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Che cosa cambia in Italia la sentenza della Corte Ue sui matrimoni gay?

La Corte di giustizia dell’Ue ha emesso una sentenza che potrebbe rappresentare una svolta per i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Prendendo in esame il caso di due cittadini polacchi, i giudici europei hanno stabilito che uno Stato membro ha l’obbligo di riconoscere un matrimonio tra persone dello stesso sesso che è «stato legalmente contratto in un altro Stato membro in cui hanno esercitato la loro libertà di circolazione e di soggiorno». Ma quali sono gli effetti di questa sentenza per l’Ue e, dunque, anche per l’Italia? Ne parliamo con l’Avvocata Valeria De Vellis, esperta in diritto di famiglia e delle persone.

Avvocata De Vellis, da dove nasce la recentissima sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sui matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero?
«Tutto nasce dalla vicenda di due cittadini polacchi dello stesso sesso residenti in Germania. La coppia si era sposata a Berlino nel 2018 e, volendo trasferirsi in Polonia, aveva chiesto alle autorità polacche di trascrivere il matrimonio. La Polonia, tuttavia, ha rifiutato la trascrizione sostenendo che la legge interna non consente il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il caso è arrivato così davanti alla Corte di Giustizia UE».

Che cosa ha stabilito la Corte di Giustizia europea?
«La Corte ha stabilito che tutti gli Stati membri devono riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati legalmente in un altro Paese dell’Unione in cui esse hanno esercitato la loro libertà di circolazione e di soggiorno. È una sentenza importante perché in Europa ci sono Stati che non riconoscono in alcun modo le unioni tra persone dello stesso sesso, come la Bulgaria, la Romania, la Polonia e la Slovacchia».

Avvocata De Vellis, ci spieghi cosa cambia in Italia.
«In Italia la situazione è già in linea con quanto richiesto dalla Corte, in quanto la legge n. 76/2016, la cosiddetta Legge Cirinnà, ha introdotto l’unione civile tra persone dello stesso sesso. Inoltre, nel 2017 era stato approvato un decreto legislativo che aveva stabilito che un matrimonio contratto all’estero tra cittadini italiani dello stesso sesso produce gli effetti dell’unione civile. Oggi, quando una coppia omosessuale italiana si sposa all’estero e chiede la trascrizione del matrimonio l’Italia lo registra come unione civile e si producono gli effetti dell’unione civile. Quindi, possiamo dire che l’Italia ha già un sistema aderente alle indicazioni della Corte di Giustizia UE. La sentenza della Corte Ue ha certamente un impatto maggiore nei Paesi che non riconoscono alcuna forma di tutela per le unioni omosessuali; in questi Paesi, il matrimonio contratto all’estero verrà trascritto proprio come matrimonio, perché non ci sono alternative».

Quindi, una coppia italiana omosessuale che si sposa in un altro Stato membro come deve comportarsi al rientro e quali diritti può esercitare? Si sbaglia se pensa di avere più diritti delle coppie gay che celebrano l’unione civile in Italia?
«Al rientro in Italia, la coppia deve chiedere all’Anagrafe di registrare il matrimonio celebrato all’estero come unione civile. Se la richiesta viene respinta, può ricorrere al giudice, facendo valere la giurisprudenza europea che ormai garantisce il riconoscimento delle situazioni familiari legalmente costituite in un altro Stato dell’Unione. Tuttavia, bisogna essere chiari sul fatto che queste coppie non acquistano maggiori diritti in Italia rispetto a coloro che sono uniti civilmente, in quanto la Corte Europea non ha istituito il matrimonio europeo tra persone dello stesso sesso, né ha imposto agli Stati membri di prevedere il matrimonio egalitario. In Italia l’unione civile non è equiparata al matrimonio. Credo comunque che questa sentenza della Corte UE possa essere un grimaldello per abbattere queste disuguaglianze, perché anche se l’Europa lascia agli Stati membri la libertà di riconoscere le unioni gay con modalità diverse ci sta dicendo che queste modalità non devono risolversi in una discriminazione delle coppie omosessuali rispetto alle coppie etero».


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