Crotone, 7 a giudizio per la morte della giovane “parcheggiata” in ospedale
Sette imputati, tra medici e infermieri, rinviati a giudizio per la morte di una giovane “parcheggiata” nei corridoi dell’ospedale di Crotone
CROTONE – La gup Assunta Palumbo ha rinviato a giudizio sette imputati, tra medici e infermieri, per la morte di una giovane di 28 anni che rimase “parcheggiata” a lungo nei corridoi del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio mentre avvertiva dolori addominali lancinanti per una pancreatite. La giovane, come si ricorderà, venne operata quando era ormai troppo tardi. Il processo si farà il prossimo 24 settembre davanti al Tribunale di Crotone. Sotto accusa quattro medici e tre infermieri imputati, a vario titolo, di omicidio colposo, falso ideologico e omissione di atti d’ufficio.
L’INCHIESTA
L’inchiesta della Procura di Crotone era stata innescata da un esposto presentato dall’avvocato Leo Sulla per conto dei familiari di Benedetta Godano, 28 anni non ancora compiuti quando avvenne la tragedia. Non ce la fece, la giovane, morta il 24 aprile 2023 al Policlinico di Germaneto, a Catanzaro, dov’era stata trasferita qualche giorno prima. Nei capi d’imputazione e nella denuncia presentata dalla madre della vittima, Maria Madera, viene ripercorsa un’odissea sanitaria.
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L’ODISSEA
La mattina del 7 aprile sua figlia arriva in ospedale con un’ambulanza del 118. In pronto soccorso un’inutile attesa di due ore in codice verde. La giovane torna a casa senza essere visitata. Ma i dolori persistono. Alle 12 chiede di nuovo l’intervento del 118 per essere riaccompagnata in ospedale. Ma la “parcheggiano” in un corridoio del pronto soccorso. Soltanto alle 21,30, quando inizia a vomitare, due infermieri la spostano in una stanza del pronto soccorso. A mezzanotte viene trasferita in chirurgia. Alle 6 del mattino successivo viene sottoposta d’urgenza a un intervento e nel pomeriggio viene trasferita in Ranimazione. Ci resta fino al 17 aprile, allorquando viene trasferita al Policlinico universitario di Germaneto, in coma farmacologico. Le condizioni peggiorano irrimediabilmente il 24 aprile. Secondo i familiari poteva essere salvata.
LE ACCUSE
A giudizio Giuseppina Nicolazzi, 63 anni, di Petilia Policastro; Francesco Loprete (67), di Isola Capo Rizzuto; Alessandrina De Biase (66), di Scandale; Francesca Chiaravalloti (56), di Catanzaro. Imputate anche le infermiere Ilenia Covello (35), di Crotone; Sonia Lopetrone (51), di San Giovanni in Fiore; Anna Carvelli (46), di Crotone. Le accuse sono, per i medici, di cooperazione colposa, per negligenza, imprudenza e imperizia, nell’aver causato il decesso della donna omettendo la corretta diagnosi della patologia e l’attuazione del giusto percorso terapeutico. Le infermiere, invece, avrebbero, sempre secondo l’accusa, omesso di rivalutare il triage e o messo di riferire le reali condizioni della paziente.
FALSA CARTELLA CLINICA
Una volta individuata la pancreatite in atto, non sarebbe stata disposta una terapia di idratazione, l’unica in grado di determinare una regressione del processo patologico. Durante il turno di servizio, tre medici si sarebbero rifiutati di visitare la donna in preda a nuovi dolori addominali. Ci sono anche accuse di falso perché gli imputati avrebbero omesso di compilare completamente la cartella clinica nel tentativo di impedire la ricostruzione dei fatti.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Maria Angela Apa,a Salvatore Apa, Francesco Barbuto, Andrea Tucci.
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