“Dante è sempre stato barese per me”, Elena Sofia Ricci al Bifest
“Altro che toscano, Dante è barese, è sempre stato barese per me!”. Non è stato il solito discorso di ringraziamento quello di Elena Sofia Ricci sul palco del Teatro Petruzzelli. In occasione del Bifest 2026, l’attrice ha regalato al pubblico un ricordo della sua professoressa di italiano, barese e, come lei racconta innamorata della letteratura. Tosta, autoritaria, ma, come ha raccontato Elena Sofia Ricci, che ha saputo trasmettere quella passione ai suoi studenti. Anche lasciando involontari spunti di comicità.
Come quando ha affermato che (idealmente) Dante non poteva essere toscano ma barese. Una battuta, ovviamente, perché “mai l’abbiamo saputo dire in italiano normale, questo Dante”. Un momento di rara autenticità, mescolando ironia, dialetto e una profonda gratitudine verso le proprie radici baresi e, soprattutto, verso chi quelle radici ha saputo coltivarle con severità e amore. Il cuore del racconto è Anna Vanalesti, la professoressa di letteratura dei tempi della scuola della Ricci, una figura da lei descritta come “tostissima, cattivissima, ma bravissima”, capace di segnare indelebilmente il percorso umano e professionale dell’attrice.
“La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator forbendola ai capelli. Poi cominciò. Tu vuoi che io rinnovelli? Disperato dolor, che il cor mi preme”. Il passo che la Ricci recita è il Canto XXXIII dell’Inferno di Dante Alighieri, appunto, quando introduce la tragica figura del Conte Ugolino della Gherardesca, che divora i teschi dell’arcivescovo Ruggieri nel Cocito. Una citazione, con l’inconfondibile cadenza del capoluogo pugliese, per dire quanto l’amore della prof sia stato trasmesso ai suoi alunni, tanto che ancora oggi se la ricorda.
Con la schiettezza che la contraddistingue, l’attrice ha ricordato i sentimenti da alunna, sperando che la prof non si presentasse a scuola per un imprevisto: “Questa professoressa era cattivissima, tostissima, però era brava. Ci faceva veramente amare la letteratura, e infatti ancora oggi a memoria sappiamo tante cose. Ce l’ha fatto veramente amare tutta la letteratura. Noi le auguravamo ogni giorno che qualcuno le bucasse una gomma della macchina, che avesse una piccola influenza, qualcosa che le impedisse di venire a scuola. Quella arrivava sempre. Non le succedeva mai niente”. Invece, quella professoressa non mancava mai, armata di una passione così contagiosa da rendere la letteratura una materia viva, scolpita nella memoria degli studenti anche a distanza di decenni.
“Se mi avessero detto che sarebbe diventata una delle mie più care amiche, avrei dato del pazzo a chiunque. Ovviamente siamo diventate, non amiche, di più. Accade sempre così. Perché poi sono quelle persone che ti cambiano la vita, perché ti hanno veramente insegnato non solo la loro materia, ma l’amore che mettono nella loro materia. E Anna Vanalesti, la mia prof di Bari, mi ha insegnato l’amore per il proprio lavoro, oltre che la letteratura. Il tributo finale è andato oltre i libri di scuola. Per la Ricci, Anna Vanalesti non è stata solo l’insegnante che le ha fatto amare i classici, ma la donna che le ha trasmesso il valore del rigore e della dedizione totale verso la propria professione. Un applauso scrosciante ha chiuso il ricordo, unendo il pubblico del Petruzzelli in un ideale abbraccio a tutti quei docenti che, pur sembrando “nemici” dietro la cattedra, diventano i primi grandi maestri di vita.




