Toscana

“Chi accusa non giudica”. Ad Arezzo le ragioni del Sì al referendum


Un confronto netto su uno dei nodi centrali della riforma della giustizia, sul quale i cittadini saranno chiamati a esprimersi attraverso il referendum del 22 e 23 marzo. La Borsa Merci di Arezzo ha ospitato l’incontro pubblico dedicato alle ragioni del SÌ al referendum sulla riforma della giustizia. 

Un folto pubblico ha confermato che il tema non è solo tecnico né riservato agli addetti ai lavori: è politico, culturale e riguarda direttamente la libertà dei cittadini e la qualità della democrazia. L’incontro, moderato dal giornalista Luigi Alberti, è stato promosso dai comitati referendari locali e ha riunito autorevoli esponenti del mondo politico e giuridico: Francesco Carbini (Comitato Giuliano Vassalli per il SÌ), Stefano Magi (Comitato SÌSepara), Roberto Piccolo (Presidente Camera Penale di Arezzo) e Paolo Casalini (Circolo Matteotti Arezzo) hanno aperto i lavori, delineando le ragioni alla base del SÌ alla proposta referendaria. 

Cuore del confronto è stata la riflessione sulla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, indicata dai relatori come un passaggio cruciale per rafforzare l’equilibrio del sistema giudiziario. Andrea Cangini, segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi, ha sintetizzato con chiarezza il punto nodale: “la riforma rappresenta una garanzia per la terzietà del giudice. Separare le carriere significa rafforzare l’imparzialità, evitare commistioni culturali e restituire al processo penale un equilibrio autentico tra le parti”. Sulla stessa linea Benedetto Della Vedova, leader di +Europa, che ha richiamato l’esigenza di un assetto più liberale e coerente con i principi di uno Stato di diritto moderno, evidenziando la necessità di rafforzare le tutele per i cittadini e di rendere il sistema più trasparente. Bobo Craxi, della segreteria nazionale del Partito Socialista Italiano, ha offerto una prospettiva riformista, ribadendo l’urgenza di interventi strutturali capaci di restituire efficienza e credibilità alla giustizia italiana. A delineare gli aspetti tecnici della riforma in un’ottica di superamento delle criticità dell’attuale sistema, Rinaldo Romanelli, Segretario dell’Unione Camere Penali Italiane in sostituzione del Presidente Francesco Petrelli impossibilitato alla presenza, che ha posto l’accento sull’equilibrio tra accusa e giudizio. Romanelli ha evidenziato il cuore della riforma: la creazione di due CSM separati con sorteggio sia dei togati che dei membri laici, unica misura capace di dare un freno al sistema correntizio. Solo con l’istituzione di un’Alta Corte di Giustizia, inoltre, si può istituire un vero sistema sanzionatorio per il magistrato che sbaglia, garantendo responsabilità effettiva e restituendo credibilità alla magistratura. Ha sottolineato infine come il testo della riforma miri ad aumentare, e non a ledere, l’autonomia dei magistrati, rafforzando l’indipendenza del giudice e il diritto di difesa dei cittadini. 

Dal dibattito è emersa una linea condivisa: “il referendum non rappresenta uno scontro contro la magistratura ma una battaglia per una giustizia più equa, più garantista e più coerente con i principi costituzionali delle moderne democrazie liberali. La proposta referendaria si inserisce nel solco del completamento della riforma Vassalli del 1988, con la quale venne superata l’impostazione inquisitoria del sistema precedente introducendo il modello accusatorio. Storicamente fu il regime fascista, con la riforma Grandi del 1941, a eliminare la separazione delle carriere introducendo la carriera unica tra giudici e pubblici ministeri, configurando un assetto coerente con un modello statuale autoritario. In un’ottica propriamente liberale, la riforma oggi proposta mira a ristabilire un equilibrio chiaro tra i poteri dello Stato, rafforzando la distinzione delle funzioni, l’autonomia dei ruoli la credibilità dell’intero sistema.”

“Ben lungi dalla propaganda spesso mistificatoria e distante dalla realtà messa in atto da certi sostenitori del NO, l’obiettivo di oggi è stato quello di favorire un’informazione puntuale e un confronto pubblico consapevole su una riforma destinata a segnare il futuro dell’ordinamento giudiziario italiano”, ha affermato Carbini a margine dell’evento. “La domanda è semplice e profondamente politica: vogliamo una giustizia più equilibrata, più trasparente e più credibile? Votare SÌ non è un atto contro qualcuno o qualcosa. È una scelta a favore dei diritti e dello Stato di diritto.”

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