Claudio Amendola e il finale cinematografico de I Cesaroni: la voce di Antonello Fassari e quel “suggerimento” del padre Ferruccio
Claudio Amendola nel finale de I Cesaroni 7 usa un espediente cinematografico “suggerito” anche da suo padre Ferruccio. Compianto doppiatore che ha fatto la storia della settima arte in Italia.
2 Giugno 2026 17:54
I Cesaroni – Il Ritorno è terminato ieri dopo una serie di puntate dagli ascolti altalenanti. L’Auditel non è stato sempre clemente con la fiction di Canale 5 nonostante il reboot della nota famiglia della Garbatella fosse atteso da tempo. Il giorno successivo al termine di un percorso si fanno, sia al cinema che in televisione, le dovute riflessioni. Al momento non è dato sapere se I Cesaroni avranno un’ottava stagione oppure no, intanto si possono rivedere tutte le stagioni complete – inclusa l’ultima appena terminata – su Netflix e Mediaset Infinity. Le questioni produttive avranno tempo e modo per essere sviluppate.
Quel che conta, ora, è determinare la maturazione di Claudio Amendola in veste di regista. Dai tempi de La Mossa del Pinguino e Il Permesso sono cambiate tante cose, c’è stato un approccio esponenzialmente valido anche in questa serie. Il passo intermedio, sul piano professionale, è stato rappresentato dalle due stagioni de Il Patriarca. Il ritorno nelle vesti di Giulio Cesaroni doveva sancire anche un upgrade in ambito di regia. Così è stato, magari ci sono tanti aspetti da limare in termini di racconto e sceneggiatura.
I Cesaroni 7, finale inaspettato
La regia dei Cesaroni, però, è un esempio di modernità e dinamismo. Amendola ha un piglio molto rapido. Le scene riesce a farle scorrere in maniera immediata, con un montaggio serrato che tende ad asciugare piuttosto che oliare. Vuol dire che un’emozione sul set è vissuta e raccontata in maniera netta: il regista volutamente non indugia più del dovuto su un bacio, una lite, un dialogo.
Fa dire quello che serve ai personaggi in campo per poi passare alla posa successiva, senza primi piani ulteriori o tempi morti. Questa ricerca dell’essenziale rende ogni puntata scorrevole. Le difficoltà di questo reboot sono state altre, ma Amendola ha dimostrato e mostrato le nuove prerogative della regia. Si lavora per sottrazione e si bada alla centralità del contenuto. Una nuova dignità ai soggetti espressi e la volontà di consumare direttamente ogni suggestione senza tergiversare.
Il cinema protagonista sul piccolo schermo
Si nota già dalla sigla iniziale accorciata, ma ogni frame è figlio di quest’esigenza di concretezza che si traduce anche in ritmo ulteriore con cui fare i conti. La scrittura non sempre è stata in grado, nel corso delle puntate, di agevolare questo nuovo metodo. La gran parte del lavoro, futuro, in ottica di una nuova stagione, sarà trovare personalità che sostengano questo tipo di prospettiva. Il finale della settima stagione è stato rivelatore: Amendola ha tolto il superfluo in ogni scena per concentrare tutto il tasso emozionale e suggestivo nella chiosa definitiva con la voce di Antonello Fassari che riecheggiava nelle coscienze e nei cuori degli spettatori.
Questo è un trucco che ha imparato da suo padre, Ferruccio Amendola, che gli ha sempre detto quanto una voce – nei momenti giusti – possa fare la differenza più di un primo piano. L’espediente è già stato utilizzato ne Il Ritorno del Mondezza, la regia non era di Amendola, ma venne usata la voce di suo padre per ricordare Tomas Milian che Amendola senior era solito doppiare. Corsi e ricorsi storici hanno spiazzato anche la tv grazie a un richiamo al cinema d’autore con le grandi voci del passato e del presente a fare da cornice.
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