Cinque milioni di contenuti digitali e 30 milioni di click sui QR code: il libro di testo diventa ipermediale. Ricerca AIE

C’era un tempo in cui il libro di testo era solo carta. Oggi, aprendo un manuale qualsiasi, lo si trova punteggiato di piccoli quadrati bianchi e neri.
Un QR code, talvolta decine. Inquadrarlo con lo smartphone apre un mondo: un video, una mappa interattiva, un esercizio autocorrettivo, una ricostruzione in 3D. E i numeri dicono che questa abitudine non è più una novità per pochi, ma un fenomeno di massa.
A fotografarlo è l’“Osservatorio AIE sul mondo della scuola e sull’offerta editoriale”, presentato il 27 maggio alla Camera dei deputati. Il rapporto, curato dall’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori, censisce l’intero catalogo attivo dei libri di testo – i volumi che hanno almeno un’adozione collegata – e arriva a una cifra impressionante: 22.386 titoli (codici ISBN), a cui corrispondono 5.042.541 contenuti didattici in formato digitale. Un balzo rispetto ai 3,6 milioni dell’anno precedente. Ogni libro, insomma, si porta dietro una piccola biblioteca di risorse extra.
La porta d’ingresso più utilizzata per accedere a questo universo è diventata il QR code. Secondo l’Osservatorio, nell’anno scolastico 2024/2025 i codici presenti nei libri di testo sono 342.938, in crescita del 235,7% rispetto al 2020/2021. Ma il dato più clamoroso riguarda le consultazioni: 29.696.073, quasi 30 milioni. Un incremento del 453,2% in quattro anni. Tradotto: studenti e docenti hanno inquadrato quei codici decine di milioni di volte, senza dover digitare link né cercare piattaforme. Un gesto semplice, diventato routine.
Eppure, c’è un’altra tecnologia digitale che fatica a decollare: l’e-book. Il rapporto distingue tra “e-book attivati” (cioè la versione digitale del libro a cui si accede con credenziali) e libri adottati. Nel 2024/2025, gli e-book attivati sono stati 7.585.000, pari al 17,7% dei libri adottati. Una percentuale in crescita rispetto al 10,4% del 2019/2020, ma ancora minoritaria. Il dato sugli accessi medi – passati da 3,6 a 12,6 per ciascun e-book attivato – suggerisce che chi lo usa, lo usa con regolarità. Ma la fetta di chi lo usa rimane piccola.
Cosa spiega questo divario? Da un lato, il QR code è immediato, non richiede login né app dedicate (anche se spesso ne servono), e si inserisce in un flusso di lavoro misto carta-digitale. Lo studente legge il paragrafo, inquadra, guarda il video, torna al testo. L’e-book, invece, richiede uno schermo separato e una navigazione meno lineare. Dall’altro lato, l’Osservatorio rileva che la quasi totalità delle adozioni – il 95,7% – è oggi in “Modalità B”: libro a stampa + e-book + contenuti digitali, senza costi aggiuntivi. L’e-book c’è, ma viene percepito come un’opzione di riserva, non come il formato primario.
Il quadro che ne esce è quello di una transizione silenziosa ma profonda. Il libro di testo non è stato sostituito dal digitale, ma ne è stato innervato. La carta rimane la struttura portante; i contenuti digitali ne sono i rami. E il QR code, con i suoi 30 milioni di click, è diventato il ramo più frequentato. Più dell’e-book, più delle app dedicate, più delle piattaforme. Una lezione, forse, per chi progetta la scuola del futuro: non bisogna per forza sostituire il libro. Basta renderlo cliccabile.
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