Colpo di grazia al bipartitismo. E Regno Unito andato in pezzi
“C’è un legame che ci unisce tutti… la speranza che i generosi istinti di unità non ci abbandonino”. Era il febbraio 1944 quando Winston Churchill esortava il popolo britannico a mantenere la coesione nazionale, mentre la guerra entrava in una fase cruciale. Più di 80 anni dopo, l’esortazione all’unità sembra caduta nel dimenticatoio nel Regno Unito. Il primo ministro Keir Starmer è ormai un morto che cammina, il bipolarismo è in agonia e con la fine del duopolio laburisti-conservatori rischia di morire anche il Regno Unito, più dis-unito che mai. Dieci anni dopo il referendum sulla Brexit, Nigel Farage sconvolge ancora i piani dell’establishment britannico, ma non è il solo. Forze centrifughe opposte spingono il Paese in direzioni contrarie: Reform UK trascina l’Inghilterra a destra, lo Scottish National Party e Plaid Cymru rafforzano le spinte indipendentiste in Scozia e Galles, mentre l’Irlanda del Nord dal 2024 ha un first minister dello Sinn Fein, il partito che da sempre si batte per la riunificazione con la Repubblica d’Irlanda. Non si tratta solamente della fine del vecchio asse destra-sinistra. È la fotografia di quattro nazioni, quattro anime politiche divergenti, unite solo sulla carta in un equilibrio sempre più fragile. Quello che sta morendo non è semplicemente un sistema di partiti, ma l’idea stessa di una Gran Bretagna compatta e coesa. Il trend non è nuovo, ma ora suona quasi come una consacrazione: l’era del Regno Disunito è ufficialmente cominciata.
Se è vero che non è automatico né scontato che il voto locale produca necessariamente un esito simile alle prossime elezioni politiche, previste entro agosto 2029, è certo che le amministrative di giovedì hanno scatenato un terremoto politico che cambia profondamente le probabilità in gioco. Le chance di un successo di Farage alle parlamentari non sono mai state così alte. “Cambiare o morire”, dicono al Labour i suoi, a cominciare dai sindacati, mentre Reform Uk spazza via il partito della sinistra britannica in molte delle sue roccaforti e i Conservatori, in vista del rinnovo di Westminster, rischiano di restare all’opposizione. La vera sfida, per Farage e gli altri, sarà mantenere questa spinta per i prossimi tre anni contro la macchina organizzativa dei due partiti storici.
Una dura battaglia. In cui a disturbare non mancheranno le spinte indipendentiste di Scozia, Galles e Irlanda del Nord. E i referendum, semmai Londra troverà il coraggio di concederne, sono materiale da maneggiare con cura. Brexit docet.
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