Crollo dell’Imprinting Educativo per i giovani con condotta antisociale e rifiuto delle regole

Manifestazioni e rivolte violente animano l’attuale cronaca sociale carica di ribellione, esercitata da giovani ragazzi, che, organizzati in gruppo, mirano a dimostrare con i propri atti distruttivi l’imponenza e la forza della propria rabbia. Uno scenario fatto di risse, vandalismo e aggressioni, ad opera di bande giovanili intolleranti alle regole sociali e di convivenza civile, ignari delle conseguenze che tale condotta antisociale strutturata potrebbe causare. Le piazze delle città sono trasformate in scenari di guerriglia urbana, dove l’aperta rivolta è tesa a fronteggiare non solo le forze dell’ordine, ma l’intero sistema sociale, colpito nel cuore della sua tranquilla routine.
La violenza esercitata maschera una sfida rivolta alle autorità ed alle istituzioni, un esplicito messaggio veicolato da atti vandalici che oltrepassano il confine del diritto di manifestare le proprie idee attraverso i canali della comunicazione democratica.
L’assalto alle librerie è un atto simbolico e dimostrativo, riflesso della violenza esercitata ad opera dei ragazzi e dei giovani, che si scagliano contro la cultura simbolo di un’evoluzione storica fondata sulla saggezza condivisa. Un tentativo di rivoluzione giovanile, in cui l’istinto è contrapposto alla ragione, per una sfida ai valori custoditi e trasmessi dalla tradizione percepita come conservatrice. L’ira giovanile si consuma nell’atto manifesto di maltrattare e bruciare il libro, che rappresenta il simbolo per eccellenza della conoscenza.
Il denominatore comune dell’agire di molti giovani intolleranti al rispetto delle regole, non risiede solo nel disagio economico e personale o nell’influenza dei social, ma anche nell’assenza di un imprinting educativo primario.
La mancanza di codici educativi precoci, che il bambino dovrebbe ricevere nei primissimi anni di vita all’interno dei nuclei familiari di appartenenza, priva lo stesso dell’imprinting basato sull’empatia, sul rispetto dell’altro e sulla capacità di regolare il proprio stato emotivo. Pertanto, l’adolescente fa fatica a riconoscere i valori e le regole di convivenza civile, considerandole un limite alla libertà del proprio pensiero, nonché del proprio agire, quindi come un ostacolo da abbattere.
Il vuoto pedagogico primario richiama la crisi di due istituzioni principali: la Famiglia e la Scuola. L’attuale modello di famiglia spesso si presenta orientato verso uno stile educativo iperprotettivo, in cui al bambino è concesso di avanzare ogni richiesta, prontamente soddisfatta dall’adulto. Assistiamo al percorso di crescita basato sull’affermazione costante del SI, che limita l’esperienza dei ragazzi alla frustrazione o al fallimento. Si perde così il valore educativo del NO, essenziale per insegnare, già a partire dalla tenera età, che esistono dei confini da rispettare tra le proprie aspettative e quelle altrui.
La Scuola spesso è delegata al ruolo educativo che spetterebbe alla famiglia, ma non sempre è in grado di recuperare quel primario imprinting, che andrebbe soddisfatto nella fase di socializzazione primaria del bambino. I docenti ed il personale scolastico, nell’esercitare il proprio ruolo educativo, riscontrano diverse difficoltà soprattutto in ordine al rispetto delle regole e dei protocolli normativi scolastici.
La crescita dell’individuo e lo sviluppo in età evolutiva rappresentano una missione complessa, che richiede una stretta alleanza tra famiglia e scuola, fondata sull’originario patto educativo. L’obiettivo comune delle due istituzioni deve essere lo sviluppo integrale del bambino, con la valorizzazione dei talenti e delle competenze dell’adulto che diventerà in futuro, quale parte integrante della comunità.
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