Veneto

cosa raccontato i visitatori del MUSME? Ecco le risposte


Che cosa sappiamo davvero di virus, batteri e antibiotico-resistenza? E quanto le nostre convinzioni corrispondono alle conoscenze scientifiche? A queste domande ha provato a rispondere la mostra multimediale “Grande come un virus”, ideata dall’Istituto di Biofisica (IBF) del CNR di Milano e dallo IED – Istituto Europeo di Design, e ospitata al MUSME – Museo di Storia della Medicina di Padova fino al 28 giugno 2026.

L’accesso alla mostra, fruibile tramite visita guidata, si concludeva con un exhibit multimediale in cui il pubblico veniva invitato a rispondere a dieci domande elaborate da ricercatrici del CNR. L’installazione invitava i visitatori a esprimersi su alcuni temi centrali della microbiologia e della salute pubblica come l’uso degli antibiotici, la diffusione delle resistenze, le infezioni contratte in ospedale, le vaccinazioni, il ruolo dei microrganismi e l’importanza della ricerca scientifica. L’exhibit non aveva lo scopo di realizzare un’indagine rappresentativa della popolazione, ma di coinvolgere il pubblico, rilevare conoscenze e far emergere dubbi e convinzioni diffuse.

L’antibiotico-resistenza è un problema conosciuto

La maggior parte dei partecipanti sembra aver acquisito una buona consapevolezza generale del fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Il 78% dei partecipanti ha riconosciuto correttamente che un batterio può diventare resistente a due o più antibiotici. Il 73% ha inoltre indicato che è possibile intervenire per ridurre il problema della resistenza. Rimane però un 16% che dichiara di non sapere se sia possibile intervenire e un 11% che ritiene che non si possa fare nulla.

Queste percentuali suggeriscono che uno dei messaggi principali dell’esposizione sia stato trasmesso con una buona efficacia: l’antibiotico-resistenza è un fenomeno complesso, ma non inevitabile, sul quale possono incidere comportamenti individuali, pratiche sanitarie, ricerca e politiche di prevenzione.

Virus e antibiotici: il nodo più difficile da comunicare

Il risultato più significativo riguarda la distinzione tra virus e batteri. Alla domanda “Secondo te i virus possono sviluppare resistenza agli antibiotici?”, il 50% dei partecipanti ha risposto erroneamente sì e un ulteriore 10% ha scelto “forse”. Soltanto il 40% ha risposto correttamente no.

Si tratta di una confusione importante. Gli antibiotici agiscono infatti contro i batteri e non contro i virus. Di conseguenza, non sono i virus a diventare resistenti agli antibiotici. L’uso improprio di antibiotici contro infezioni virali può invece favorire la selezione di batteri resistenti. Il dato emerso mostra quindi che termini come virus, batteri, antibiotici e resistenza, pur essendo entrati nel linguaggio quotidiano, non sono sempre compresi nelle loro corrette relazioni.

Gli antibiotici non riguardano soltanto la medicina

Il 72% dei visitatori ritiene a ragione che gli antibiotici siano utilizzati anche in ambiti diversi dalla medicina umana. Il 14% risponde negativamente e una quota analoga non sa esprimersi.

Anche questo risultato introduce un tema decisivo. L’antibiotico-resistenza non riguarda infatti soltanto gli ospedali o gli ambulatori, ma coinvolge la salute umana, quella animale e degli ecosistemi. L’impiego degli antibiotici negli allevamenti, la loro dispersione nell’ambiente e la circolazione dei batteri resistenti rendono necessario un approccio integrato, spesso definito “One Health” (una sola salute), in cui persone, animali e ambiente sono strettamente collegati.

Vaccinazioni: prevale un atteggiamento favorevole

Alla domanda sulla disponibilità a vaccinarsi per prevenire malattie causate da batteri e virus, il 72% dei partecipanti si è dichiarato favorevole. Il 13% ha risposto no e il 15% ha scelto “forse”. Il risultato mostra un orientamento complessivamente positivo, ma anche la presenza di una fascia di persone esitanti o contrarie.

L’esitazione non dovrebbe essere considerata soltanto come un rifiuto. Può nascere da dubbi, timori, esperienze personali o difficoltà nel valutare informazioni spesso numerose e contraddittorie. Proprio per questo musei, istituzioni scientifiche e professionisti della salute possono offrire spazi nei quali porre domande e confrontarsi con contenuti affidabili, senza ridurre il dialogo a una contrapposizione tra favorevoli e contrari.

Un mondo senza microrganismi sarebbe davvero migliore?

Un’altra domanda chiedeva se eliminare tutti i virus e tutti i batteri migliorerebbe la salute umana. Il 68% ha risposto no, mostrando di riconoscere che i microrganismi non sono soltanto dannosi. Il 19% pensa invece che la loro completa eliminazione migliorerebbe la nostra salute, mentre il 13% la considera probabilmente positiva.

L’idea che virus e batteri siano esclusivamente pericolosi è comprensibile: se ne parla soprattutto quando causano malattie. In realtà, soltanto una parte dei microrganismi è patogena. Molti batteri svolgono funzioni indispensabili per gli organismi e per gli ecosistemi, partecipando ad esempio alla digestione, alla regolazione del sistema immunitario e ai cicli naturali della materia. Anche i virus sono componenti fondamentali della biosfera e hanno avuto un ruolo importante nei processi evolutivi. La vera sfida, quindi, non è eliminare il mondo microbico, ma comprenderne gli equilibri.

Fiducia nella ricerca, ma non senza incertezze

Il 78% dei partecipanti ritiene importante investire nella ricerca scientifica per contrastare i virus patogeni e l’antibiotico-resistenza. Un ulteriore 12% risponde “probabilmente”, mentre l’11% non considera prioritario questo investimento.

È uno dei risultati più positivi dell’exhibit. La maggioranza dei visitatori riconosce nella ricerca uno strumento essenziale per affrontare problemi sanitari complessi. La ricerca, tuttavia, non produce soltanto nuovi farmaci e vaccini: serve anche a comprendere come si diffondano le infezioni, sviluppare strumenti diagnostici, studiare gli ecosistemi microbici, migliorare l’uso degli antibiotici e individuare modalità più efficaci per comunicare la scienza.

Uno spazio di dialogo, non solo di risposte

Nel complesso, le risposte mostrano che molti dei messaggi centrali dell’esposizione sono stati recepiti dal pubblico. I dati rappresentano anche una restituzione dell’efficacia comunicativa dell’esperienza museale. Poter fare delle domande ai propri visitatori ha permesso al MUSME di non limitarsi a trasmettere contenuti, ma di ascoltare il pubblico, individuare dubbi ricorrenti e comprendere quali temi richiedano ulteriori occasioni di approfondimento. In questo senso, una mostra scientifica può diventare anche uno spazio di dialogo: non soltanto un luogo nel quale ricevere risposte, ma un ambiente nel quale mettere alla prova le proprie convinzioni, riconoscere ciò che non si conosce e formulare nuove domande.

Il MUSME ringrazia CNR-IBF e IED per aver raccontato il mondo dei virus e dei batteri con rigore scientifico, creatività e strumenti partecipativi. Un ringraziamento va inoltre alla Regione del Veneto – Direzione prevenzione sicurezza alimentare e veterinaria, che ha sostenuto le visite guidate rivolte alle scuole e alle famiglie, contribuendo a rendere i contenuti della mostra accessibili a un pubblico ampio e diversificato.

Informazioni

Visita la pagina web della mostra.

 


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