Viaggi e turismo

Da Torino a Novara passando per la ValSesia nel segno di Alessandro Antonelli

Sfidare i limiti delle altezze, in una visione progettuale estrema che oggi avrebbe fatto di lui un archistar. Il genio di Alessandro Antonelli è una sfida di peso, calcolo ossessivo e mattoni portati oltre il limite della fisica. Architetto-ingegnere dalla longevità prodigiosa (1798-1888), Antonelli non è stato un semplice costruttore, ma un visionario della verticalità che ha trasformato la solidità della pietra piemontese in una vertigine strutturale. Mentre l’Europa più industrializzata si innamorava dell’acciaio, lui rispondeva con l’audacia della muratura, convinto che il mattone potesse “toccare il cielo” senza spezzarsi. Oggi, quel sogno di onnipotenza architettonica che lega Torino alle colline del vino diventa un’esperienza turistica organica.

L’iniziativa

E’ stato denominato “Rete Antonelliana. Cultura che unisce” il progetto della Regione Piemonte che mette a sistema, in collaborazione con Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta, venti siti per raccontare l’eredità di un uomo che ha ridisegnato il profilo di una regione. Il progetto prevede oltre 30 appuntamenti stagionali, tra visite guidate, podcast dedicati e programmi di fedeltà per i visitatori più assidui. E tra un’opera architettonica e l’altra si può indulgere in una degustazione di vini nel ricetto di Ghemme, pranzare all’agriturismo di Boca “L’antico sapore”, degustare i biscotti tipici di Novara al biscottificio Camporelli o cenare all’Osteria Cravero di Caltignaga a base di paniscia novarese, mentre a Torino è consigliabile una cena al ristorante del Circolo dei Lettori, dove in passato sono passati ospiti illustri tra pittori, scultori, musicisti e attori di scena sui teatri torinesi.

Il Museo Nazionale del Cinema

Il viaggio comincia nell’Aula del Tempio, il cuore pulsante del Museo Nazionale del Cinema. È strano pensare che la Mole antonelliana, un gigante di 167,5 metri, simbolo indiscusso di Torino, dovesse essere “solo” una sinagoga di 47 metri. Entrando, si avverte subito la tensione tra l’antico e il moderno. Antonelli iniziò i lavori a 64 anni, un’età in cui molti pensano al ritiro. Mentre a Parigi Gustave Eiffel giocava con la forza del metallo, il “vecchio” Alessandro restava fedele ai materiali della tradizione, pur nascondendo nelle viscere della Mole un’anima segreta di tiranti in ferro per domare una cupola a base quadrata, una sfida tecnica quasi impossibile che tenderebbe a cedere sugli angoli.

La salita a piedi

Salire lungo la scala composta da oltre 500 gradini per raggiungere la terrazza è un’esperienza sensoriale: le pareti si inclinano seguendo la curva della cupola mentre il pavimento resta dritto, regalando, come dicono le guide, quell’effetto da “secondo bicchiere di vino”. Lassù, a 85 metri, si domina la città, ma lo sguardo volge prima verso il 1904, quando un nubifragio fece cadere il genio alato, poi sostituito da una stella a 5 punte, a sua volta precipitata nel 1953 nei giardini della Rai sotto gli occhi increduli di un giovane Piero Angela. Oggi, al suo posto, svetta una stella a dodici punte, faro perenne della città.

Villa Caccia

Romagnano Sesia: l’eleganza di Villa Caccia

Lasciata Torino per raggiungere la Valsesia, si fa tappa a Villa Caccia, a Romagnano Sesia, dove il neoclassicismo di Antonelli si fa maestoso paesaggio. La villa, una delle più vaste residenze dell’Ottocento piemontese, domina l’abitato con le sue colonnate e una simmetria quasi maniacale. Varcando la soglia, tra l’altro, il visitatore ha l’opportunità unica di esplorare il Mev, Museo storico etnografico della Bassa Valsesia, qui ospitato. È un incontro suggestivo tra l’eleganza architettonica e la memoria della vita rurale: tra le sale del museo spicca un monumentale torchio a trave pressante in legno di noce, lungo ben 13 metri, simbolo della fatica e dell’ingegno contadino. La visita permette di immergersi nella storia delle tradizioni locali e delle sacre rappresentazioni di Romagnano, creando un dialogo affascinante tra l’alto stile antonelliano e la concretezza del quotidiano di un tempo. In questo luogo si intrecciano i destini di due grandi della cultura piemontese: Alessandro Antonelli, che disegnò la villa infondendovi il suo rigore neoclassico, e Maria Adriana Prolo, la visionaria fondatrice del Museo del Cinema di Torino. Nata a Romagnano, la Prolo fu tra i fondatori di questo stesso museo etnografico, creando un ponte ideale tra la Mole e Villa Caccia: due capolavori dell’architetto che lei, in epoche diverse, ha contribuito a trasformare in templi della memoria e della cultura.


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