dal 3 maggio finite le risorse annuali
Stiamo spremendo il Pianeta Terra fino al nucleo e da oggi siamo ufficialmente in “deficit ecologico”. Ieri 3 maggio, infatti, è stato raggiunto l’Overshoot Day dell’Italia, il momento in cui si esauriscono le risorse naturali che il Pianeta è in grado di rigenerare in un anno, cioè il budget ecologico di un anno, e quindi queste sono le prime ore del 2026 in cui si sta accumulando il nostro debito nei confronti della natura.
L’allarme è stato lanciato dal Wwf che ha rilanciato i calcoli del Global Footprint Network: “In soli 123 giorni abbiamo già esaurito il budget ecologico dell’intero anno. Dal 4 maggio in poi viviamo in deficit ecologico: utilizziamo capitale naturale invece degli interessi, accumulando un debito che si traduce in crisi climatica, perdita di biodiversità, degrado del suolo e impoverimento degli ecosistemi”. Un quadro sconfortante che si fa drammatico se lo si inserisce in una curva sempre peggiore che va avanti da quasi mezzo secolo.
Il Wwf ha infatti comparato le date dei precedenti Overshoot Day e ciò che emerge è che, nonostante la sempre crescente consapevolezza dell’uomo sulla non-inesauribilità delle risorse naturali, lo sfruttamento spietato del Pianeta non si arresta ma al contrario sale di anno in anno: nel 1971 l’Overshoot Day si registrò a fine dicembre, nel 1990 a metà ottobre, nel 2000 a fine settembre, nel 2019 a luglio. Il dato di quest’anno è in anticipo di 3 giorni rispetto a quello 2025 e porta con sé una tetra verità: se tutto il mondo adottasse lo stile di vita di noi italiani avremmo bisogno non di uno, ma di tre Pianeti.
Cos’è cambiato negli anni e quali sono i fattori che hanno fatto impennare la curva dello sfruttamento assiduo di risorse naturali? Innanzitutto, come fa notare il Wwf, una delle prime ragioni sta nel cambiamento dei modelli di consumo: la gente non investe più nei beni essenziali – alimentari e bevande, abbigliamento e calzature – ma è proiettata verso i servizi legati alla qualità della vita. Dal 1990 a oggi i dati per le spese di viaggi e vacanze – come sottolineato dall’Istat – sono raddoppiati così come la necessità di vivere in case di lusso che consumano molta più energia rispetto al passato.
È chiaro che la storia ha fatto il suo corso, specialmente dal boom economico in poi quando sono inevitabilmente cambiate le priorità degli italiani. È da allora che l’uso della lavastoviglie o dei condizionatori è pensato come indispensabile, così come l’avvento dell’automobile ha stravolto completamente la qualità dell’aria e la nostra capacità di fare degli spostamenti qualcosa a cui dedicare un pensiero di consapevolezza in più. “L’aumento dell’utilizzo dell’automobile è uno dei fattori che più hanno inciso sull’aumento della nostra impronta ecologica – ha sottolineato il Wwf – anche per le emissioni di gas serra, in particolare anidride carbonica (CO₂), responsabili della crisi climatica attuale, e per il rilascio di inquinanti atmosferici come il particolato (PM10 e PM2.5) e gli ossidi di azoto, che compromettono la qualità dell’aria e hanno impatti diretti sulla salute pubblica”.
L’auto ha di conseguenza ridefinito le fattezze del suolo calpestabile e i contorni di nuovi modelli urbani: addio alle strade sterrate e ai paesini rurali. Le città con i loro asfalti e cementi hanno divorato il suolo naturale, casa di molti ecosistemi e spugna assorbente di acqua e sostanze nutritive: “Secondo le serie storiche ISPRA, nel 2024 – ha evidenziato il Wwf – le superfici artificiali hanno superato i 21.500 km², oltre il 7% del territorio nazionale, un valore molto superiore alla media europea, pari al 4,4%”.
A proposito di ecosistemi e della vita oltre quella umana, anche il consumo spropositato di carne e pesce ha contribuito all’Overshoot Day nel nostro Paese: da circa 20 kg pro capite l’anno negli anni Sessanta a circa 80 kg, la carne e gli altri derivati animali hanno contribuito a un dispendio di energie tra consumo di acqua, lavorazioni industriali, packaging e trasporto.
Infine può essere inserito in questo quadro tutto contemporaneo anche e soprattutto il progresso tecnologico, in particolar modo l’avvento dell’Intelligenza Artificiale: secondo alcune stime ogni messaggio consumerebbe circa 0,3 wattora – l’equivalente di una lampadina LED da 10 W accesa per circa 2 minuti -, valore che cresce per la generazione di immagini e video. Inoltre, secondo alcune proiezioni dell’International Energy Agency, entro il 2030 i data center consumeranno circa il doppio dell’elettricità attuale.
“Il 3 maggio 2026 non è soltanto una data. È la misura concreta della distanza tra il nostro modello di sviluppo e i limiti biofisici del Pianeta – ha concluso il Wwf – cinquant’anni di crescita materiale, urbanizzazione, motorizzazione e trasformazione dei consumi ci hanno portato fin qui. Invertire la rotta è possibile, ma richiede un cambiamento sistemico: energia pulita, mobilità sostenibile, diete a minore impatto, tutela del suolo, economia circolare. Abbiamo un solo Pianeta”.
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