Destroyer – Live @ Arci Bellezza (Milano, 23/09/2026)

Gradito ritorno quello di Dan Bejar in un solo tour a rappresentare i Destroyer: mancava da qualche anno, ma soprattutto avevano saltato il belpaese nell’ultimo tour europeo.
Trent’anni e passa di onorata carriera, con quindici album in cassaforte, sempre all’insegna di una certa qualità, mai un compromesso, mai un passaggio interlocutorio. Sono proprio quel genere di artisti che ti fanno riconciliare con la musica che conta.
La sua ricetta passa da un songwriting sempre molto rotondo e compiuto in ottica di melodie, quelle radicanti, quasi leggere e futili, ma che in realtà risultano sofisticate e auliche e poi, come dire, sbagliasse un disco.

Anche l’ultimo album, intitolato “Dan’s Boogie“, ci riporta, come al solito e come ai tempi migliori, un ensemble in salute, con il songwriting di Dan sempre lucido e sicuramente catalogabile tra uno dei migliori della sua generazione, quanto apice di un certo gotha di genere in un lasso di tempo dilatato e lungo tre decadi, “since” 1995.
Preziosi come pochi e felicissimi che la produzione sia costante e puntuale, senza periodi interlocutori, non per mestiere, ma per missione ed esigenza creativa.
Si ritorna quindi all’Arci Bellezza, allestito, per l’occasione, a “mo di teatro” nella sala principale: come scritto sopra, live in solitario per unica voce e chitarra. Personalmente non sono un fan di questa versione, come normale che sia, preferisco, credo condividendo tale pensiero, parlando in generale, la cosiddetta “full band”, per mille motivi. Poi esistono delle eccezioni per cui la versione naked è talmente ficcante da non far rimpiangere la presenza di sodali compagni di viaggio e, ca va san dire, il live di Dan Bejar può permettersi tale lusso. Motivo? Sicuramente un tono vocale che si radica nell’ascolto e si rende protagonista oltre ogni steccato e, in quest’ottica, ne gode ancora di più; il motivo numero due – sicuramente più importante – è che le canzoni sono meravigliose. Dopo tre decadi di carriera, non c’era certo bisogno di sentirle live per scoprirle o riscoprirle, però, poi ascoltandole tutte insieme, si percepisce ancora di più l’eccellente scrittura e dulcis in fundo, quando siamo da queste parti sopraffine, anche la confezione può non essere così determinante. Seduti e rilassati, durante l’ora e dieci di live, ho spesso e volentieri percepito
quasi un ensemble immaginario, tanto le parole e le melodie arrivavano. Fuoriclasse.
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