Crisi Amt, come cambia il servizio da settembre: oltre 200 turni in meno e rivoluzione delle linee bus

Genova. Un taglio del 18% dei turni sul servizio urbano e del 12% sull’extraurbano. E una nuova revisione della rete bus per accorciare i percorsi delle linee e limitare la riduzione del numero di corse. È quello che aspetterà i genovesi a partire dal 14 settembre, quando entrerà in vigore l’orario invernale di Amt e partiranno le azioni previste dal piano di risanamento per riportare in equilibrio i conti dell’azienda.
La rimodulazione del servizio è stata al centro dell’incontro in mattinata coi sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal. Presenti tra gli altri il consigliere d’amministrazione Enrico Franchini, il direttore generale Nicola Pascale e il direttore della Mobilità urbana di Tursi Alberto Cappato.
Pronti i tagli al servizio, ecco cosa cambierà
La sforbiciata vale circa 2,5 milioni di chilometri all’anno, una cifra vicina allo scenario peggiore contemplato dal piano di risanamento. In termini di servizio quotidiano significa passare da 1.044 a 855 turni sul servizio urbano (189 in meno) e da 257 a 227 turni sul servizio extraurbano (30 in meno). In sostanza non è altro che una presa d’atto che la coperta è corta: per mesi l’orario è rimasto invariato nonostante la carenza di mezzi e autisti, adesso tutto viene ritarato a seconda delle reali disponibilità di risorse per evitare buchi, corse saltate e disagi improvvisi sulle spalle degli utenti.
La contrazione sarà quindi “spalmata” nell’arco della giornata per garantire frequenze regolari, seppur ridotte. D’altra parte, per mitigare gli effetti dei tagli e cancellare meno corse possibili usando gli stessi bus, l’azienda sta studiando una prima rivoluzione delle linee nell’ottica di evitare le sovrapposizioni. In fin dei conti è l’antipasto di ciò che accadrà nei prossimi mesi e anni con la progressiva entrata in funzione degli assi di forza, il cui debutto è atteso proprio in autunno.
La revisione della rete: percorsi accorciati, linee eliminate
E allora ecco le ipotesi al vaglio, ancora da perfezionare. A Ponente la linea 1 potrebbe fermarsi a Principe, in via Fanti d’Italia, anziché raggiungere lo storico capolinea di Caricamento. Stesso destino possibile per il 32 da largo San Francesco da Paola. Verrebbe cancellato il 6 Cornigliano-Erzelli, lasciando solo il collegamento con Sestri Ponente tramite le linee 5/ e 128. Dalla Valpolcevera il 7 verrebbe limitato a Sampierdarena, in via Avio, rinunciando al collegamento diretto con Principe. Tra le ipotesi c’è anche l’eliminazione delle linee di rinforzo 3 e 8. Allo stesso tempo è previsto il potenziamento del 20, destinato a trasformarsi nella nuova linea “di forza” filoviaria contraddistinta dalla lettera C, con alcune corse attestate a Brignole.
E ancora, in centro il 39 e il 40 da Oregina e Righi verrebbero limitati in piazza della Nunziata. In Valbisagno il 47 non percorrerebbe più corso Buenos Aires ma accorcerebbe il giro circolare su via Archimede. Nel Levante il 31 sarebbe limitato a Boccadasse e non arriverebbe più all’ospedale Gaslini. E in Valle Sturla si sta pensando di “amputare” le linee 85-86-87 nel tratto tra Borgoratti e Brignole. In compenso, in mezzo a tante menomazioni, ci sarebbe un rafforzamento di N1 e N2 in orario notturno.
A proposito di assi di forza, dopo l’attivazione della linea provvisoria tra Sampierdarena e Foce, ottobre potrebbe segnare il debutto dei bus elettrici flash charging in Valbisagno. Altri ritocchi in arrivo per la rete, visto che l’attuale 13 Prato-Caricamento verrà sostituito da una nuova linea con attestamento presso piazzale Kennedy. Ancora nessuna novità per l’aumento delle corsie gialle, necessario anche per raggiungere l’aumento di velocità commerciale prescritto dal piano: Cappato ha spiegato che sono allo studio sperimentazioni, ma nulla di definitivo.
