali richiedono una risposta europea basata su due pilastri: l’unità europea e il dialogo con i nostri principali partner economici», ha affermato un funzionario europeo alla fine della prima giornata di lavori del Consiglio europeo. «L’Unione europea è una delle maggiori economie mondiali. Ha i propri compiti economici da svolgere», tra i quali una maggiore integrazione del mercato unico.

Sempre secondo i capi di Stato e di governo, «l’Unione europea deve proseguire sulla strada della diversificazione degli scambi commerciali, della riduzione dei rischi, della diminuzione delle dipendenze e del rafforzamento della nostra autonomia strategica. La concorrenza leale a livello globale richiede condizioni di parità di accesso al mercato. Per questo motivo i leader hanno chiesto alla Commissione di lavorare in due direzioni».

Il Consiglio europeo vuole che Bruxelles da un lato coltivi «un dialogo costruttivo con i nostri principali partner economici, al fine di tutelare i nostri interessi economici e di sicurezza» e dall’altro sviluppi e, a termine, integri «la gamma di strumenti nel settore della difesa commerciale e della politica industriale, per garantire che l’Unione europea disponga di tutti gli strumenti necessari a tutelare i propri interessi e a ridurre i rischi».

Come detto, la scelta di continuare a perseguire il dialogo può deludere alcuni osservatori in una fase nella quale il deficit commerciale europeo con la Cina ha ormai toccato i 360 miliardi di euro nel 2025. Al tempo stesso riflette bene sia il modus operandi comunitario che lo straordinario rapporto economico che l’Unione europea ha con il paese asiatico. Peraltro, alcuni paesi stanno già cercando un modus vivendi con Pechino, a iniziare dalla Spagna, che accoglie molti siti produttivi cinesi.


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