Contratti pirata, alleanza tra sindacati e imprenditori per combatterli

Un’alleanza tra sindacati e imprenditori, con l’obbiettivo di combattere insieme i contratti “pirata”. Stamattina, nella sede udinese della Cisl, si sono riuniti i rappresentanti di Cisl, Confindustria Alto Adriatico, Confindustria Udine, Confcommercio Udine, Confartigianato Fvg, Cna Fvg e Confapi, per discutere sugli effetti del dumping salariale, una pratica che abbassa gli stipendi dei lavoratori e li priva di alcune importanti tutele. I contratti cosiddetti “pirata” sono quelli firmati sulla base di un contratto collettivo nazionale stipulato da sindacati poco rappresentativi e con scarso valore negoziale: ““Oggi siamo di fronte ad una percentuale fortunatamente ancora bassa di lavoratori che hanno sottoscritto questi contratti — ha spiegato Cristiano Pizzo, segretario regionale della Cisl — ma deve essere chiaro che siamo di fronte a prassi contrattuali, che qualcuno definisce bonariamente “flessibili”, che di fatto rendono il lavoro più povero, sottraendo ai lavoratori non solo salario, ma anche tutele fondamentali, e al tessuto regionale un montante economico significativo in termini di mancati contributi previdenziali versati”. Pizzo, nel suo “j’accuse”, ha chiamato in causa i cosiddetti contratti Anpit, che fanno riferimento all’Associazione nazionale per l’industria e il terziario che, si stima, oggi coinvolgano in regione circa 1.100 addetti del settore commercio/terziario e 300 metalmeccanici.
Un addetto vendite perderebbe quasi 3mila euro in meno
Un esempio, fornito dalla Cisl, riguarderebbe un ipotetico addetto alle vendite specializzato, che se firmasse un contratto Anpit, perderebbe oltre 2600 euro annui, per mancanza di alcuni diritti come mancata 14esima, minori permessi e maggiorazioni e carenza di malattia. Questo non succederebbe, sostengono i rappresentanti della Cisl, se il lavoratore firmasse un contratto sottoscritto dalle sigle sindacali più rappresentative. E le cose non vanno meglio, anche nella grande industria metalmeccanica e nell’artigianato, dove, secondo i dati raccolti dalla Cisl, il valore totale annuo perso dal lavoratore si aggira oltre i 2.300 euro. E in questo caso non solo le buste paga sarebbero più leggere, ma la protezione sanitaria e previdenziale risulterebbero molto più deboli. “Queste differenze — ha commentato Pizzo — spiegano chiaramente perché alcune aziende, specialmente nel settore del commercio, dei servizi ausiliari e della metalmeccanica, siano tentate di disdire i contratti confederali per passare a quelli Anpit: il risparmio sul costo del lavoro è immediato (circa il 10-12 per cento di costo aziendale in meno), ma ricade direttamente sulla busta paga e sulle tutele del dipendente. Questa dinamica non solo incide negativamente sulla qualità del lavoro, ma rischia di compromettere la tenuta complessiva del sistema economico territoriale, generando concorrenza sleale tra imprese e indebolendo il tessuto produttivo locale”.
Un danno da quasi 4 milioni di euro per i lavoratori della nostra regione
“Stimando, come detto, che in Friuli Venezia Giulia i lavoratori coinvolti dal contratto Anpit nel commercio/terziario siano circa 1.100 — si legge nel comunicato della Cisl — con una perdita individuale annua attorno ai 2.800 euro, e che gli addetti della metalmeccanica siano 300 con perdita individuale annua di 1.800 euro, il montante salariale rimesso complessivamente sul territorio ammonta a ben 3,6milioni. Un buco retributivo che si riflette direttamente anche sulla sostenibilità del sistema regionale e sulle pensioni future. I contributi INPS persi in Friuli Venezia Giulia ogni anno sono circa 1,2milioni (43 milioni di euro a livello nazionale), senza contare la riduzione della pensione per ogni lavoratore. Esemplificando, un lavoratore di un negozio di Udine o Trieste sotto contratto Anpit, dopo 35 anni di carriera, rischia di trovarsi con una pensione mensile decurtata di circa 140 euro lordi, rispetto a un collega di un negozio che applica il contratto Confcommercio”.
“Verificheremo gratuitamente i contratti dei lavoratori che ci chiederanno supporto”
“Facciamo due annunci — ha dichiarato Pizzo durante l’incontro — in primo luogo, assieme alla Fim Cisl regionale, abbiamo promosso una campagna di verifica gratuita delle buste paga e attivato già alcune vertenze per il recupero delle differenze salariali, e daremo assistenza, anche legale, ai lavoratori sotto contratto Anpit che ne avranno bisogno. Secondo, facciamo appello all’Inps regionale per chiedere chiarezza sui contributi previdenziali versati dalle aziende che applicano contratto Anpit, portando alla luce tutti quei casi in cui la contribuzione è più bassa dei minimali calcolati sui contratti maggiormente rappresentativi”.
Gli imprenditori: “Concorrenza sleale da parte di alcune imprese”
Anche i rappresentanti delle associazioni datoriale condivideranno la battaglia contro i contratti pirata: “Da parte nostra — ha detto il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti — possiamo agire definendo insieme il perimetro della contrattazione, creando un coordinamento stabile tra le principali organizzazioni e costruendo regole condivise che consentano un monitoraggio costante delle relazioni industriali nei territori. Una delle priorità riguarda inoltre il sistema degli appalti e subappalti, dove spesso si annidano i contratti pirata”. “I contratti cosiddetti pirata rappresentano una distorsione del sistema di relazioni industriali — ha sottolineato il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo — non si tratta di concorrenza, ma di un vero e proprio dumping sociale: una pratica sleale che permette ad alcune imprese di competere abbassando la qualità del lavoro invece di investire in formazione, innovazione e produttività”. “La Commissione dell’Informazione del Cnel — ha riferito durante l’incontro Graziano Tilatti, il presidente di Confartigianato Fvg — ha approvato oggi all’unanimità, dopo la fase sperimentale avviata dall’11 aprile 2025, la completa riorganizzazione dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro, che consente per la prima volta di disporre di una base informativa trasparente, accessibile e strutturata per settori Ateco, con schede contratto dettagliate e verificabili sui contenuti normativi e retributivi effettivamente applicati nelle imprese. Con questa riorganizzazione dell’Archivio dei contratti collettivi viene data priorità al loro reale radicamento in termini di lavoratrici e lavoratori coperti e si potranno individuare con precisione i contratti leader sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative”.
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