«Chi assiste un malato cronico non autosufficiente vive spesso in una condizione di isolamento sociale»
Sulla tragedia che ha scosso la comunità di Saonara, culminata con la morte di una donna di 96 anni e l’arresto per omicidio volontario del genero di 70 anni, ieri 14 settembre ha illustrato una interessante riflessione il sindaco Michela Lazzaro. «La tragedia di Villatora di Saonara mette in luce il dramma silenzioso delle famiglie che assistono anziani malati e la profonda solitudine del lavoro di cura, trasformando un fatto di cronaca nera in una spia di allarme sociale. Un uomo di 70 anni ha tolto la vita alla suocera di 96, affetta da gravi patologie, soffocandola all’interno delle mura domestiche. L’ennesimo fatto di cronaca che si consuma nel perimetro claustrofobico della cura domestica non può, e non deve, essere archiviato solo come un raptus o un crimine isolato. Dietro l’orrore del gesto si nasconde la radiografia di un Paese che invecchia in solitudine. Il dato demografico più allarmante di questa vicenda è l’età dell’omicida. Un uomo di 70 anni, anagraficamente anziano a sua volta, si è trovato a ricoprire il ruolo di caregiver a tempo pieno. Un settantenne – ha puntualizzato – dovrebbe godere del proprio tempo libero o, al massimo, supportare la crescita dei nipoti. Invece, l’imbuto demografico costringe i “giovani anziani” a farsi carico dei “grandi anziani” (gli ultranovantenni). Si genera così – ha puntualizzato – un cortocircuito biologico ed emotivo: corpi già affaticati dal tempo si trovano a dover sostenere sforzi fisici e psicologici devastanti per accudire persone non autosufficienti».

E ancora: «Chi assiste un malato cronico non autosufficiente vive spesso in una condizione di isolamento sociale, deprivazione del sonno e stress cronico. Quando mancano reti di supporto psicologico e sollievo istituzionale, la casa cessa di essere un luogo di protezione e diventa una pentola a pressione emotiva. Le famiglie cercano di inserire le persone non autosufficienti in un residenza sanitaria assistenziale (Rsa)adeguata, ma si ritrovano di fronte ad un lunghissimo percorso ad ostacoli. L’elevata domanda di inserimento nelle Rsa – ci ha tenuto a precisare con fermezza – sta determinando un significativo allungamento delle liste d’attesa. Per i casi caratterizzati da maggiore complessità assistenziale, i tempi di accesso possono raggiungere i sei mesi, con evidenti ripercussioni sulle famiglie e sulla continuità dell’assistenza. L’inserimento in struttura incontra due problematiche di base importanti: una legata agli elevati costi delle rette a carico dei familiari e una che riguarda la mancanza dei posti».
Scendendo nello specifico Michela Lazzaro ha precisato: «Le rette delle Rsa, in particolare la “quota alberghiera” a carico della famiglia, possono essere estremamente elevate e superare l’importo della pensione dell’anziano, anche sommandovi l’indennità di accompagnamento. A luglio – ha aggiunto Lazzaro – ho partecipato ad una conferenza dei sindaci alla presenza dell’assessore regionale Giacinti e assessore Roma dove ho personalmente affrontato il problema dei “posti fantasma”: A fronte di una lunghissima attesa ci sono circa 4mila posti letto “fantasma” a livello regionale dei quali oltre 1.100 solo nell’Ulss 6 Euganea di Padova. Si tratta di posti autorizzati sulla carta, ma mai attivati concretamente».
Ha concluso il sindaco di Saonara: «La realizzazione di una nuova struttura consentirebbe di rispondere ai bisogni assistenziali dell’intero territorio del Piovese e a Saonara abbiamo un’ente disposto alla realizzazione della struttura residenziale con un centro diurno ma non siamo assegnatari di un numero sufficiente di posti per poterla costruire. Per questo motivo ho richiesto alla Regione del Veneto di assegnarci nuovi posti letto per Rsa e per il Centro Diurno chiedendo agli assessori di valutare la possibilità di ricollocare i posti fantasma al nostro ente che sarebbe immediatamente in grado di realizzare un investimento economico e avviare il servizio, contribuendo concretamente a ridurre le liste di attesa e a garantire una risposta efficace ai bisogni assistenziali del territorio. Entrambi gli assessori si sono resi disponibili a cominciare ad attivare l’iter burocratico per risolvere questa impasse e rendere reali i posti assegnati e mai realizzati permettendo così ai familiari di persone non autosufficienti di poter collocare il proprio caro in strutture anche temporanee, i cosiddetti centri sollievo, così da poter alleggerire il peso delle cure».
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