controlli su spese e viaggi dell’ex guru dei fondi europei
ANCONA Un pool di commercialisti esterni che sta passando al vaglio, atto per atto, le spese dirette dell’ufficio di presidenza – compresi viaggi e missioni – per valutare eventuali irregolarità. E una querela dal governatore Francesco Acquaroli per aver affermato che i nomi di alcuni consulenti contrattualizzati erano stati sponsorizzati dai partiti – FdI in primis – su spinta del numero uno di Palazzo Raffaello. È su questi due fronti che ora dovrà difendersi Andrea Santori, ex presidente della Svem e guru dei fondi europei, da ottobre scorso fuori dalla plancia di comando.

Nel mirino di tutti
«Mi sono dimesso perché sarebbe iniziato un nuovo mandato di Acquaroli e non per altro. È ciò che si fa di solito», assicura il diretto interessato. «È stato dimesso, altroché», ironizzano alti esponenti della maggioranza regionale. Santori era diventato un personaggio scomodo: era entrato nel mirino di tutte le Confindustrie, all’Its di Fermo l’avevano fatto decadere. Solo la Camera di commercio delle Marche, graniticamente convinta della sua decisione, lo tiene ancora nella giunta e nel consiglio. Ma la figura di Santori qualche ombra l’aveva mostrata ben prima di questi screzi. Già nel luglio 2024 il Corriere Adriatico aveva messo in evidenza come fosse al centro di molti (troppi?) interessi, sedendo in un’infinità di posti di comando, cosa che lo esponeva anche ad eventuali conflitti di interesse. Quando nel gennaio 2022 fu nominato dalla giunta Acquaroli presidente della Svem, sedeva già nella giunta della Camera di commercio (dove è stato confermato per il Sabatini-bis), era nel board del Confidi Uni.Co., era presidente dell’Its Academy di Fermo e, nel passato recente, aveva assunto pure le cariche di componente del consiglio direttivo di Confindustria Centro Adriatica e di socio della Fondazione Cassa di risparmio di Fermo. Un uomo, mille incarichi, insomma.

Le note dolenti
Col senno di poi, aggiungere la Svem a questo nutrito bouquet di posizioni di potere, non è stata forse la più fulgida delle decisioni da parte della giunta. Ma tant’è. Santori è stato seduto sullo scranno più alto della partecipata regionale Sviluppo Europa Marche dal 2 gennaio 2022 al 31 ottobre 2025: quasi quattro anni, ora passati al setaccio dal team di commercialisti esterni arruolato dal nuovo Cda che da maggio scorso è guidato da Monica Mancini Cilla, esponente di Fratelli d’Italia e vice di Santori fino alle sue dimissioni. A quanto appreso dal Corriere Adriatico, gli aspetti al momento al vaglio dei commercialisti riguardano le spese dirette dell’ufficio di presidenza, compreso il marasma delle delibere («prima si autorizzava una cosa e, con un’altra delibera, si cancellava. Non sarà semplice il lavoro di ricostruzione dell’iter degli atti», le prime osservazioni sconfortate che trapelano). Sotto la lente di ingrandimento, invece, non ci sarebbero al momento le consulenze e collaborazioni affidate in quei quasi quattro anni della Svem. In compenso, sono alla base della denuncia di Acquaroli a Santori. L’ex presidente avrebbe parlato di due consulenze in particolare che, a suo dire, sarebbero state caldeggiate dai partiti su spinta del governatore: Sandro Cacchiarelli e Stefano Massari. Accusa rispedita al mittente dallo stesso Acquaroli con tanto di querela.
Le cifre
A Cacchiarelli – che oggi ricopre il ruolo di responsabile del gruppo I Marchigiani in Consiglio regionale – sono andate tre consulenze tra il 2022 e il 2025: una da 15.250 euro lordi dal 10 ottobre al 15 dicembre 2022, una da 48mila euro lordi per il periodo tra il 10 gennaio ed il 31 dicembre 2023, e una da 96mila euro lordi dal 2 gennaio 2024 al 30 giugno 2025. Massari, invece – che ha avuto l’incarico anche di consulente della struttura commissariale per la ricostruzione post-sisma – è stato contrattualizzato dalla Svem dal 3 ottobre 2023 con un compenso totale di 100mila euro lordi per «attività di definizione di prassi amministrative mirate all’individuazione di nuove risorse finanziarie destinate alla crescita economica della Svem a beneficio del territorio regionale e per il coordinamento dell’attività di rendicontazione dei progetti dei fondi nazionali ed europei affidati alla stessi», si legge nell’oggetto dell’incarico.
Il lungo elenco
Il molto nutrito elenco di collaborazioni della Svem nell’era Santori si compone di 165 voci (con alcuni nomi che si ripetono): 47 nel 2025, 31 nel 2024, 42 nel 2023 e 45 nel 2022. Per fare un parallelismo con gli anni precedenti – quando la società in house si chiamava Svim – nel 2021 alla voce consulenti e collaboratori si contavano 13 contratti, nel 2020 erano stati 22 e si attestavano sulle 28 unità nel 2019. Ora, considerando i non esattamente brillanti risultati della Svim, forse qualche consulenza in più per far funzionare meglio la macchina sarebbe stata anche utile. Ma i numeri sono decisamente lievitati quando a guidare la Svem è stato Santori: quelle collaborazioni erano tutte giuste e giustificabili ai fini del corretto funzionamento della società? Questo non è ancora dato saperlo. In compenso, sappiamo che sono costate più di 4 milioni di euro. Quasi 1,5 milioni solo nel 2025. Le consulenze sono tra gli aspetti contenuti nell’esposto che, il 1° settembre 2025, l’ex sottosegretaria del Pd Alessia Morani ha presentato alla Procura della Repubblica di Ancona. Ma sono una minima parte delle ombre che aleggiano sulla figura di Santori: nelle sue tante vesti, spesso gli è capitato di essere l’interlocutore di se stesso quando si è trattato di prendere decisioni, stringere accordi o mettere in circolo denaro. Se la canta, se la suona e scrive pure lo spartito, insomma.
Situazione fuori controllo
E il nodo non riguarda neanche solo la Svem. La situazione lasciata dell’ex presidente all’Its di Fermo è pure peggio: in questo caso, il Cda da cui Santori è stato estromesso a ottobre 2025 non riesce a chiudere il bilancio perché i conti non tornerebbero. Di fronte alla richiesta delle Confindustrie di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno di un’assemblea per chiarire quale fosse stata la gestione dei fondi fatta dall’Its nel periodo di presidenza di Santori – e quali finalità avessero avuto le spese – il nuovo Cda ha alzato le mani, dicendo di non averne contezza poiché il quadro non è chiaro neanche agli stessi consiglieri. Una situazione di evidente difficoltà rappresentata anche alla Prefettura di Fermo. Allo stato attuale, l’assemblea richiesta ancora non è stata convocata, il bilancio non c’è e per la prossima settimana è previsto l’arrivo a Fermo di un rappresentante della Confindustria nazionale proprio per approfondire una situazione andata fuori controllo.
La lungimiranza di Bora
La prima ad accendere un faro sull’opportunità della sua permanenza alla guida della Svem, era stata a luglio 2024 l’allora consigliera regionale del Pd Manuela Bora, che aveva presentato un’interrogazione a Palazzo Leopardi quando la società Santori Pellami spa – 7 dipendenti e un capitale sociale di 500.080 euro nel 2024 – aveva chiesto alla commissione della Camera di commercio la nomina di un esperto che la aiutasse nella composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa. Era solo l’inizio. E il finale è ancora tutto da scrivere.





