Marche

Civitanova, chiede un risarcimento all’Asur Marche dopo un’operazione «con danni permanenti». I giudici: «Nessuna colpa medica»


CIVITANOVA Nessun risarcimento per il paziente che aveva citato in giudizio l’allora Asur Marche sostenendo di aver subito danni permanenti a seguito di un intervento chirurgico eseguito nel 2015 all’ospedale di Civitanova. La Corte di appello di Ancona ha confermato la decisione di primo grado del Tribunale di Macerata, rigettando integralmente le richieste dell’uomo e condannandolo al pagamento delle spese processuali per quasi 10mila euro. 

 

I dettagli

La vicenda risale al 4 ottobre 2015, quando il paziente riportò un trauma con frattura a tibia e perone della gamba destra a seguito di una caduta accidentale. Trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale civitanovese, venne ricoverato nel reparto di ortopedia e traumatologia e sottoposto il giorno successivo a intervento di osteosintesi con chiodo endomidollare bloccato. Dimesso il 7 ottobre con prognosi di 30 giorni, l’uomo lamentò successivamente un decorso lento e doloroso. Convinto che i problemi fossero riconducibili a un errore chirurgico, nel luglio 2016 il paziente inviò all’azienda sanitaria una richiesta di risarcimento danni per circa 62mila euro, sostenendo che la frattura inizialmente composta era diventata scomposta dopo l’applicazione del gesso e che l’inserimento del chiodo aveva peggiorato la situazione.

Tentativo di mediazione

Dopo un tentativo di mediazione andato a vuoto, decise di rivolgersi al Tribunale di Macerata. La svolta nel procedimento è arrivata con la consulenza tecnica d’ufficio disposta dal giudice. I periti hanno infatti accertato che il paziente era affetto da malattia di Paget, una patologia ossea cronica che comporta un rimaneggiamento progressivo del tessuto osseo, con conseguente fragilità e deformità. Esaminando le radiografie, compresi gli esami eseguiti già al momento dell’accesso al pronto soccorso, i consulenti hanno evidenziato i segni tipici della malattia a livello della tibia, spiegando che i postumi lamentati erano riconducibili alla patologia preesistente e non all’intervento chirurgico. L’Asur Marche, rappresentata in giudizio dagli avvocati Francesca Starace e Roberto Gentilucci, aveva respinto sin dall’inizio ogni addebito, sostenendo che l’intervento era stato eseguito correttamente e che la diagnosi di malattia di Paget era già stata formulata nel novembre 2015 da specialisti dell’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, consultati dai medici dell’ospedale. Il paziente aveva poi prodotto nuovi esami clinici, ma la Corte d’appello ha ritenuto tale documentazione inammissibile perché tardiva, non potendo essere utilizzata ai fini della decisione.




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