Salute

Così la medicina legale lavora alla sfida dell’intelligenza artificiale

L’Intelligenza Artificiale sta entrando rapidamente in tutti i settori della sanità. La questione non è più se utilizzarla, ma come progettare strumenti realmente capaci di rispondere alle esigenze delle diverse discipline. È da questa consapevolezza che ha preso le mosse il Workshop “AI & Medicina Legale”, che si svolgerà 17 giugno presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma in apertura del 47° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Legale dedicato all’innovazione scientifica della disciplina che si tiene dal 18 al 20 giugno presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma.

L’obiettivo dell’incontro è chiaro: mettere in dialogo medicina legale, università, industria tecnologica e sviluppatori di Intelligenza Artificiale per avviare un percorso di collaborazione stabile. Non semplicemente per costruire nuove applicazioni destinate ai professionisti, ma per affrontare una sfida più ambiziosa: progettare sistemi di AI che incorporino fin dalla loro architettura i criteri metodologici propri del ragionamento medico-legale. Per questo motivo abbiamo coinvolto nel confronto un player d’eccezione come IBM.

La riflessione nasce da una convinzione che appartiene alla migliore tradizione della medicina legale: la qualità degli strumenti deve sempre essere al servizio della qualità del giudizio. L’Etica del Lavoro ben fatto, framework deontologico di riferimento, richiede un continuo investimento sul pensiero critico, sulla capacità di valutare le evidenze, interpretare la complessità e assumere responsabilmente decisioni che incidono sulla vita delle persone e sul funzionamento delle istituzioni.

In questa prospettiva, l’Intelligenza Artificiale non rappresenta una scorciatoia per sostituire il professionista, ma un’opportunità per rafforzarne le capacità critiche: l’intelligenza artificiale ha una grande capacità computazionale a servizio della capacità interpretativa dell’essere umano.

Il Workshop è stato pensato per condividere una prima considerazione di carattere teorico. Le nuove tecnologie non modificano i fondamenti della disciplina, ma possono contribuire a gestire livelli di complessità che spesso eccedono le tradizionali capacità di analisi umana. In questa prospettiva il nesso causale non viene abbandonato, ma può essere interpretato, secondo una visione sistemica, attraverso modelli più capaci di cogliere le interazioni tra fattori biologici, clinici, organizzativi e sociali. L’Intelligenza Artificiale può diventare uno strumento per comprendere meglio la complessità del reale abbandonando definitivamente qualunque forma di ingenuo riduzionismo.


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