Dazi, guerra e mercati in caduta: si ferma anche l’export della Calabria
Una scalata e una picchiata, senza soluzione di continuità. Negli ultimi due anni il Sud aveva provato a smarcarsi dal pregiudizio, a sottrarsi a quella narrazione di marginalità che per troppo tempo ne aveva segnato il passo e la storia. E la Calabria aveva mostrato segnali inattesi diventando parte di quel rinascimento con imprese più dinamiche, occupazione in lenta risalita, un tessuto produttivo che, pur fragile, tornava a muoversi. Poi, però, il mondo ha cambiato ritmo. Prima i dazi americani, a spezzare equilibri che sembravano consolidati. Poi la guerra (con l’identico regista) a scandire tempi e traiettorie, a rimettere in discussione rotte e certezze.
I mercati hanno assorbito il colpo trasformandolo in oscillazione continua, tra slanci e cadute, tra aspettative e improvvisi arretramenti. Le imprese calabresi, che avevano cercato nuovi approdi per l’export negli Emirati Arabi e nei paesi dell’ASEAN, si sono trovate a dover rallentare proprio mentre tentavano di allargare il perimetro. Il Medio Oriente, opportunità ad alto potenziale per il Made in Calabria, è tornato a essere una variabile critica e assai pericolose si sono scoperte le rotte commerciali che l’attraversano. E non solo quelle legate al mercato del petrolio.
Per le piccole e medie imprese è l’ennesima prova in contropiede.
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