Cesare Prandelli: “Spalletti, dal campo al mercato, deve essere allenatore-manager”
È stato l’ultimo ct a portare la Nazionale ai Mondiali. Oggi Cesare Prandelli fa il nonno: «Taglio l’erba, poto gli ulivi. Sto in campagna». E osserva il calcio.
Prandelli, la Juventus vive una fase di turbolenze. Da chi dovrebbe ripartire? ”Da Spalletti, assolutamente. Parliamo di un allenatore con esperienza, che ha vissuto tutte le situazioni possibili. Bisognerebbe dargli le chiavi del progetto”.
Vale a dire? ”Lo vedo allenatore-manager, un po’ come Gasperini alla Roma. Le società stanno capendo che il responsabile tecnico deve essere responsabile anche delle scelte di mercato, deve sentirsi tranquillo. Avesse peso nelle scelte non andrebbe per tentativi: se un giocatore non lo convince, non lo prende”.


Così la Juve può tornare a vincere? ”Per quello serve sintonia. Se la società va per una strada e il tecnico per un’altra, non si va lontano. L’allenatore sa individuare i calciatori giusti, poi sta al direttore sportivo manovrare sul mercato. Tutti sulla stessa barca, con a capo il tecnico”.
La Roma tra Gasperini e Ranieri ha scelto di dare fiducia al primo. ”Così si fa. Finalmente. Nulla contro Claudio, ma sono convinto che le strategie di un club debbano passare degli allenatori, altrimenti si creano equivoci”.


La Juventus in queste settimane dovrà capire cosa fare con Vlahovic, che lei ha lanciato alla Fiorentina. ”Da ragazzo aveva voglia di spaccare il mondo: determinato, attento, feroce. Con una personalità forte. Anche in allenamento voleva sempre far gol. Io ho provato a completarlo. La Juve ha sbagliato a portarlo a scadenza. È un giocatore forte, quando sta bene garantisce 15-20 reti a campionato”.
Quanti meriti ha Chivu nello scudetto dell’Inter? ”Ha saputo ricreare entusiasmo in uno spogliatoio ferito. All’inizio si è affidato agli schemi di Inzaghi, pian piano ha proposto il suo calcio. È stato bravo. Ora però la rosa va svecchiata”.
E del percorso di Allegri al Milan cosa ne pensa? ”Se va in Champions ha fatto un miracolo, parliamoci chiaro. E torno sul ruolo di allenatore-manager: ha scelto Max i giocatori di questa squadra? Se non ha punte adeguate cosa deve fare?”.
Il Napoli senza Conte rischia un ridimensionamento? ”Non credo, hanno materiale tecnico e umano non indifferente. Sono anni che arriva primo o secondo. È un club maturo. Certo Antonio è una garanzia assoluta di successo”.


Per la Nazionale si parla di lui come nuovo ct, oppure Allegri o Mancini. Sono adatti a fare il ct? ”Non ci sono nomi giusti, servono programmi giusti. Allenatori così sarebbero un sogno, ma se devi qualificarti ai grandi tornei e perdi due partite nessuno se ne ricorda più. Bisogna partire da un progetto serio”.
Ci spieghi. “Serve una condivisione di idee tra Figc e Lega calcio. In Italia ci sono 10mila scuole calcio: lì vanno intercettati i bambini e gli istruttori devono mettere al centro le loro caratteristiche. Fino ai 14 anni la tattica dovrebbe essere vietata. Devono essere liberi di esprimersi. Dopo viene il gioco. Se avessimo avuto tra le mani un talento come Yamal ce lo saremmo fatti sfuggire”.
Lei era innamorato del suo ruolo da cittì? “Di più. E dire che non aspiravo alla Nazionale, stavo bene nei club. Poi mi chiamò Abete e gli dissi: telefona a me perché qualcuno le avrà detto no. Mi rispose che ero il primo e voleva che fossi l’ultimo a essere contattato. Non potevo rifiutare. Da neo ct la Lega piazzò la Supercoppa in Oriente pochi giorni prima di un’amichevole con la Nigeria: mi indignai. E a Gattuso non hanno concesso neanche uno stage prima dei play-off. Della Nazionale non frega niente a nessuno”.
Lei aveva lanciato un’idea apprezzata dall’ormai ex presidente federale Gravina. ”Suggerivo di creare una seconda squadra della Nazionale con gli Under 23, per continuare a far crescere i giovani. Gravina era entusiasta, ma ci sono stati dei ostacoli burocratici e mi sono defilato”.
In finale di Champions ci saranno in panchina due spagnoli. Cosa hanno più di noi?
“Non hanno mai seguito mode, le hanno dettate. E hanno rispettato le caratteristiche dei giocatori. Quando allenavo a Valencia proposi di fare una seduta in palestra, mi guardarono male”.
Al Mondiale per chi tiferà? “Per il Brasile di Ancelotti. Anche per Adriano, che ho allenato. Poteva diventare il più grande attaccante di tutti i tempi, ma ha preferito aiutare le famiglie delle favelas. Non credo abbia rimpianti”.
E lei ne ha? ”Forse la finale di Euro 2012. Se avessimo vinto sarebbe stato meraviglioso. Ogni tanto per quella partita mi sveglio di notte, come chi sbaglia i rigori”.
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