Economia

Consumo di alcol in calo, report Roland Berger 2026: gli scenari al 2050


Tra il 2014 e il 2024 il consumo di alcol pro capite è calato o rimasto stagnante in tutte le regioni del mondo, con i mercati maturi a guidare la contrazione. Su dati Euromonitor, il tasso medio annuo di decrescita (CAGR) è dell’1,1% in Nord America, dello 0,7% in Europa occidentale e dell’1,3% nell’area Asia-Pacifico. Parte da qui The Future of Alcohol: Tech, Politics, and Structural Decline, seconda edizione del white paper con cui la società di consulenza strategica Roland Berger legge la traiettoria del settore. La diagnosi va oltre la correzione ciclica: per gli autori si tratta di un riassetto permanente, spinto dalla convergenza tra attenzione alla salute, cambio generazionale dei valori, regolamentazione in accelerazione e demografia. Nello scenario più severo tracciato dallo studio, i volumi globali potrebbero anche dimezzarsi tra il 2020 e il 2050.

Le sette ipotesi di rottura formulate nella prima edizione del 2025 – polarizzazione del mercato, tenuta del lusso, ascesa delle bevande funzionali analcoliche, fermentazione avanzata, scarsità idrica, evoluzione del flavor pairing, nuova struttura competitiva – risultano per gli autori confermate dai nuovi dati. L’unico segmento giudicato al riparo è il lusso, a una condizione: ridefinirsi attorno a provenienza, personalizzazione e benessere. All’impianto del 2025 questa edizione del report aggiunge due fronti d’azione per i produttori: la tecnologia come motore di crescita (Alco-Tech, nel lessico degli autori) e la partita delle regole (Alco-Politics).

Normative a doppia velocità

L’analisi delle normative, condotta su dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, rivela un’asimmetria: i mercati in via di sviluppo stanno rafforzando le regole sull’alcol a una velocità quasi doppia rispetto ai mercati maturi, con una media di 3,5 modifiche normative all’anno contro 2,0. La direzione resta però uniforme: nessun mercato si muove verso la liberalizzazione e il Global Alcohol Action Plan 2022-2030 dell’OMS fornisce a entrambi i gruppi la cornice istituzionale comune. Alcuni governi stanno intanto spostando l’intervento dalla leva normativa a quella educativa: la Polonia dal 2013 con programmi valoriali rivolti ai 15-19enni, il Vietnam dal 2019 con sessioni pratiche nelle scuole, la Cina dal 2021 con ambienti scolastici liberi dall’alcol, dai marchi ai punti vendita nelle vicinanze. L’esito di lungo periodo, osserva il report, è una popolazione adulta strutturalmente meno incline al bere.

Il precedente del tabacco giapponese

Il termine di paragone scelto dallo studio è il tabacco in Giappone: tra il 2000 e il 2024, dopo la Convenzione quadro dell’OMS e una sequenza di aumenti fiscali, i consumi sono passati da 325 a 83 miliardi di sigarette, un calo del 74,5% (dati OMS e Japan Tobacco Association). Il report usa il precedente su due piani distinti. Sul piano dei consumi l’analogia ha confini che gli stessi autori dichiarano: l’alcol è radicato nella cultura alimentare e nelle occasioni sociali, la varietà del portafoglio può fare da ammortizzatore e manca un equivalente del fumo passivo, che del declino del tabacco fu l’acceleratore morale decisivo. Sul piano della risposta industriale, invece, la lezione per gli autori vale per intero: “L’industria del tabacco ha già affrontato questa fase oltre dieci anni fa”, spiega Stefano Sorrentino, partner di Roland Berger e co-autore del report. “Grazie a significativi investimenti in ricerca e sviluppo, al lancio di prodotti innovativi a rischio potenzialmente ridotto, e ad un approccio di trasformazione scaturito dal suo interno, l’industria ha saputo reinventarsi e tornare a crescere, incontrando il favore di consumatori e regolatori. L’industria delle bevande alcoliche dovrà necessariamente seguire lo stesso percorso”.