“Abbiamo espresso che qualora ci sia una variazione degli attuali capolinea, la stessa avvenga solo dopo che gli stessi siano stati attrezzati con servizi adeguati per il personale”, spiegano i sindacati. Saranno impiegati al massimo 360 bus al giorno e nel frattempo, secondo quanto riferito dall’azienda, verranno avviate le procedure di gara per l’acquisto di circa 40 vetture termiche di piccole dimensioni con fondi Fsc.
Il nodo dell’entroterra
In ambito extraurbano fa rumore in questi giorni la protesta dei sindaci dell’entroterra che rispediscono al mittente il piano “lacrime e sangue” e chiedono di riaprire il confronto. Oltre ai 30 turni in meno sulle linee comprese nel contratto di servizio (un sacrificio in proporzione minore rispetto a quello che toccherà alla città) ne salterebbero anche una quarantina legati ai servizi scolastici e “diversificati”, cioè le varie corse aggiunte negli anni in base ad accordi coi singoli Comuni. Corse che – fanno notare sia l’azienda sia i sindacati – sono sempre state effettuate “in rosso” rispetto ai costi reali. Da qui la proposta di avanzare un’offerta alle amministrazioni locali: non azzerare tutto, ma erogare quei servizi facendoseli pagare costo di mercato.
I commenti dei sindacati
“In linea generale non siamo favorevoli al taglio dei servizi, ma se abbiamo un certo numero di personale è inutile programmare servizi che non riusciamo a fare – commenta Edgardo Fano, segretario ligure della Faisa Cisal -. Sicuramente settembre sarà complicatissimo per cittadini e lavoratori, andremo tutti in affanno. L’obiettivo è superare le difficoltà per poi ritarare il servizio, che non può più essere sottocosto. I dipendenti stanno già facendo grandi sacrifici: si lavora in condizioni pessime, compreso il reparto manutenzioni”.
“Non siamo contenti dei tagli – gli fa eco Gabriele Salvatori della Uiltrasporti -. Se è un piano temporaneo e subito dopo si aprirà una discussione per migliorare il servizio va bene, altrimenti sarà un problema. Speriamo che si inizi a parlare presto di assunzioni. Abbiamo aperto un tavolo sullo stato dell’arte dell’accordo per l’efficientamento: le verifiche sull’extraurbano non si stanno facendo, sull’urbano sono a singhiozzo. In un clima di incertezza queste azioni sarebbero importanti anche per recuperare risorse economiche. I colleghi lavorano in un clima difficile, bersagliati ogni giorno da aggressioni fisiche e verbali”.
“Siamo consapevoli del fatto che questa, tra le altre, sia una leva individuata per far uscire Amt da questa grave crisi economico finanziaria – aggiunge Francesca Parodi, Rsa Filt Cgil -. Auspichiamo che si possa in futuro tornare ai volumi di servizio precedenti, perché non è nelle nostre corde sederci al tavolo per parlare di tagli, ma ad oggi questo servizio che entrerà in vigore il 14 settembre risulta essere in linea con l’attuale organico di personale e per questo motivo la rimodulazione dovrebbe migliorare la qualità del servizio offerto alle cittadine e ai cittadini che non vedranno più corse saltate”.
“Noi chiediamo che l’amministrazione si faccia carico della comunicazione costruttiva all’utenza a tutela dei lavoratori e per la sicurezza generale – spiega Antonio Vella della Fit Cisl -. Chiediamo che si faccia un’analisi sulla forza lavoro perché la coperta è corta. Se vogliamo che il servizio e la verifica sui titoli di viaggio funzioni, bisogna mettere mano alle assunzioni.




