confiscato tesoro da 5 milioni. Il clan del Torrino finisce sotto sorveglianza
L’ombra del “Catena” si allunga ancora sul litorale romano, ma stavolta lo Stato ha deciso di fare piazza pulita. Francesco Marinacci, figliastro del boss storico Francesco Guercio, vede polverizzarsi il suo patrimonio: una confisca record da 5 milioni di euro, che mette fine a un decennio di traffici tra Ardea, Pomezia e Anzio.
Ville di lusso, auto di prestigio e sale scommesse: tutto ciò che aveva trasformato il quadrante costiero in una succursale del narcotraffico di lusso ora passa nelle mani dello Stato.
Marinacci non era un semplice pusher, ma un reggente capace di sedersi ai tavoli dei grandi clan e, quando necessario, di imbracciare le armi, come dimostrato dalla sua partecipazione all’agguato contro Antonio Casamonica.
Per operare indisturbato, pagava 1.500 euro a settimana alla potente cosca catanese dei Fragalà, garantendosi così il controllo del litorale. Dove necessario, però, non esitava a usare la violenza: spedizioni punitive e agguati dimostravano chi comandava.

Il tesoro sequestrato
Il provvedimento della Divisione Anticrimine della Questura di Roma colpisce il cuore economico del gruppo:
Sale scommesse: tre società a Pomezia e Ardea, utilizzate per riciclare denaro sporco.
Immobili e auto di lusso: sei proprietà tra Roma e il litorale, inclusa una villa con piscina, e una flotta di Mercedes e Audi.
Liquidità: conti correnti azzerati, fine dei beni accumulati illegalmente.
Sorveglianza speciale: fine del dominio
Ma la stretta dello Stato non si limita al patrimonio. Marinacci e i vertici dell’organizzazione sono ora sottoposti a sorveglianza speciale, obbligati a rimanere nel comune di residenza.
Un provvedimento che interrompe ogni contatto operativo con la rete criminale e segnala un messaggio chiaro: il potere del “Catena” non regge più.
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