Scienza e tecnologia

Cosa sta succedendo a OnePlus

La situazione di OnePlus sembra cambiata in modo brusco e senza comunicazioni ufficiali, almeno per ora. Le ultime settimane hanno mostrato segnali sempre più evidenti di un marchio in fase di smantellamento, con operazioni ridotte al minimo e decisioni prese lontano dai mercati in cui aveva costruito la propria reputazione.

Il quadro emerso da un’ampia indagine di AndroidHeadlines descrive un’azienda che procede in silenzio verso una chiusura progressiva, mentre le sedi si svuotano e i progetti futuri vengono accantonati.

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Un crollo che parte dai numeri

Il declino di OnePlus partirebbe laddove partono tutti i declini: dai dati di mercato. Le spedizioni globali del 2024 sono diminuite di oltre 20%, passando da circa 17 milioni di unità a una fascia compresa tra 13 e 14 milioni. Nello stesso periodo, il gruppo OPPO, a cui fa capo il marchio, ha registrato una crescita del 2,8%, indicata dagli analisti di Omdia come sostenuta esclusivamente dal brand principale.

La situazione in India, un tempo considerata la roccaforte del marchio, ha subito un crollo repentino.

Circa 4.500 negozi in sei stati hanno smesso di vendere i prodotti OnePlus, lamentando margini troppo bassi e ritardi nelle garanzie. Questo ha portato la quota nel segmento premium dal 21% al 6% in un anno, pari a una contrazione del 71%. La quota complessiva in India è scesa dal 6,1% al 3,9%.

Neppure la Cina ha retto. Il presidente Li Jie aveva fissato l’obiettivo di superare il 3% di quota del brand Xiaomi; OnePlus ha invece raggiunto appena 1,6%, scendendo dal precedente 2%. Le dichiarazioni ufficiali parlavano di vendite “sostanzialmente stabili”, ma i numeri mostrano l’esatto contrario.

India e Cina rappresentano oggi il 74% delle spedizioni OnePlus. Con entrambi i mercati in contrazione e un Occidente giudicato dagli analisti “a domanda debole”, lo spazio di manovra è ormai ridotto.

Sedi chiuse e team ridotti al minimo

Lo smantellamento ha preso forma sotto traccia. La sede statunitense di Dallas ha chiuso nel marzo 2024 senza alcun annuncio, lasciando un piccolo gruppo di lavoro a Palo Alto composto da meno di quindici persone.

Anche il rapporto con T-Mobile si è interrotto, e il nuovo OnePlus 15 viene proposto solo in versione sbloccata.

In Europa, i tagli sono iniziati molto prima: tra Francia, Germania e Regno Unito i team sono passati da circa sessanta persone a meno di dieci già nel 2020. Nessuna comunicazione ufficiale, solo una lenta uscita di scena.

L’India, che nel 2019 era stata presentata come il futuro del marchio con la promessa di un centro R&D da 1.500 dipendenti, conta oggi appena 116 persone secondo dati Tracxn del 2024. Le testimonianze interne parlano di poca fiducia del management cinese nei team locali. Anche la presentazione del OnePlus 15, tenuta via Zoom, ha riflettuto un ridimensionamento drastico delle operazioni.

I miliardi di OPPO non sono bastati

Nel 2022 OPPO aveva promesso un investimento di 14 miliardi di euro per supportare OnePlus, aprendo i propri negozi e centri assistenza al marchio e permettendo di vendere dispositivi a margine zero. Una mossa che somigliava più a un intervento d’emergenza che a un piano di crescita.

Nonostante il supporto, il marchio ha continuato a perdere terreno. Con una quota globale attorno all’1,1% e una contrazione superiore al 20% anno su anno, mantenere strutture dedicate non risultava più sostenibile. Le conseguenze si vedono nelle sedi chiuse, nei team ridotti e nei prodotti cancellati, come il pieghevole Open 2 e il compatto 15s.

Per ora, le promesse ai clienti restano valide: gli smartphone già venduti continueranno a ricevere gli aggiornamenti previsti e le garanzie saranno coperte, con OPPO pronta a intervenire quando necessario. Ma il destino del marchio sembra segnato: nessun annuncio ufficiale (al momento), solo un silenzio che pesa più di qualsiasi comunicato.


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