Colpa di entrambi i conducenti
Velocità oltre i limiti, manovre repentine e un secondo e mezzo di disperata e inutile frenata prima del dramma. C’è una responsabilità condivisa dietro la tragica fine di Beatrice Bellucci, la giovane rimasta uccisa nel violento scontro stradale avvenuto in viale Cristoforo Colombo, all’altezza dell’Eur.
A metterlo nero su bianco è la consulenza tecnica disposta dalla Procura di Roma e depositata in queste ore, un documento chiave destinato a imprimere una svolta decisiva all’inchiesta sul decesso della ragazza.
Nelle conclusioni dell’elaborato peritale, il consulente tecnico individua una catena di imprudenze, negligenze e imperizie commesse da entrambi gli automobilisti coinvolti.
Condotte ritenute parimenti determinanti nel causare l’impatto fatale lungo una delle arterie più pericolose della Capitale.

Sotto la lente la velocità dell’amica e la manovra della Bmw
Il primo fronte degli accertamenti riguarda la posizione di Silvia Piancazzo, amica della vittima, che si trovava alla guida della vettura su cui viaggiava Beatrice. Secondo la perizia, la conducente avrebbe violato apertamente gli articoli 141 e 142 del Codice della Strada.
La relazione evidenzia non solo il mancato rispetto dei limiti di velocità, ma anche l’incapacità di mantenere il controllo del veicolo in relazione alle condizioni del traffico e della visibilità di quel momento, un fattore che ha azzerato ogni margine di manovra d’emergenza.
Non meno gravi sono i rilievi mossi nei confronti del conducente dell’altro mezzo coinvolto, una Bmw. Oltre all’andatura ritenuta decisamente troppo sostenuta, l’automobilista è accusato di aver violato l’articolo 154 del Codice della Strada, la norma che regola i cambi di corsia e le svolte.
Quel secondo e mezzo fatale
La ricostruzione geometrica e temporale dello schianto effettuata dal perito fissa il momento decisivo ad appena un secondo e mezzo prima dell’impatto:
Il conducente della Bmw ha effettuato uno scarto improvviso verso sinistra senza adottare le precauzioni necessarie e senza accertarsi del sopraggiungere di altre vetture. Un movimento laterale killer che, combinato alla velocità elevata di entrambe le auto, ha reso la collisione inevitabile.
Verso il rinvio a giudizio per omicidio stradale
L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pubblico ministero Andrea D’Angeli, esce dalla fase degli accertamenti tecnici con un quadro indiziario estremamente definito. Le risultanze della perizia verranno ora vagliate dall’autorità giudiziaria, che dovrà trarre le conclusioni sul piano penale.
L’esito più probabile, alla luce di questa ricostruzione che inchioda entrambi i guidatori alle proprie responsabilità, è la formalizzazione della richiesta di rinvio a giudizio.
Per i due automobilisti indagati si profila un processo con la pesante accusa di omicidio stradale, l’atto finale per dare giustizia alla memoria di Beatrice Bellucci.
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