Marche

così truccava i furti in tribunale. Chiesto il processo per l’autista dei magistrati e la moglie

ANCONA Sono a un passo dal processo l’autista del Tribunale di corso Mazzini e la moglie brasiliana. Dopo la chiusura delle indagini la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. L’udienza preliminare è stata fissata per il 25 settembre davanti al giudice Carlo Cimini.

  Il 59enne anconetano, autista di giudici e magistrati e addetto alla Cancelleria dei corpi di reato, e la moglie 43enne, spostata in carcere a maggio dopo l’arresto di ottobre, dovranno difendersi dalle accuse di spaccio di stupefacenti per diverse cessioni avvenute a Montemarciano, dove abitano. Il cuore dell’inchiesta è nel caveau del Tribunale.

Le accuse

Stando alle accuse il 59enne, approfittando del suo ruolo, avrebbe sottratto 3 panetti di cocaina per 3 chili complessivi e 9 pistole (2 semiautomatiche, 2 revolver e 5 a salve) frutto di precedenti sequestri e custodite proprio nella Cancelleria dei corpi di reato. Droga e armi che le forze dell’ordine avevano sequestrato per altre indagini. Per questo il 59enne deve rispondere anche di peculato e violazione dei sigilli che avrebbe rimosso in più occasioni per impossessarsi del materiale. Dagli atti emergono i dettagli del sistema. Arrestato il 15 ottobre scorso dai carabinieri, con 2 chili di cocaina in parte nell’auto su cui viaggiava con la compagna e in parte nella casa di Montemarciano, l’autista del Tribunale (è difeso dagli avvocati Giuliano Giordani e Alessia Bartolini e ora è ai domiciliari) è stato subito collaborativo. Ha ammesso di essere un consumatore ma non uno spacciatore.

Il trucchetto

Per non far scoprire l’ammanco dal caveau ha messo dei libri di pari peso dentro gli scatoloni della droga sequestrata. Droga che sarebbe stata per uso personale. Le pistole invece per difendersi da chi sapeva che in casa teneva grossi quantitativi di stupefacente. Di quelle 9 pistole sparite, solo 4 sono state recuperate: le scacciacani, nascoste sotto terra in un pozzo vicino alla sua abitazione. Un nascondiglio che chiama in causa anche la sorella, 61enne di Ostra Vetere, indagata per concorso in detenzione illegale di armi. Sarebbe stata lei a nasconderle. La sua posizione è stata stralciata: tramite i difensori, gli avvocati Arianna Benni e Catello De Simone, ha chiesto di essere interrogata e la difesa sta preparando una memoria.

Le assenze

Nel fascicolo c’è anche un altro capitolo: quello dell’assenteismo. Il 59enne è accusato di truffa perché per 5 anni si sarebbe assentato dall’ufficio senza giustificazione, attestando però la presenza. Timbrava e poi usciva, o c’era chi timbrava per lui, per entrare e uscire in orari diversi da quelli comunicati. La moglie, difesa dall’avvocato Roberta Romanelli, risponde solo di detenzione e spaccio. Come la cognata, nega ogni coinvolgimento.




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