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Cyberbullismo, il Parlamento europeo chiede di renderlo un reato a livello continentale: “Le misure attuali non bastano”

Secondo i dati richiamati dal Parlamento europeo, un adolescente su sei dichiara di essere stato vittima di cyberbullismo, mentre uno su otto ammette di averne perpetrato. Numeri che, secondo i deputati, rendono evidente l’insufficienza delle misure attuali, sia a livello nazionale che europeo, per contrastare un fenomeno in costante crescita.

Per questo, con una risoluzione non vincolante adottata giovedì per alzata di mano, l’Assemblea chiede alla Commissione di valutare l’introduzione del cyberbullismo come reato a livello transfrontaliero, o in alternativa l’inclusione dei reati d’odio tra i reati dell’Unione, in modo da coprire i casi più gravi.

I deputati esprimono preoccupazione per l’aumento degli abusi online basati su immagini o video, e ritengono che il quadro giuridico esistente presenti lacune che richiedono un intervento urgente. “Le misure esistenti potrebbero non essere sufficienti”, si legge nelle motivazioni della risoluzione. Il Parlamento lamenta in particolare l’assenza di un quadro normativo per individuare online il materiale di abuso sessuale su minori, e invita la Commissione ad agire rapidamente affinché le piattaforme digitali adottino meccanismi volontari di segnalazione, ribadendo il loro obbligo di garantire uno spazio digitale sicuro per i minori.

Un capitolo a parte riguarda la responsabilità delle piattaforme. I deputati sottolineano che i modelli di business basati sulla massimizzazione del coinvolgimento possono incentivare la diffusione di contenuti d’odio, in particolare a danno di minori, donne e comunità LGBTIQ+. Vengono criticati i sistemi di raccomandazione iper-personalizzati che, secondo il Parlamento, “promuovono l’odio e penalizzano contenuti meno divisivi”. Per questo si chiede un’applicazione più rigorosa dell’articolo 28 del regolamento sui servizi digitali relativo alla protezione dei minori, sollecitando la conclusione dei procedimenti in corso e opponendosi a qualsiasi tentativo di riaprire il testo legislativo.

L’uso crescente dell’intelligenza artificiale a fini abusivi – come i deepfake o i contenuti intimi non consensuali – desta particolare allarme. Il Parlamento invita i fornitori di servizi digitali a rispettare gli obblighi di etichettatura previsti dall’AI Act e ribadisce la necessità di vietare le cosiddette “nudifier apps”, misura attualmente in fase di negoziazione con i governi UE.

Sul fronte del sostegno alle vittime, la risoluzione chiede di aumentare i finanziamenti alle organizzazioni competenti e di integrare il contrasto al cyberbullismo nelle strategie nazionali di salute mentale. Gli Stati membri dovrebbero dare priorità alla prevenzione, all’educazione e alla sensibilizzazione rivolte a minori, genitori ed educatori, oltre a garantire una rapida attuazione della direttiva sui diritti delle vittime.

Il 92 per cento dei cittadini UE chiede un’azione delle autorità. A febbraio la Commissione ha presentato un piano d’azione contro il cyberbullismo. Ma il Parlamento rileva che, nonostante alcuni Stati membri – come l’Irlanda con la cosiddetta “Coco’s law” – abbiano introdotto norme specifiche, nell’Unione persiste una frammentazione giuridica che rischia di lasciare troppe vittime senza una tutela efficace.


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