Chiude il trenino giallo della Termini-Centocelle, il Comune presenta il nuovo piano bus. I dettagli
Per generazioni è stato molto più di un semplice mezzo pubblico: un simbolo del quadrante est, un piccolo treno urbano che attraversava quartieri popolari, mercati, scuole e periferie cresciute lungo la Casilina.
Ora, però, la storica Termini-Centocelle si prepara a fermarsi definitivamente, lasciando dietro di sé una scia di nostalgia, polemiche e interrogativi sul futuro della mobilità romana.
Dal 15 giugno 2026 il “trenino giallo” uscirà ufficialmente dal servizio. Al suo posto arriverà una nuova rete di autobus pensata dal Campidoglio per accompagnare la transizione verso la futura tranvia Termini-Giardinetti, il cui cantiere dovrebbe partire nei primi mesi del 2027.
Una rivoluzione annunciata come necessaria dall’amministrazione capitolina, ma che nei quartieri attraversati dalla vecchia linea ferroviaria viene accolta con crescente diffidenza.
Il nuovo assetto dei trasporti è stato illustrato dall’assessore ai Trasporti e ai Lavori Pubblici Eugenio Patanè, che parla di un sistema “rimodulato sulle nuove esigenze della città”, soprattutto dopo l’espansione della Metro C e in vista della futura stazione Pigneto, destinata a diventare uno dei principali snodi ferroviari della Capitale.
La strategia del Comune punta a sostituire temporaneamente il ferro con una rete su gomma più capillare. Tra le novità previste c’è la nuova linea 104, che collegherà via dell’Acqua Bullicante, viale Togliatti e la fermata Malatesta della Metro C.
Debutterà anche la 105L, una linea “breve” studiata per rafforzare i collegamenti nelle ore di maggiore afflusso tra il Parco di Centocelle e il Pigneto.
Parallelamente, verranno aumentate le frequenze della linea 105 verso Termini e della 409, considerata una delle direttrici più delicate del quadrante Casilino-Tor Pignattara.
Per il Campidoglio, il nuovo sistema dovrebbe garantire maggiore flessibilità e accompagnare la trasformazione infrastrutturale dell’area senza interrompere i collegamenti principali.
Una visione condivisa anche dal presidente del Municipio V, Mauro Caliste, che definisce il piano “una risposta concreta alle esigenze del territorio” e guarda già alla futura tranvia come a un’opera strategica per ridisegnare la mobilità dell’intero settore est della città.
Ma fuori dalle conferenze stampa il clima è molto meno ottimista. Nei quartieri che per decenni hanno convissuto con il trenino, la chiusura viene percepita come la perdita di un presidio storico e, soprattutto, come l’inizio di una fase di forte incertezza.
A Tor Pignattara, Centocelle e lungo tutta la direttrice Casilina cresce infatti il malcontento di residenti, pendolari e associazioni di quartiere, convinti che gli autobus non riusciranno ad assorbire il flusso quotidiano dei passeggeri.
Le critiche riguardano soprattutto i tempi di attesa, il sovraffollamento cronico delle linee Atac e il traffico ormai strutturale di via Casilina. Secondo i comitati, aumentare il numero dei bus rischia di aggravare ulteriormente la congestione stradale senza offrire un’alternativa realmente efficiente.
Per molti residenti il timore è che il passaggio dal ferro alla gomma trasformi il quadrante est in una gigantesca zona di transito congestionata, costringendo migliaia di persone a spostamenti più lunghi e disagi quotidiani.
Da qui nasce anche la mobilitazione annunciata per domenica 17 maggio, quando associazioni come Ecomuseo Casilino e Arci Sparwasser organizzeranno un “corteo rumoroso” da largo Bartolomeo Perestrello per protestare contro la chiusura della linea.
Dietro la battaglia sui trasporti si muove però anche una questione simbolica. La Termini-Centocelle, nata nei primi decenni del Novecento, rappresenta per molti abitanti un pezzo di identità urbana della periferia romana.
Un’infrastruttura imperfetta e spesso criticata, ma capace di accompagnare la crescita dei quartieri popolari e diventare parte della memoria collettiva della città.
Ora Roma prova a sostituire quel pezzo di storia con una nuova idea di mobilità, puntando su autobus, Metro C e futura tranvia. Ma la sfida del Campidoglio sarà convincere i cittadini che la fine del vecchio trenino non coinciderà con un peggioramento della qualità della vita nel quadrante est.
Perché tra promesse di modernizzazione e paure quotidiane, il rischio più grande resta quello di lasciare migliaia di pendolari in attesa, non solo alla fermata, ma anche di una vera alternativa.
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