Covid, a chi fa paura la Commissione d’inchiesta? In atto la delegittimazione delle indagini – Il Tempo

Foto: Lapresse
Due sono i metodi privilegiati quando si mira a delegittimare un organismo o un soggetto: ignorarlo del tutto oppure evitare di parlarne nel merito, preferendo il folklore o adombrando ipotesi strumentali. Nel caso della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid siamo davanti a un assemblaggio ingegneristico perfetto delle due categorie: una coltre gelida di silenzio mediatico, giusto ogni tanto interrotta da qualche refolo di sarcasmo o di superiorità morale oppure del grande classico editoriale «vendetta politica contro Giuseppe Conte», specialmente adesso che appare a tutti evidente come e quanto sia proprio Conte l’uomo forte del campo largo. Non fosse stata per la caparbia testardaggine de Il Tempo, i lavori della Commissione si sarebbero arenati in uno dei momenti più delicati, l’audizione dell’ex Presidente del Consiglio. Come noto Conte è anche commissario dell’organismo, aspetto questo che finisce per rappresentare impedimento all’audizione, se non passando attraverso la Giunta per il Regolamento che sarà chiamata a sbrogliare la matassa regolamentare.

Sin dalla sua istituzione, la Commissione è vista da una certa parte politica con sufficienza e sdegno. Eppure di chiarimenti ne servirebbero, basterebbe dare uno sguardo all’articolo della legge istitutiva contenente i compiti della Commissione, oppure, più semplicemente, basterebbe ricordarsi quegli anni: tra appalti e spendita di denaro pubblico, mascherine, esercito russo scorrazzante per la Penisola, misure burocratiche emerse dalla fantasia di un racconto di Borges ma senza lo stile dello scrittore argentino, limitazioni di ogni ordine e grado alle libertà. Non è una vendetta politica, e nemmeno il trionfo dei no vax, perché anche volendo lasciare fuori dalla porta il tema vaccinale vi sarebbero argomenti di natura giuridica, istituzionale, economica da analizzare, discutere e investigare per anni. Investigare, già. Mi è capitato di leggere un recentissimo e sarcastico commento di Michele Serra apparso su Repubblica; già dal titolo si capisce dove si voglia andare a parare, «Studiare il Covid: troppo faticoso». Scrive Serra che le Commissioni parlamentari d’inchiesta sono «strumenti di ricerca e di studio» e che le stesse dovrebbero fornire materiali affinché le Camere lavorino meglio. In realtà, messa così sembrerebbe quasi che le Commissioni non siano altro che macchine ornamentali e l’unico tema in discussione, a leggere quel commento, i vaccini.

L’articolo 82 della Costituzione invece, quella stessa Costituzione spesso eretta a feticcio contro le proposte di modifica della destra brutta e cattiva ma a quanto pare scarsamente frequentata, stabilisce che queste Commissioni procedano con «gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria». Non hanno solo funzioni conoscitive, ma anche ispettive e in alcuni casi di indagine. Proprio perché alcuni temi, pur nel campo del politico, meritano approfondimenti organici ed eccezionali, soprattutto quando libertà garantite dalla Costituzione sono state limitate in maniera tanto severa quanto prolungata e il Parlamento stesso, all’epoca, relegato in un cantuccio, spettatore dei dpcm e chiamato solo a convertire, in serie, decreti-legge. Conoscere, e conoscere davvero, è nell’interesse di tutti, senza facili ironie.
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