Cura degli animali, Regione valuta misure per redditi bassi. Perugia, bocciato ospedale gratis

di D.B.
«Soluzioni mirate» per le persone con basso reddito, affinché «la dignità della cura sia garantita anche nelle fasce più fragili». A valutarle è la Regione nell’ambito del nuovo Piano sociosanitario, in gestazione in queste settimane dentro la maggioranza e che potrebbe vedere la luce entro l’estate.
Le misure Tra le ipotesi allo studio ci sono interventi per sostenere chi ha difficoltà economiche nella cura degli animali domestici, senza però mettere in discussione il valore del lavoro dei veterinari. La Regione punta a rafforzare le strutture già esistenti, a partire dall’ospedale veterinario universitario, e a sviluppare collaborazioni più strette con il dipartimento di Medicina veterinaria di Perugia. Si valutano anche strumenti assicurativi per far fronte a spese impreviste che potrebbero portare all’abbandono degli animali, oltre al potenziamento del supporto diagnostico e scientifico con il contributo dell’Istituto zooprofilattico.
Prevenzione Sul fronte della prevenzione, si guarda a progetti di educazione e addestramento per favorire l’inserimento degli animali nelle famiglie e ridurre i rischi legati al randagismo, mentre resta centrale la garanzia di cure per gli animali vaganti o feriti attraverso il sistema pubblico già attivo. L’impostazione è quella del modello «One health», che lega salute umana, animale e ambiente. «Il nostro obiettivo – scrive in una nota la presidente Stefania Proietti – è far sì che la Regione sostenga chi è in reale difficoltà, senza mai sminuire il valore professionale di chi cura i nostri amici a quattro zampe».
L’ospedale gratuito Il tema è stato al centro anche della IV commissione consiliare del Comune di Perugia, dove martedì è stato respinto l’ordine del giorno che proponeva la realizzazione di un ospedale veterinario comunale gratuito aperto 24 ore su 24. Il documento, presentato dalla consigliera Margherita Scoccia, è stato bocciato con 8 voti contrari e 6 favorevoli. La proposta prevedeva una struttura pubblica con pronto soccorso, sale operatorie, degenza e servizi diagnostici, destinata sia agli animali randagi sia alle famiglie, con accesso modulato in base al reddito. Secondo la proponente si trattava di una risposta a una carenza del territorio e di uno strumento per sostenere le fasce più deboli, evitando scelte difficili per chi non riesce a sostenere le spese veterinarie. Dopo il voto, Scoccia ha parlato di «grande occasione mancata» e ha ribadito che l’obiettivo era «garantire cure veterinarie gratuite alle fasce più fragili della popolazione».
Il dibattito Nel corso della discussione è emersa una disponibilità diffusa al confronto sul tema, ma anche forti dubbi sulla reale sostenibilità del progetto. Il direttore generale dell’Istituto zooprofilattico, Vincenzo Caputo, ha confermato la disponibilità dell’ente a collaborare, in particolare per le malattie infettive, mentre dalla Regione, con il dirigente Salvatore Macrì, è stato ricordato che esiste già un sistema strutturato di gestione del randagismo e tutela degli animali, inserito nel nuovo piano sociosanitario. Il direttore del dipartimento di Medicina veterinaria, Marco Pepe, ha apprezzato l’attenzione al tema ma ha sottolineato i costi elevati dell’iniziativa, indicando come necessarie sinergie tra enti e il rispetto della professionalità dei veterinari.
I dubbi Dall’opposizione, il consigliere Leonardo Varasano ha sostenuto la fattibilità dell’indirizzo proposto, chiarendo che non si tratta di «gratuità tout court» ma di mettere a sistema le risorse esistenti. Di diverso avviso la maggioranza. La consigliera Francesca Pasquino ha riconosciuto il valore dell’obiettivo, ma ha evidenziato criticità su costi, equità e priorità, osservando che investimenti di questo tipo rischiano di sottrarre risorse alla sanità umana e di creare un servizio non mirato. «Destinare risorse pubbliche significative alla sanità veterinaria gratuita, quando la sanità umana è sotto pressione – ha detto – rischia di apparire, ed essere, una scelta difficilmente difendibile». Come alternativa, Pasquino ha indicato il potenziamento delle strutture già esistenti e strumenti più selettivi, come contributi legati all’Isee o convenzioni. In chiusura, la stessa Scoccia ha ribadito la volontà di proseguire il confronto con la maggioranza per arrivare a una proposta condivisa, partendo dalla valorizzazione delle realtà già presenti sul territorio.
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