Società

Da professore a eroe in costume: Sergio, il bagnino che salvò la famiglia in mare dopo aver insegnato sicurezza tra i banchi

Il mare, si sa, non fa sconti. Non guarda i titoli di studio, non si commuove per le storie di famiglia, non arretra di fronte al coraggio di chi vuole tornare a riva.

Sabato 4 luglio, poco dopo le sei del pomeriggio, le acque di Margherita di Savoia hanno deciso di mettere alla prova quattro turisti di San Severo. Padre, madre e due figli, in vacanza, finiti oltre la linea di sicurezza del lido “Paradiso dei Giovani”. Oltre, nella zona dove la corrente gioca un’altra partita.

Qualcuno, a questo punto, potrebbe dire che è stata solo sfortuna. In realtà, i bagnanti avevano fatto esattamente ciò che non si dovrebbe mai fare: avevano sottovalutato la distanza e sopravvalutato le proprie forze. Quando le onde hanno cominciato a picchiare duro e il ritorno verso la spiaggia si è trasformato in una lotta, il panico ha fatto il resto. È bastato un attimo per passare dal divertimento al pericolo.

Ma l’estate, certe volte, sa regalare anche storie di segno opposto. Perché in quel tratto di costa, quel pomeriggio, c’era chi quelle onde le conosceva meglio di chiunque altro. E chi, fino a poche settimane prima, le spiegava ai ragazzi come si leggono, come si rispettano e come si evitano gli errori che possono costare caro.

Come riporta La Sesta Provincia Pugliese, webzine locale, si chiama Sergio Del Buono, ha ventiquattro anni, viene da Trinitapoli, piccolo comune in provincia di Barletta-Andria-Trani. Nella vita, da alcuni mesi, fa l’insegnante. In una città affacciata sul Lago di Como, tra le montagne e l’acqua dolce, aveva passato i primi mesi del 2026 a raccontare agli studenti il valore della prudenza. Non solo in aula: più volte aveva portato l’esempio del mare, della forza delle correnti, del vento che cambia all’improvviso, delle bandierine che non sono solo un vezzo. Messaggi semplici, forse scontati, ma che troppo spesso finiscono dimenticati quando il sole picchia e l’acqua sembra invitare a osare un po’ di più.

Sabato, quel professore si è rimesso il costume da bagnino. Era in servizio sulla torretta del Torquemada quando la radio ha gracchiato l’allarme. Al “Paradiso dei Giovani” c’era gente in difficoltà. La sua postazione dista quasi un chilometro dal punto segnalato. Un chilometro di sabbia battuta dal sole, percorso in pochi minuti con la tavola di salvataggio sottobraccio, senza esitazione, senza perdere tempo a pensare se fosse il caso o no. Per chi fa questo mestiere, la risposta è sempre la stessa: si va.

E Del Buono è andato. Si è tuffato in un mare che non regalava niente, con onde che rendevano ogni bracciata uno sforzo doppio. Ha raggiunto la famiglia, ha messo in sicurezza il figlio quindicenne, quello che sembrava stare peggio, e lo ha caricato sulla tavola. Poi, mentre altri bagnini del Lido Ponte e del Lido Darsena arrivavano in supporto, ha iniziato il rientro. Venti minuti di tensione, con la schiena che bruciava e il respiro che si faceva corto. Ma la lucidità non è venuta meno.

Sulla spiaggia, la scena si è trasformata: primi soccorsi, chiamate al 118, l’arrivo della Capitaneria di Porto. La famiglia di San Severo è stata accompagnata all’ospedale di Barletta per gli accertamenti. La paura, quella vera, l’hanno lasciata in acqua, tra le onde che per poco non li inghiottivano.

C’è un filo invisibile che lega quei venti minuti di salvataggio ai mesi trascorsi tra i banchi di scuola. Non è la formazione tecnica, non è il brevetto da bagnino. È qualcosa di più semplice e più profondo: la convinzione che la sicurezza non sia un optional, che si impari prima di tutto ascoltando, ma che si metta alla prova solo agendo. Del Buono, quel pomeriggio, non ha fatto altro che trasformare in gesti ciò che aveva insegnato a parole. Un professore che non si limita a dare lezioni, ma le vive sulla propria pelle.

Ora, per quella famiglia di San Severo, resterà il ricordo di un pomeriggio che poteva finire male. Per il giovane, invece, resta la testimonianza di un mestiere che non si esaurisce nel fischietto e nella torretta. Perché il mare, come la vita, a volte mette alla prova. E chi sa cosa fare, in quel momento, non è solo un professionista. È qualcuno che ha capito davvero qual è il senso di insegnare.


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