Company, Casey Affleck tra vendetta, perdono e oscuri vampiri- Cineblog
Casey Affleck ha presentato oggi, alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, il suo nuovo film “Company”, in concorso al Lido, un racconto a incastro su lutto, vendetta, perdono e vampiri che attraversa generazioni diverse e mette al centro tre vite segnate dal dolore.Company, Casey Affleck porta al Lido un film sul lutto e sulla
9 Settembre 2026 13:32
Casey Affleck ha presentato oggi, alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, il suo nuovo film “Company”, in concorso al Lido, un racconto a incastro su lutto, vendetta, perdono e vampiri che attraversa generazioni diverse e mette al centro tre vite segnate dal dolore.
Company, Casey Affleck porta al Lido un film sul lutto e sulla grazia
Alla Mostra del Cinema di Venezia, dove il film è passato in concorso davanti alla stampa e agli addetti ai lavori, “Company” arriva come un’opera difficile da incasellare. C’è il western, c’è il racconto gotico, c’è il dramma familiare. E poi, quasi di lato ma non troppo, ci sono anche i vampiri, figure che nel film sembrano contare meno per la paura che evocano e più per ciò che rappresentano: il ritorno del passato, le ferite che non si chiudono, la memoria che resta.
Il punto di partenza è una notte d’inverno del 1975, quando una donna misteriosa, Evelyn, si presenta senza invito a una festa e comincia a raccontare una storia. Da lì il film scivola indietro nel tempo, fino al 1953, in un Colorado coperto dalla neve, dove Tom, un uomo anziano e solitario, salva un’attrice rimasta bloccata durante una bufera. È una situazione quasi sospesa, una casa isolata, il freddo fuori, il tempo che sembra fermarsi. Solo allora il racconto ne apre un altro.
Tre storie intrecciate tra Colorado, frontiera e ferite antiche
Per ingannare l’attesa, l’attrice salvata da Tom rievoca a sua volta una vicenda ancora più remota: quella di una coppia di contadini che accoglie un giovane vagabondo tormentato, mentre lungo la frontiera si diffonde il terrore per una serie di omicidi violenti. Il film procede così, per cerchi concentrici, senza fretta. Una storia ne contiene un’altra, poi un’altra ancora, come se ogni personaggio avesse bisogno di consegnare a qualcuno il proprio peso.
In questo movimento, “Company” diventa una meditazione sulla possibilità di fermare la catena della vendetta. Non c’è, almeno nelle intenzioni dichiarate dal regista, una risposta netta. I personaggi si muovono tra colpa e compassione, tra ciò che hanno subito e ciò che rischiano di infliggere agli altri. Il tono resta cupo, ma non chiuso: nei gesti minimi, in una porta aperta o in una parola trattenuta, Affleck cerca il punto in cui il dolore può cambiare direzione.
Nel cast figurano Nick Nolte, Adelaide Clemens, Ben Mendelsohn, Scoot McNairy, Emily Alyn Lind e Caylee Cowan. Accanto a loro anche Indiana e Atticus Affleck, figli del regista e attore. Una presenza familiare che, in un film costruito proprio sulle eredità emotive e sulle tracce lasciate da una generazione all’altra, assume un peso non solo produttivo. Piccolo, ma visibile.
Affleck: “È il compimento di una trilogia che non sapevo di avere”
Parlando del film, Casey Affleck ha spiegato che spesso gli capita di iniziare a raccontare una vicenda e di scoprirne un’altra al suo interno, pronta a cambiare forma in modo inatteso. “L’inconscio sa ciò che cerchiamo di dire molto prima che la mente razionale riesca a metterlo a fuoco”, ha detto il regista, descrivendo la nascita di “Company” come un percorso arrivato lontano dal punto di partenza.
Affleck ha ammesso di aver capito solo a lavoro finito che questo suo terzo film rappresentava, di fatto, la chiusura di una trilogia non programmata. “In questa terza parte l’interrogativo è: in che modo possiamo fare pace con l’esistenza che ci è stata data in sorte?”, ha confidato. Una domanda che, ha aggiunto, lo accompagna da molto tempo e che il film non prova a risolvere con una formula. La lascia lì, dentro le storie, nei silenzi, nei passaggi di testimone.
Il regista ha poi riconosciuto la difficoltà di definire con precisione il senso di “Company”. “Al centro c’è un dilemma morale, eppure mi è difficile dire cosa rappresenti davvero per me”, ha spiegato. Le storie, secondo Affleck, rivelano il loro significato ben oltre il momento in cui vengono raccontate. E sui vampiri, con una battuta asciutta, ha aggiunto: “Sì, è vero, si parla anche di vampiri in questo film. Vampiri che, come si sa, non muoiono mai, proprio come i film che vivono per sempre”.
Nick Nolte nella casa tra la neve: “Una storia che mi ha toccato”
A dare corpo a uno dei personaggi centrali è Nick Nolte, 85 anni, volto scavato e presenza ruvida, qui nei panni di un uomo solo in una casa immersa nella neve. L’attore ha raccontato che ogni tanto, nel mestiere, capitano storie capaci di toccare qualcosa di personale. “Non si sa mai se si riuscirà a fare quello che si vorrebbe”, ha detto, spiegando però che lavorare con un regista capace di spingere gli interpreti nella direzione giusta rende il percorso meno incerto.
Nolte ha ammesso anche un senso di inquietudine davanti al materiale narrativo di “Company”. “È abbastanza spaventoso, da un certo punto di vista, ascoltare queste storie”, ha spiegato. Per questo, ha aggiunto, ha sentito il bisogno di concentrarsi più del solito. Una frase detta senza enfasi, ma coerente con il tono del film: trattenuto, pieno di ombre, attraversato dall’idea che il male possa sopravvivere a lungo, ma che anche un gesto di cura possa resistere al tempo.
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