No-lo e functional drinks, dove si sposta la domanda

Sul lato della domanda, il report individua nell’onda dei sober curious, concentrata tra Millennials e Gen Z, il motore dell’espansione delle bevande no & low alcohol e dei functional drinks: bevande progettate per conservare i benefici emotivi e sociali dell’alcol, euforia e rilassamento, senza gli effetti negativi sulla salute, formulate con estratti vegetali come kava e radice d’oro (rodiola) o con ingredienti di sintesi. La tesi degli autori rovescia la lettura difensiva corrente: il no-lo è il motore di crescita del prossimo decennio e a catturarlo saranno i produttori che controllano la scienza del gusto e la tecnologia del lievito.

Lievito e intelligenza artificiale, la leva “Alco-Tech”

Il primo fronte, Alco-Tech, si biforca a sua volta in due assi: biologia e intelligenza digitale. Sul versante biologico, il lievito si è evoluto da input di fermentazione a piattaforma tecnologica con applicazioni oltre il beverage. Due i casi citati: la canadese Lallemand, i cui ceppi garantiscono resa aromatica a contenuto alcolico basso o nullo, aggredendo la principale barriera commerciale della categoria no-lo, il gusto; e Asahi, che attraverso una controllata trasforma le pareti cellulari del lievito esausto di birrificazione in biostimolanti agricoli, convertendo uno scarto in una linea di ricavi B2B.

Sul versante digitale, la mappatura dell’intelligenza artificiale lungo la catena del valore colloca il potenziale più alto ai due estremi: l’agricoltura di precisione e le applicazioni rivolte al consumatore, indicate come priorità di investimento. L’esempio più concreto è il flavor pairing: dagli abbinamenti tradizionali, pesce e vino bianco, a sistemi che incrociano cibo, umore, dati personali e genetici, contesto ambientale. Il caso di studio è Invintory, app per collezionisti di vino fondata a Toronto nel 2018, che il report proietta verso il commercio “agentico”: rifornimento automatico della cantina in base ai consumi, acquisto di una bottiglia abbinata a una prenotazione a cena rilevata nel calendario.

“Alco-Politics”, un posto al tavolo delle regole

Il secondo fronte è quello delle regole. Il settore ha storicamente trattato la regolamentazione come un costo da contenere; per Roland Berger la traiettoria normativa è ormai irreversibile e la sola domanda strategica rimasta è chi scriverà le regole. La proposta è un modello a tre tra produttori, governi e distribuzione per definire standard condivisi di “alcol sano”, sul precedente della cosmetica: l’EcoBeautyScore, il consorzio avviato da L’Oréal con LVMH, Unilever, Henkel e Natura & Co, nato nel febbraio 2022 con 36 tra aziende e associazioni e oggi oltre 70 membri.

Le strategie indicate divergono per area: in Europa guidare la definizione degli standard, negli Stati Uniti presidiare il livello statale e in Asia costruire la domanda attraverso il marketing, dove la reattività dei consumatori agli investimenti pubblicitari resta più alta che nei mercati maturi. Il caso americano spiega perché: il programma sanitario federale Make America Healthy Again avanza in ordine sparso, e ad aprile 2026 erano 22 su 50 gli Stati autorizzati a escludere dai buoni spesa alimentari i prodotti giudicati non nutrienti.

La formula che chiude lo studio fissa l’orizzonte: i marchi del 2050 saranno aziende di tecnologia della fermentazione e di intelligenza artificiale con un portafoglio di alcolici. A oggi, osserva lo stesso report, nessun consorzio di settore si è candidato a guidare la definizione degli standard. Nel mercato ridotto che gli analisti prospettano, lo spazio lasciato libero dai produttori ha già due pretendenti: i regolatori e le piattaforme.


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