Liguria

Dalla crisi di Hormuz a una geopolitica globale complessa: Spediporto al congresso internazionale FIATA


Genova. E’ iniziato a Ginevra il FIATA Headquarters Meeting, un evento che quest’anno si svolge in un momento particolarmente delicato per la situazione geopolitica ed economica internazionale. I lavori, ai quali partecipa il Direttore Generale Spediporto Giampaolo Botta, hanno subito focalizzato l’attenzione proprio sugli aspetti legati alla crisi innescata dal blocco dello Stretto di Hormuz.

Una situazione complicata che, a un mese dall’inizio del conflitto in Iran, ha già portato a un aumento dell’inflazione e al rallentamento della crescita globale.

Ma a Ginevra non si sta discutendo di un singolo blocco ma, inevitabilmente, di quella che è la complessità generale della situazione internazionale. In questo senso le riflessioni, dalla città svizzera, di Botta sono molto importanti: “Se fino a pochi mesi fa – osserva il Direttore Generale Spediporto – l’unica incognita considerata era quella legata alle politiche americane sui dazi, oggi lo scenario si è drammaticamente aggravato. C’è sempre, da ormai oltre 4 anni, la guerra in Ucraina, alla quale si sono aggiunti i conflitti in Medio Oriente, che si stanno estendendo causando crolli nell’utilizzo dei canali di Suez ed Hormuz e inevitabili ripercussioni sugli approvvigionamenti energetici”.

A Ginevra il Congresso FIATA sta lavorando in modo pragmatico, partendo dai numeri. La speranza di tutti era che il 2026 fosse un anno in continuità, sulla scia di un 2025 che aveva registrato un aumento del 3.4% del traffico globale (oltre 324,3 milioni di TEU trasportati), trainato da una crescita media del +7% nelle economie del Far East. Già il calo del 2% dell’export statunitense, legato alle politiche tariffarie degli Stati Uniti, aveva rappresentato un segnale di allarme, acuito dallo scatenarsi del conflitto in Medio Oriente.

Una situazione difficile in cui, come osserva ancora Botta, “banche centrali e governi faticano a stare dietro ai continui cambi di scenario. I tempi della politica non sono quelli della finanza e dei mercati internazionali e questo impone una riflessione urgente sugli strumenti per contrastare le spinte inflazionistiche”.




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