Liguria

dai caruggi alla casa sul mare, Genova saluta il suo maestro

Genova. Nell’ultima intervista che ha rilasciato, a Rolling Stones, ha rivelato un’attrazione per la follia, parlando del “punto in cui si confonde con la lucidità estrema”. La stessa lucidità che Gino Paoli ha mantenuto sino all’ultimo giorno, trascorso con la sua famiglia nella villa del Quartiere Azzurro, sulle alture tra Nervi e Quinto, una vista sterminata sul mare azzurro.

Genova saluta il suo maestro, uno degli ultimi grandi protagonisti della canzone d’autore italiana. Gino Paoli se n’è andato a 91 anni nella notte tra il 23 e il 24 marzo dopo un breve ricovero in clinica. La famiglia lo ha comunicato con una nota concisa, in linea con la riservatezza che soprattutto negli ultimi anni ha caratterizzato il patriarca: “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”, hanno fatto sapere in una nota, chiedendo la massima privacy.

La casa con vista sul mare e la quiete del Quartiere Azzurro

Davanti al cancello verde del comprensorio nel Quartiere Azzurro c’è quiete e silenzio, il glicine si arrampica sui muri bianchi. Chi vive qui sa qual è la sua casa, ma è restio a indicarla: “Non lo conoscevamo bene, ma ogni tanto lungo la strada lo incontravamo- ricorda una coppia di pensionati a passeggio – era da tanto che non lo vedevamo. Se ha mai detto qualcosa? È genovese, i genovesi non parlano. Era una grande persona, lascia tante belle canzoni, tutte dei nostri tempi”.

casa gino paoli

La casa di Gino Paoli

Nel corso del pomeriggio attraverso il cancello, tra le auto che si sono avvicendate, ne è passata una che sui sedili trasportava un grande cuscino pieno di mimose e rose gialle. Gli stessi fiori che Paoli aveva scelto per l’ultimo saluto alla sua musa e grande amore di gioventù, Ornella Vanoni, morta a novembre. Il cantautore sulla sua pagina Instagram aveva condiviso un cuore, piccolo, su fondo nero.

I tributi sui social, dai giovani cantautori genovesi agli amici storici

La stessa scelta di Olly, che così ha voluto rendere omaggio a un artista che ha fatto anche la sua storia, mentre Alfa ha condiviso un video in cui canta l’iconica Sapore di sale. E poi Bresh, dalle storie su Instagram: “Che fortuna conoscerti, fu una giornata memorabile. Condoglianze alla famiglia, ciao Gino”. E Tedua: ““Rip maestro. È stato un onore poterla intervistare”. La nuova generazione di cantautori genovesi che raccoglie il testimone di uno dei primi, protagonista anche di un documentario intitolato proprio La nuova scuola genovese.

Anche amici storici come Beppe Grillo e Fabio Fazio lo hanno sui social: “Ciao Ginelli. Ti ho voluto un gran bene e te ne vorrò sempre con la memoria. Ciò che la memoria ama resta eterno”, ha scritto Grillo, Fazio lo ha definito “un poeta grandissimo. Con le sue canzoni dipingeva. Con la sua arte ha costruito un immaginario che è dentro ciascuno di noi. Solo la forza della Poesia può tanto. E così sappiamo che l’estate sa di sale e che un soffitto viola può lasciare il posto al cielo”. E poi il Genoa, squadra del cuore: “Finito il tempo di cantare insieme. Ciao Gino”.

Nulla è ancora stato detto sul giorno e l’orario dei funerali, ma a quanto risulta dovrebbero essere in forma strettamente privata e non ci sarà nessuna camera ardente.  La moglie Paola Penzo, al suo fianco negli ultimi 50 anni e mamma dei figli Nicolò, Tommaso e Francesco, non ha rilasciato dichiarazioni. Paoli è padre anche di Giovanni, giornalista scomparso nel 2025, e di Amanda, avuta con Stefania Sandrelli.

La Genova di Gino Paoli

I social sono pieni di omaggi e brani di alcune tra le sue canzoni più famose, da La gatta (lui stesso in un’intervista aveva dichiarato che si sarebbe reincarnato in una gatta) a Senza fine passando per Una lunga storia d’amore.

Burbero, anti conformista, diretto – a volte sin troppo – Paoli con Genova aveva un legame viscerale: la casa gialla di Santa Chiara, con “quella soffitta vicino al mare” che ha fatto da sfondo a La gatta, la latteria della Foce in cui incontrava Fabrizio De André, Umberto Bindi, Luigi Tenco e Bruno Lauzi, i “Quattro amici al bar”, e poi i caruggi e quel basso dal soffitto viola che ispirò “Il cielo in una stanza”. E Genova lo piange e lo ricorda con le note dei suoi brani, più che canzoni vere e proprie poesie.




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