Detenuto in semilibertà non rientra alla Dozza: scattano le ricerche

Un detenuto in regime di semilibertà non ha fatto rientro nel carcere bolognese della Dozza, dove avrebbe dovuto tornare nella serata di domenica. L’uomo, un cittadino straniero condannato per reati contro il patrimonio e la persona, avrebbe terminato la pena alla fine del 2026. Come previsto dall’articolo 50 dell’ordinamento penitenziario, aveva trascorso parte della giornata all’esterno dell’istituto, ma non ha rispettato l’orario di rientro.
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La segnalazione arriva dal Sindacato autonomo polizia penitenziaria, Sappe. Il vicesegretario regionale Francesco Borrelli ha reso noto l’episodio, mentre il segretario generale aggiunto Giovanni Battista Durante e il segretario nazionale Francesco Campobasso ricordano che “se il soggetto ammesso alla semilibertà non rientra entro 12 ore dall’orario stabilito risponde del reato di evasione e soggiace alla revoca della misura”. La mancata ricomparsa ha fatto scattare immediatamente le ricerche da parte delle forze dell’ordine.
Il precedete di Andrea Cavallari
A luglio dalal Dozza era evaso Andrea Cavallari, 26 anni, condannato per la strage di Corinaldo, in provincia di Ancona – dove, nella discoteca Lanterna Azzurra, erano morte sei persone e ne erano rimaste ferite 58. Il ragazzo non aveva fatto rientro in carcere lo scorso 3 luglio, approfittando del permesso di uscita per discutere la propria tesi di laurea. Era stato rintracciato e arrestato in Spagna qualche settimana più tardi.
Sappe: “Ascoltate di più la polizia penitenziaria”
Secondo il Sappe, il caso riapre una questione più ampia: il ruolo della Polizia Penitenziaria nella valutazione dei detenuti ammessi alle misure alternative.
“Da tempo sosteniamo che la polizia penitenziaria dovrebbe essere maggiormente ascoltata nei processi decisionali che portano alla concessione delle misure alternative alla detenzione e dei permessi premio” spiegano Durante e Campobasso.
“Gli agenti monitorano quotidianamente i detenuti e possiedono elementi fondamentali per valutarne affidabilità e reale percorso di riabilitazione.”
Il sindacato sottolinea che la conoscenza diretta dei comportamenti e delle dinamiche interne alle sezioni, unita alla capacità di osservazione maturata sul campo, rappresenta uno strumento decisivo per prevenire episodi come quello verificatosi alla Dozza. Le ricerche del detenuto sono tuttora in corso.
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