Puglia

Clan e imprenditori ripulivano denaro

Misure cautelari personali nei confronti di 23 soggetti, e reali per un ammontare complessivo di oltre 60 milioni di euro, nei confronti di 79 soggetti, in relazione alle ipotesi di reato di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso, nonché di peculato, bancarotta fraudolenta e diversi reati tributari. Questo il risultato dell’operazione della Guardia di Finanza di Bari di questa mattina, mossasi con trecento finanzieri del Comando Provinciale di Bari, supportati dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (SCICO) e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), che ha smantellato un’articolata organizzazione criminale che aveva assoggettato il settore dei giochi elettronici e delle scommesse nel capoluogo pugliese.

Le accuse formulate dal Giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura, spaziano dall’associazione a delinquere al riciclaggio e autoriciclaggio, fino alla violenza privata, tutte aggravate dal metodo mafioso. Nel mirino degli inquirenti sono finiti anche reati di peculato, bancarotta fraudolenta e numerose frodi tributarie.

Il monopolio e il “know-how” del professionista

Al centro dell’inchiesta figura un noto imprenditore locale affiliato a uno storico clan barese. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo sarebbe riuscito a imporre un regime di sostanziale monopolio nel mercato dei congegni elettronici da intrattenimento (VLT e AWP). Per farlo, ha sfruttato non solo la propria fama criminale, ma anche alleanze strategiche con altri clan, siglate dietro il pagamento di cospicui “stipendi” mensili. Il gruppo societario, per prosperare e ripulire il denaro sporco, si è avvalso della consulenza specialistica di un professionista compiacente, che ha messo a disposizione il proprio know-how per blindare le attività illecite.

La “fabbrica” del riciclaggio: i tre trucchi dei ticket vincenti

Le indagini del G.I.C.O. hanno svelato un collaudato sistema di compravendita di ticket vincenti all’interno di 13 sale Videolottery e 2 sale giochi sequestrate. Il meccanismo serviva a giustificare patrimoni mafiosi e si articolava su tre direttrici principali:

Intestazione fittizia con penale: I reali vincitori che volevano restare anonimi ricevevano il premio in contanti decurtato del 20%. Il ticket veniva intestato a prestanome compiacenti (spesso nullatenenti), a cui andava una provvigione del 5%.

L’operazione “Ticket-in / Ticket-out”: Soggetti non giocatori compravano i ticket in contanti dai gestori delle sale (pagando un aggio del 20%). Successivamente inserivano il titolo nelle macchinette ed estraevano un nuovo ticket senza quasi giocare, incassando poi un assegno “pulito” e tracciabile alla cassa.

Scudo per i clan: I modelli antiriciclaggio venivano falsificati direttamente dai cassieri per intestare le vincite di terzi ad esponenti dei vari clan locali, creando così una giustificazione lecita per le loro ricchezze di origine mafiosa.

Peculato ai danni dello Stato e violenza in carcere

Oltre al riciclaggio, la Guardia di Finanza ha accertato una sistematica evasione del PREU (Prelievo Erariale Unico): le quote degli incassi che per legge dovevano essere versate allo Stato venivano trattenute indebitamente dall’organizzazione, configurando il reato di peculato. Il denaro veniva poi drenato e reinvestito tramite un giro di false fatturazioni.

A margine dell’inchiesta emerge anche un inquietante episodio di violenza carceraria. Il principale indagato, durante un periodo di detenzione, avrebbe minacciato e ordinato il pestaggio (in gergo “cappotta”) da parte di cinque sodali pluripregiudicati contro un altro detenuto. La vittima era “colpevole” di aver avviato un percorso di collaborazione con la giustizia che avrebbe potuto compromettere i patrimoni del clan. L’operazione rappresenta un punto di svolta nel contrasto all’infiltrazione mafiosa nell’economia legale barese, a tutela della sana concorrenza e dei mercati finanziari.

In carcere anche un commercialista

Fra le 23 persone arrestate ci sono imprenditori che operano da oltre 30 anni nel settore delle sale giochi ed un loro commercialista. Sono accusate, a vario titolo, di aver promosso, costituito e diretto un’associazione criminale finalizzata al riciclaggio di danaro di provenienza illecita, all’autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e peculato, con l’aggravante del metodo mafioso per aver favorito i clan Diomede e Mercante. Tra le persone arrestate e condotte in carcere vi sono i titolari di sale giochi, Alessandro, Antonio e Massimiliano Snidar, di 51, 45 e 56 anni. In particolare, dal 30 aprile 1996, Alessandro e Massimiliano Snidar avrebbero costituito numerose imprese, tutte aventi quale depositario delle scritture contabili il commercialista Petrosino Sergio, di 63 anni, anche lui in carcere per aver fatto parte dell’associazione per delinquere e per aver concorso nei reati di riciclaggio e bancarotta fraudolenta. Scopo delle imprese – secondo l’accusa – esercitare sia l’attività imprenditoriale di gestione di sale gioco e noleggio di giochi d’azzardo, sia di imporre i videogiochi nei locali pubblici, avvalendosi della forza intimidatrice del clan di riferimento nel territorio con il quale venivano conclusi precisi accordi commerciali. Nelle sale giochi veniva anche riciclato il danaro delle attività dei clan mafiosi.

I nomi

In carcere Alessandro Snidar detto “Snooker”, 51 anni, di Bari, la moglie Debora Passaquindici, 50 anni, di Bari; i fratelli Antonio Snidar detto Antonello, 45 anni, di Bari e Massimiliano Snidar detto Massimo, 55 anni, di Bari; Adolfo Antonicelli, 49 anni, di Gioia del Colle; Roberto Boccasile, 40 anni, di Bari; Alessandro De Biasi, 59 anni, di Gioia del Colle; Carmelo Isaia, 46 anni, di Conversano; Antonio Monno, 39 anni, di Bari; il commercialista Sergio Petrosino, 62 anni, di Bari; Antonio Ripoli, 40 anni, di Bari; Angelo Alessio Virgilio, 36 anni di Noicattaro.

Ai domiciliari Patrizia Angela Antonicelli, 36 anni di Noci, il marito Donato Snidar detto Dani, 30 anni di Bari;, Giuseppe Balenzano, 72 anni di Bari; Diego Bellizzi, 34 anni di Bari; Davide Patruno, 36 anni di Bari; Onofrio Romito, 42 anni di Bari; Annarita Snidar, 38 anni di Bari (sorella di Alessandro, Antonio e Massimiliano), e Maurizio Viola, 51 anni di Bari. Divieto di esercitare attività imprenditoriali per Francesco Lops, 60 anni di Bari e Emanuele Lucarelli, 40 anni di Bari (marito di Annarita Snidar); divieto di esercitare uffici direttivi per Giuseppe Diamanti, 37 anni di Bari. Ulteriori misure cautelari potrebbero scattare a seguito degli interrogatori preventivi disposti dal gip a carico di Giampaolo Panza, 50 anni di Bari, Corrado Orciuolo, 36 anni di Andria e Domenico Cascarano, 46 anni di Corato.




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