“Chi è la moglie di Ulisse? Maria Luisa”. La IX edizione de “Il Collegio, “una massa di incapaci. La scuola? Uno sfondo”. La critica che lo stronca

Nella nona edizione de Il Collegio, il tentativo di ricostruire un ambiente scolastico d’altri tempi si intreccia con meccanismi televisivi ormai ben collaudati. La scuola diventa ambientazione, contesto narrativo, e poco più. Gli adolescenti, selezionati per essere inseriti in una struttura educativa ispirata agli anni ’80, finiscono per incarnare ruoli funzionali all’intrattenimento prima ancora che all’idea stessa di percorso formativo.
La critica non è nuova, ma questa volta arriva con particolare durezza. Antonio Dipollina, sulle pagine di Repubblica, liquida il cast dell’ultima stagione con un paragone diretto: “Il casting medesimo porta a un risultato identico a quelli de ‘La Corrida’ – una massa di incapaci, un paio di tipi eccentrici, uno o due bravi”.
Un cast pensato per reagire?
Secondo Dipollina, l’obiettivo principale non sembra essere quello di mostrare una reale evoluzione scolastica o una riflessione sulla didattica, ma piuttosto costruire un racconto che funzioni sul piano della reazione. I momenti surreali, come la celebre risposta su Penelope, scambiata per “Maria Luisa”, sono elementi messi in campo per generare contenuti virali, meme, segmenti facilmente condivisibili. La scuola, in questo contesto, diventa solo uno sfondo.
Il gruppo di adolescenti selezionati sembra riflettere più le esigenze della grammatica social che quelle di un’esperienza formativa. “Il gruppo di giovinastri quindicenni da domare somiglia a una conventicola social – scrive Dipollina – quelli di ottima presenza lo sono davvero, quelli impresentabili, idem”.
Rappresentazione o costruzione?
Insomma, il risultato è una narrazione che si distanzia nettamente da ogni pretesa pedagogica. La scuola non è raccontata, ma imitata. Gli alunni non sono ritratti nella loro complessità, ma incasellati in ruoli riconoscibili e funzionali alla drammaturgia del reality.
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