Marche

Confindustria Ascoli Piceno ha scelto il presidente, Roberta Faraotti succederà a Ferraioli. Tra i dossier delicati il processo di fusione


ASCOLI Salvo clamorosi imprevisti, Roberta Faraotti sarà la futura presidente di Confindustria Ascoli Piceno, raccogliendo il testimone da Simone Ferraioli. Nel pomeriggio di ieri si è riunita la commissione dei saggi per esaminare l’unica candidatura finora presentata, aprendo di fatto la strada alla successione ai vertici dell’associazione degli industriali piceni. 

L’iter

L’iter prevede ora il passaggio in consiglio generale e, successivamente, la ratifica definitiva da parte dell’assemblea dei soci, già convocata per il 3 luglio. Un percorso formale che, salvo sorprese, porterà alla nomina ufficiale della nuova presidente. Laureata in giurisprudenza all’Università degli Studi di Teramo, Roberta Faraotti ricopre attualmente il ruolo di vicepresidente dell’organizzazione imprenditoriale. Il suo profilo si distingue per un forte radicamento nel tessuto economico e sociale del territorio: è infatti presidente del Consorzio universitario piceno, della Fondazione Sviluppo e Comunità Ets e dell’impresa sociale Rigenerazione. Parallelamente, insieme al padre Battista e al fratello, guida l’azienda di famiglia, la Fainplast, realtà industriale che supera i 200 milioni di euro di fatturato annuo. La probabile elezione di Roberta Faraotti si inserisce nel solco di una linea che punta alla valorizzazione di una nuova generazione di imprenditori, chiamata a confrontarsi con scelte strategiche decisive per il futuro del sistema produttivo locale.

I dossier

Tra i dossier più delicati figura il processo di fusione tra le Confindustrie territoriali marchigiane, che ha già coinvolto Ancona, Macerata e Fermo. Ascoli, al momento, è rimasta fuori dall’aggregazione. Una posizione dettata non da preclusioni ideologiche, ma dalla volontà di valutare con attenzione costi e benefici di un eventuale ingresso. Il timore è quello di ripetere esperienze passate, come l’unione con Fermo, conclusasi con una separazione tutt’altro che indolore. Sul tavolo restano inoltre le grandi questioni legate al rilancio del territorio piceno, storicamente penalizzato dalla carenza di infrastrutture e oggi chiamato a fronteggiare anche le ripercussioni dell’emergenza energetica, aggravata dalle tensioni internazionali in Medio Oriente. Sfide complesse che richiederanno visione strategica e capacità di rappresentanza, elementi su cui si misurerà la futura leadership.




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